Fame d’aria
Contro un muro,
Bocche attaccate si muovono non si staccano
Bevono/si-bevono
E penso di tagliarmi lì, sui polsi, dove fa più male del banale,
Lo faremo 4 volte, l’ultima è rimandata, rimandare, di amarsi.
combinazioni mi vagano in testa prima di salire allo stomaco e di nuovo poi la testa
e questa volta visceralmente.
muoio poi non muoio mai
“dalle mie parti l’oblio è l’unico modo per sopravvivere”,
ci vuole stomaco.
Un pezzo di carne fresca in jam session sul bancone sanguinolento,
pesami su una bilancia
voglio il mio scontrino appiccicaticcio, almeno una volta
prima di incartarmi,
e cucinarmi a fuoco lento,
sentirsi masticata tra i denti,
sentire di me
quanto ero buona,
e fresca,
e ben maneggiata
sotto le arti sapienti di chef e mangiatori psicotici e comunisti affamati.
Di. Carne. Fresca.
- Allora?
Faremo 10 figli oppure finirà e basta?
( )
- Comunque confesso che in momenti di estrema felicità ci ho pensato a fare 10 figli insieme.
- Allora io confesso che ci ho pensato a stare tanto tempo insieme… io e te.
Cioè. Se non va con te con chi deve andare?
“Produzioni seriali di cieli stellati.” Abortiti.
Scarabocchi di pelle pieni di tutta la confusione nera di una notte: il pulviscolo nervoso non solo si respirava, ma si toccava o meglio vedeva, si infilava nei polmoni, li otturava, soffocando le rosee cellule.
Chissà quanto ancora possono allungarsi i non detti, chissà cosa siamo disposti a perdere. Prenderei martelli per frantumarli in mille pezzi sanguinolenti, e con violenza.
*
E’ evidente: il tanti auguri a te è una presa per il culo.
Monto dentro, panna rancida montata si incancrenisce proprio quando c’è un bisogno estremo, viscerale, legato quasi alla sopravvivenza fisica, all’evitamento del crash mentale, di stare bene.
Mi prendo una vacanza neuronale per non impazzire di pensieri e di angosce, assaporerò la città inquinata e il mare, correrò e ammirerò scorci come i vecchi nostalgici… qualcosa per ridare colore agli occhi e ossigeno ai polmoni e rossore alla labbra. Un’iniezione di significato che mi riempia i vuoti lasciati da voi.
E intanto tutto si condensa in nodi alla gola consistenti e tuberosi, li strapperei da me con un qualsiasi arnese infilato in bocca, ma il mal di testa mi mangia parte del cervello molle e inerte, è aggressivo e sfrontato, si mescola al sangue, ai dubbi, alla carne, ed è un patatrak.
Stanchezza, vorrei spegnere, spegnermi. Tac.
Tutto finisce nel buio, oggi l’ho visto e a un certo punto la mia testa era inclinata là sotto e ho avuto paura. Troppo buio, una cassa maneggiata come se dentro non ci fosse niente, e un’ombra odiosa dietro o davanti.
(...)
...E non sono più una bimba piccola coi ricci che qualcuno può proteggere; in guerra tra la piccola mai accolta e la donna di quasi 26 cazzo di anni che sono con pensieri da donna e desideri da donna... lei contro l’altra: bambina.
(Dovrebbero prendersi per mano quelle 2, essere raccolte vicino da qualcuno che le amasse entrambe.) (Esiste?)
Stupida! Stupida:
Sei una Stupida.
Apologia del rifiuto.
Lei mi fa entrare nell’oblio, mi fa desistere, desiderare l’annullamento di tutto, sognare di nuotare nel nulla più nulla in cui non esisti neanche più, toccare con mente il niente. Il niente è inconsistente, ma non evanescente, non lo è per il semplice fatto che non lo vedi, assolutamente il contrario.
(Contaminati.)
