*Non può essere pronunciata una parola in qualche modo VERA*
"Non si è fatti per stare a soffrire
andarsene se è ora di finire
affidarsi alla vita senza più timore
amare con chi sei
o dare a chi ti dà
e non desiderare sempre e solo
quello che se ne va. "
Di quante persone ci scordiamo?
Quanti noi stessi mettiamo da parte, prima che squilli il cellulare o il poco tecnologico telefono di casa, prima che l’ultima versione del messenger ti trilli o che si apra la pluriquotidiana finestra di facebook?
Passi veloci, qualcuno torna, una parte troppo timida e paurosa della tua anima viene a dirti Basta, una febbre ti offusca la mente il necessario per tornare a vederci chiaro.
Apro occhi e resto di me: ci siamo ingozzati di emozioni, suggestioni; di musiche, di bellezze morbido-pervasive, di momenti profumati in cui la stanchezza di lei era lo sfondo e la pelle di qualcun altro il rifugio più naturale.
Una delle prime notti tornai all’alba e senza mutande, oggi torno a letto.
Stanchezze da randagismo emotivo che quasi mi rassegno a considerare mie, ma non mi stanno affatto bene, l’illusione è un lusso che alcune fanno bene a degradare nel cassetto dei calzini. ...Magari è il Paradiso.
Parla piano e poi
non dire quel che hai detto già
le bugie non invecchiano
sulle tue labbra aiutano
tanto poi
è un’altra solitudine specchiata
scordiamoci di attendere
il volto per rimpiangere
Parla ancora e poi
dimmi quel che non mi dirai
versami il veleno di
quel che hai fatto prima…
su di noi
il tempo ha già giocato ha già scherzato
ora non rimane che
provar la verità.
()
Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare mostrare provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verità non si sa non si sa..
come riconoscerla
cercarla nascosta
nelle tasche i cassetti il telefono
che ti da’ che mi da’
cercare dietro gli angoli
celare i pensieri
morire da soli
in un’alchimia di desideri
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te.
()
Impregna, ed è una Donna che ha a che fare con la tristezza di una domenica mattina di fine febbraio, di quando ti alzi perché desìderi e vai, ti ri-trovi in mezzo ai bambini festanti in costume, ma vorresti essere loro o niente.
Poi, ha a che fare col sapore illuso di un sabato mattina, sveglia con addosso vestiti grandi per te, più semplicemente suoi, sotto il materasso è nudo, spuntato ad arte dal corpo e dalle mani, mio e sue, ma insieme.
La spugna assorbe senza fame.
C’è chi non se ne cura,
siamo cazzo di Piume.
“Mamma ho perso il limite, dove sarà?
Sembra quasi che la notte non finisca
E
“Quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci.
E la limpidezza delle cose deboli.
E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.”
Il dolore con eco si incancrenisce in un’anestesia emozionale che non volevo, non vorrei.
In doccia, caldissima, la pelle da gelida e sudaticcia dopo la corsa diventa rossa, cerco cosa vedono i suoi piccoli occhi, sempre fissi in un punto, o più probabilmente chiusi.
A me lei risponde ancora, ed ha sapore di dio vedere come si esce da un ritiro primitivo, il sopore di tutta la mente intera, zero tempo. Mi chiede un bacio, mi chiedo umida come salutarla. Interrogarsi sui pensieri, sulle leggi delle fantasie inconsce, certe volte non serve, mi rifiuterei di vedere ciò che vedo, di non dormirci addosso la notte, di pressarmi dentro tutto ciò che mi manca e mi mancherà. (FOTTITI.)
...
..
Equilibri che non ho,
Infezione latente.
.
Quell’altra donna che un po’ le incarna tutte, riflesse da me, coglie in filigrana le paure che partorisco, i sogni che partorisco, i pensieri che non partorisco.
Io che corro e respiro e strasento; le guardo e sorrido, poi a volte sottovivo.
Come fai quando hai addosso tutto questo, se intanto le vite ti stanno bruciando da qualche parte dentro?

[“Io vi amo
Vi amo ma vi odio però
Vi amo tutti
È bello è brutto
Un giglio marcio”]
Ci sono storie di ore a sfancularsi e storie di ore a letto a fare l’amore
Cazzo di litri di lacrime e che cazzo! Denti bianchi distesi sotto labbra di sorrisi
Giorni interi a odiarsi e giorni indimenticabili
Dimenticanze imperdonabili, pensieri eterni
Bla e ciglia spettinate da orgasmi alla panna.
Ci sono giorni fortunati in cui restare a letto e notti insonni in cui correre a versare sale e rum per la città piena di maledette scaffe e asfalti dissestati: evidenti mazzette tra costruttori di sospensioni e società mal-asfaltatrici, spiega morbida una donna.
Di tutto in cazzo di vite sparse A CASO sul nostro continuum salato, aspro, agrodolce; da ieri ad oggi il pentagramma in notturna trabocca, movimenti retroattivi, meccanismi di difesa della minchia, fughe mentali, desideri fortissimi; straripa... rigato di delusione o di speranza vomitate di fretta o senza istinto, di sorprese giunte e non giunte. Di baci sopra sotto ovunque.
....
Lì vorrei il tuo grembo.