Intorno ai 18 anni, la sera giocavamo a D&D; il colpo alle spalle -sticazzi-infliggeva 1 dado da 8X3, soprattutto negli specialisti, nei ladri, quelli che cresci come figli, amanti, e poi ti fottono l’anima da dietro: tiravano un dado sul “muoversi silenziosamente”, e quando meno me lo aspettavo: stak, colpita alla nuca: sei morta.
Ma di solito a D&D qualcuno ti schiaffa addosso una pozione e ti rialzi,
E' un Gioco; fantasy, per giunta.
Di quante persone ci scordiamo?
Quanti noi stessi mettiamo da parte, prima che squilli il cellulare o il poco tecnologico telefono di casa, prima che l’ultima versione del messenger ti trilli o che si apra la pluriquotidiana finestra di facebook?
Passi veloci, qualcuno torna, una parte troppo timida e paurosa della tua anima viene a dirti Basta, una febbre ti offusca la mente il necessario per tornare a vederci chiaro.
Apro occhi e resto di me: ci siamo ingozzati di emozioni, suggestioni; di musiche, di bellezze morbido-pervasive, di momenti profumati in cui la stanchezza di lei era lo sfondo e la pelle di qualcun altro il rifugio più naturale.
Una delle prime notti tornai all’alba e senza mutande, oggi torno a letto.
Stanchezze da randagismo emotivo che quasi mi rassegno a considerare mie, ma non mi stanno affatto bene, l’illusione è un lusso che alcune fanno bene a degradare nel cassetto dei calzini. ...Magari è il Paradiso.
Parla piano e poi
non dire quel che hai detto già
le bugie non invecchiano
sulle tue labbra aiutano
tanto poi
è un’altra solitudine specchiata
scordiamoci di attendere
il volto per rimpiangere
Parla ancora e poi
dimmi quel che non mi dirai
versami il veleno di
quel che hai fatto prima…
su di noi
il tempo ha già giocato ha già scherzato
ora non rimane che
provar la verità.
()
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare mostrare provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verità non si sa non si sa..
come riconoscerla
cercarla nascosta
nelle tasche i cassetti il telefono
che ti da’ che mi da’
cercare dietro gli angoli
celare i pensieri
morire da soli
in un’alchimia di desideri
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te.
()
Impregna, ed è una Donna che ha a che fare con la tristezza di una domenica mattina di fine febbraio, di quando ti alzi perché desìderi e vai, ti ri-trovi in mezzo ai bambini festanti in costume, ma vorresti essere loro o niente.
Poi, ha a che fare col sapore illuso di un sabato mattina, sveglia con addosso vestiti grandi per te, più semplicemente suoi, sotto il materasso è nudo, spuntato ad arte dal corpo e dalle mani, mio e sue, ma insieme.
La spugna assorbe senza fame.
C’è chi non se ne cura,
siamo cazzo di Piume.
“Mamma ho perso il limite, dove sarà?
Sembra quasi che la notte non finisca
E
*****
“Il sonnifero è un cassetto dei ricordi che si apre al risveglio, una cassa automatica, ‘cling!’ e i ricordi ti saltano intatti dentro la testa,come se non avessi dormito. La nuova giornata trascina il magone fino all’ora in cui uno supplica il cassetto di chiudere a chiave i ricordi. Pastiglia.” (D. Pennac)
*****
Il destino ha la sua puntualità.
Apro le mani serrate quasi a dire inconsapevolmente di no, dentro c’è una pillolina azzurra, la mia pastiglia di felicità per la notte, a sostituire te. Tremo da un po’, forse l’insonnia, forse il freddo, forse la paura infantile di restare al buio, non mi chiedo chi ha spento la luce, non c’è e basta. Mi chiedo piuttosto quando farà effetto, e spero presto, al più presto.
I libri di psichiatria mi urlano addosso che sono una fallita, che non ce la farò mai, e qualche volta rispondo che è vero: Spegnetemi.
I ricordi mi assillano, due notti fa in viale del fante si parlava del film geniale sulla cancellazione dell’amore e del resto, voglio entrare in quel film, oltrepassare schermi liquidi, entrarci dentro e rubare il marchingegno, e cancellare domani.
I ricordi mi assillano, una notte fa facevamo l’amore tra schermi, parole mi trafiggevano dolcemente, mi estasiavano visceralmente, mi amavano e io amavo e questo cazzo di principio attivo è troppo lento oggi.
“E’ che siamo artisti del sadismo, delle anestesie emozionali, ci piace lo schianto, ma quello che cerchiamo lo sappiamo che non è questo. E' che siamo soprattutto ARTISTI del SOGNO”... INFRANTO.
[“ ‘Non aver paura tesoro, è Babbo Natale!’
Rapidi flash. A proposito di Babbo Natale, ne vedo uno, gigantesco e traslucido, che si staglia sulla coda immobile con una terribile silhouette d’antropofago.
Ha una bocca color ciliegia.
La barba bianca. Un bel sorriso.
Gambe di bambino che gli escono dalla bocca.”
(D. Pennac)]
Parole in silenzio su questi schermi, quasi forcluse, si leggerebbe su qualcuno dei miei libri. ...Sarà il periodo che si mette d’accordo con l'Es per sventolare la bandierina rossa del 'via allo sclero'.
Anche senza di lei, me stessa allo specchio era il prodotto malriuscito di un impasto di voglie e tristezze, cioccolato e ghiaccio a ricordare cosa c’è e cosa non c’è. Calcificazione del cuore.
La lista dei vaporizzandi si gonfia ogni giorno fiera e inconsapevole, una donnah bellissima si laurea, l’altra progetta lasagne natalizie al seitan X 2.
Il pater si trastulla tra suppellettili religiose placidamente impolverate-dormienti sul fondo del mio Io. Gli dico che non è natale questo natale e mi scoppia a piangere come il vecchio professor Crastaing di nuovo bambino, di nuovo assolutamente incolume, ma sempre occhiali e cappello.
La bimba col suo visone tondodolce dice di chiamarsi Veronika con la ‘K’ e di alzarsi alla 6:30 per venire a trovare il suo papà, lo ama, ma non la mamma, “la mamma no!”; è di Catania e sento il sapore delle arancine buonissime e puntute di un’estate nostra e ancora nostra mentre la piccola K tonda ci disegna accanto, dispenser di dolcezze in mezzo al gelo umido dei colori: siamo in carcere, sorrido.
E’ così che lo strazio dei giorni si attenua, sto bene al mio posto tra bambini graffiati, acerbi frufrù meravigliati nel mondo dei giochi, neonati paonazzi da dondolare sul cavalluccio, gente qualunque a dare il calore che voglio in giro e per me: siamo sempre in carcere, e sorrido.
Persone e Personaggi, ombre di chi non ha il coraggio di continuare a esistere, rabbia e sensualità, vento elettrico, freddo statico.
***
Ho fatto tardi anche stamattina.
Certi giorni sei un movimento che non nasce, un itinerario non compiuto,
poi ti svegli la seconda volta, ti lavi, e vai.
Non voglio perder(mi),
se non in baci caldi sulle labbra umide.
]I AM YOUR MIRROR[
La strega-comanda-colori oggi non è vestita troppo bene, ma parla sicura di vetrine e di doni da acquistare per un altro da accogliere. Se lo ami...
Perché alla fine la verità non è solo la nostra.
E quell’ansia, il problema del giorno stile menu a tendina... è tutto complesso. Ma se li metti in tutto come sale a condire la vita, perdi te stessa, non vedi l'universo, non vedi la verità: inquini.
Impillolomane si accascia febbricitante su retaggi romantici; sarà il suo grande difetto.
Stride e prega, la voce di una persona sul punto di cadere, guarda amori deboli infranti da un’altalena: coazioni; una donna infranta da un infarto. (sono venuta a trovarti, ma non credo di averti parlato...)
Le molliche del pane nero aspettavano sulla scrivania, accanto al flauto mezzo smontato e al portafoto di carta, tutti lì a guardarmi. Eppure celebravo un provvisorio lutto.