*
L’apatume mi assilla e sulla poltrona esordirò dicendo: 'mi odio, mi uccida' e una serie di simili cose che annegheranno in un bicchiere di vino per poi galleggiarci dentro la mattina dopo.
Guardo con occhi fugaci.
Trovo un nero lucido pipistrello, la notte non dormo, i soli splendidi non mi riguardano, lei mi viene a trovare con la voce dolce che ho sentito troppo poco, mi fa compagnia nell’attesa del rem che si bagna di me. Mostri.
Mi ascolto, disco del buio, obnubilato, caotico, incompiuto, vitale com'è vitale l’ossessione; de-forme.
Mi aspetto.
No.
Mi mento.
Memento.
*
"Sono contro me stesso
ma quale intelligenza
quale premura o urgenza c'è
a non avere stima di sé.
Faccio di tutto per impedire il mio successo stesso
perché sono contro me stesso
perché ogni vincitore per natura deve dominare e per forza
comandare e non può nessuno subire
e io mai ti potrei ferire
a meno che tu non mi voglia amare".
*
M.: La pioggia parla…
J.: E che cosa dice la pioggia?
M.: Non piangere amore mio…
*
Dormi dolce,
sapore di me.
*****
“Il sonnifero è un cassetto dei ricordi che si apre al risveglio, una cassa automatica, ‘cling!’ e i ricordi ti saltano intatti dentro la testa,come se non avessi dormito. La nuova giornata trascina il magone fino all’ora in cui uno supplica il cassetto di chiudere a chiave i ricordi. Pastiglia.” (D. Pennac)
*****
Il destino ha la sua puntualità.
Apro le mani serrate quasi a dire inconsapevolmente di no, dentro c’è una pillolina azzurra, la mia pastiglia di felicità per la notte, a sostituire te. Tremo da un po’, forse l’insonnia, forse il freddo, forse la paura infantile di restare al buio, non mi chiedo chi ha spento la luce, non c’è e basta. Mi chiedo piuttosto quando farà effetto, e spero presto, al più presto.
I libri di psichiatria mi urlano addosso che sono una fallita, che non ce la farò mai, e qualche volta rispondo che è vero: Spegnetemi.
I ricordi mi assillano, due notti fa in viale del fante si parlava del film geniale sulla cancellazione dell’amore e del resto, voglio entrare in quel film, oltrepassare schermi liquidi, entrarci dentro e rubare il marchingegno, e cancellare domani.
I ricordi mi assillano, una notte fa facevamo l’amore tra schermi, parole mi trafiggevano dolcemente, mi estasiavano visceralmente, mi amavano e io amavo e questo cazzo di principio attivo è troppo lento oggi.
“E’ che siamo artisti del sadismo, delle anestesie emozionali, ci piace lo schianto, ma quello che cerchiamo lo sappiamo che non è questo. E' che siamo soprattutto ARTISTI del SOGNO”... INFRANTO.
Il Lindt mousse pur si scioglie sulla lingua, non aspetto: lo rigiro impaziente nella piccola bocca, assaporo veloce, lo assumo vorace, in me.
Tornare in un luogo di momenti leggeri è come tornare a casa; ballavano sobrie e belle ieri notte le donne-bambine, eppure a tutte mancava qualcosa, mancavano i fili del passato disfatto, fili pastosi prima così uniti e scivolati uno per uno -OLIO-, lui qui, lui lì.
Vorrei che le mani potessero cercarli, immergersi nel fondo del tutto confuso che siamo e che è, afferrarli, avvicinarli piano, ricomporli in una treccia unita, folta e lucida di filamenti non troppo diversi, ma diversi. Così potremo di nuovo giocare insieme.
(...)
Certe cose sono lontane, certi sapori riposti e ben piegati o dimenticati volutamente. Il desiderio è un fancazzista ritardatario.
(...)
Barça è lontana col suo frigo post-moderno, con gli ostellari dal capello inconsapevolmente punk, con le voglie-calamita di vicinanza. In 2, 3, 7 siamo lontani ed è per
E la mamma adorata le raccontò le favole: coccole prima di dormire, come avrebbe voluto fare. "...Ora chiudo gli occhi ed entro lì dentro, tu sai come."
(“come sono sempre i bambini.
innocenti.
hanno lo sguardo speciale,
sanno che ce la faranno,
ma che per loro il corso naturale delle cose
si è Rotto.”)

La biodegradabilità è un’arte, io sono un’artista, e questo è un quadro torbido, pieno di ombre e di vergogna per un dentro di transizione non ancora redento, pieno di vecchi figuri ansiosi di demenziale rivalsa: nessuno può essere considerato affidabile e l'amore proibito, coperto di veli, è condannato a non essere compreso.
Fa male dimenticare come ci si sente dopo aver masticato un po’ di felicità, fa male dimenticare cosa sei in fondo non troppo in fondo. (sono ciò che non voglio.)
Fa male trascurare quello che c’è dietro da sempre, i miei pensieri stupendi che vacillano, parkinsoneggiano. (sono ciò che voglio.)
*Méscolati*
Oggi, il 31, sa già di 1; passo lenta lo smalto, cerco ricette al formaggio e penso a Foggia, i flash non mi lasciano anche se taccio. Sono momenti contrastanti, è stato un anno contrastante, in cui si è e non si è, si è stati e non si è stati nella testa.
E certe volte sarebbe semplice se poi solo sfiorandosi, solo sentendosi e vedendosi con immondo impegno da altri angoli sonoro-visuali, non si scatenassero certe Emozioni. Loro ci sono, noi ci siamo, vorrei, mi chiedo perché non è, il perché, prenditi un perché.
*Impasta&Amalgama*
Il mento tremulo di inquietudine, le sembra di desiderare qualcosa che deve faticare troppo per avere. (non dovrebbe piovere tutti i giorni.)