Imprevisti prevedibili; prende fuoco il combustibile, produce confusione e confonde i piani, passato-presente, sogno-realtà. Tutto a strati contorto.
(la mia stessa distratta storia.)
Poi torni, torniamo.
Troppi forse.
E’ da vedere... se ci saranno altri cori incitati dagli improvvisati, teneri, vecchietti bianchicci, poi al mattino svegli su natali falsi, veri o presunti, progettando notti di Love bus dipinti a mano.
La gente va, la gente torna; c’è chi riapre un blog, ma resta tra le più grandi donne-delusione; eppure anche lì ci sarebbe stato da dire, forse. Di fatto, continuo a mandar giù pillole abnormi contro l’influenza, ma credo che presto ci metterò un punto; un po’ come da piccola con gli sciroppi amari. ..............Ogni tanto si prendono decisioni forti.
E credetemi: non ve le aspettereste.
Sarà che vengono fuori gli animali più strani la notte...
Io a volte resto a fissarli.
]I’LL BE YOUR MIRROR[
Sarò il tuo specchio
Rifletterò quello che sei, nel caso in cui tu non lo sappia
Sarò il vento, la pioggia e il tramonto
La luce sulla tua porta per mostrarti che sei a casa
Quando pensi che la notte abbia oscurato la tua mente
che dentro sei contorto e sgradevole
Permettimi di mostrarti che sei cieco
Per favore abbassa le mani
Perché io ti vedo
Trovo difficile credere che tu non sappia
Che bellezza che tu sia
Ma se così è, permettimi di essere i tuoi occhi
Una mano nel buio, così non avrai paura
[...]
.
]SINKRONISMY[
Corro, armonizzo piedi e respiro, perché respiro, mi calibro sul campo, mi guardo. Nervosa intelligenza.
Sincronizziamo bocche che non si baciano, ma si respirano, l’una sull’altra, e acquistano virus. Contrattiamo nuovi accordi psicologici; purtroppo rare volte le parole tengono stretti gli esseri.
Coordino mani-bocca-altrodame: tequila shock veloce sullo zingarelli, mi filmano, non capisco ma mi muovo, mi afferrano, mi shekerano: (im)perfetti sinkronismy.
E ancora e ancora: accordiamo piedi che avanzano a ritmo, numerosi lacci coloratissimi o nero, strade o stadi, ragazzini e donne; le donne, si sa, ti ‘stupiscono’.
A domani.
“E poi, come ha detto qualcuno, c’è l’Universo.
(quello davvero non lo puoi dimenticare, né non ascoltare realmente, credo.)
Universo. Universi.
I mondi che si incontrano in moti perenni di allontanamento/avvicendamento...”
L’uomo gira e l’universo gira.
A volte i 2 enti hanno la fortuna di girare insieme, ma se questa congiunzione semi-astrale si scardina…? Non è esattamente bello. E poi ci sono quegli altri 2, quelli che si sono incontrati a una cena e reincrontati al rocket, e poi il 2 giugno, a Catania, il 30 agosto, in un abbraccio.
Mi rendo conto che un po’ tutti, dopo i balzi, tendono a tornare a quel punto, esattamente quello di Partenza. Penso che quando accade è come un ripiegamento che si dimentica del giretto con l’universo, che si dimentica dei calori e/o colori dell’universo, e del piacere che questi possono dare non solo quando ci si ricorda che anche loro esistono e sentono e vivono. E soffrono.
A volte si torna a quel punto perché qualcuno o qualcosa te lo impone.
A volte perché te lo auto-imponi, quasi.
O, semplicemente, forse ci torni perché è fisiologico.
Ma. Temo di vedere che questo punto di partenza abbia un po’ a che fare con la cecità; e temo che Lì si potrebbe perdere tutto.
Lo sento, e non vorrei che accadesse.
Mi sforzo.
Ma è tutto carino con l'Altalena,
se si è soli, alla fine.