]Cronacheretrò di una notte a Ostberlin[
Al 7° giorno dio si riposò, mentre a Ostberlin-Alexanderplatz si continuavano a perdere parti del corpo.
Donne imperterrite in cerca di scoperte e della famigerata Karl-Marx-Allee non sapevano più cosa mettere indosso oltre alla solita biancheria intima, alla canottiera, alla maglietta e alla felpa, nonché alle sciarpe improvvisate a momenti anche con le mutande appena stese all’ingresso.
L’incipit era stato dato dal filone “le tedesche ad alta quota hanno la fica secca”, con la hosteSS che obbliga a bere l’acqua che nessuno le ha chiesto e poi conclude con un “PBenen” e un attualissimo gesto da tata nazista.
C'è la chiesa bombardata del cielo sotto; il pretzel al burro e i currywurst con le loro inevitabili conseguenze; un kebab di 30cm. Ricci e volpi passeggiano per strada, causa il verdume del Tiergarenpark al centro della città.
Poi in giro a ricevere il Kreuzberg più dark bevendo birra e malibù e anche quest’anno fotografando cessi. Il tutto rigorosamente al freddo, inciampando su pietre e studiando negozi ok-ok a prezzi stracciati.
Poco prima, scorci invernali dentro la cam, il filo sicily-berlino c’è, e quasi vedo il lenzuolo in bocca che metti sempre la mattina e prima o poi capirò il perché.
Saschenausen.
Lo Judisches Museum segna nelle maschere dalle bocche spalancate, nei rumori assordanti al camminarci sopra come il rumore della vita calpestata esattamente e metaforicamente lì, nella torre noire piena e vuotissima al contempo che stravolge i sensi. “Ci sono alcuni istanti nella vita, rari in realtà, nei quali tutto sembra improvvisamente immobile intorno a te; pochi secondi e un sobbalzo al cuore, una fitta allo stomaco, uno sbattere di palpebre rimettono in moto le banalità del sempre, lasciandoti incredulo dell’emozione vissuta.”
I profili stranieri delle case, dei viali, dei boschi dentro la città; sa di una vita nuova che aspetta e aspetta ancora, nonostante sia passato un anno da certi racconti. Cambiandoci.
Province dell’Io in attesa all'East-side-gallery.
]TravestiMenti[
Rubiamo ragni di plastica per farne collane -improvvisate ladre combattono una delle varie ingiustizie sparse, a loro dire-, poi verso casa e in puntualissimo ritardo tutti giungono. La new-factory riapre a casa mia: il bianco si mischia al nero di streghe o spose, strisce di ombretti sparsi, le dita si impastano sulle pelli scure, sulle pelli chiare, a ribaltarne il senso. Biancaneve cuce e indossa il nastro rosso che da sempre le dona, franz improvvisato è bellissimo e l’altro classicamente hippy dipinge, si imbratta il visto, la bocca rossa. Smalti neri su di me, viso viola e occhiaie ad arte, la matita scorre dichiaratamente dark. Punte e guanti, collane, sono pronta.
Gli specchi di casa ci riflettono S P L E N D I D I .
Andiamo, il passo è cadenzato, respiro a fondo nella fretta, mi guardo attorno, ci guardo: mi sento bene. E l’assenza di un qualcosa che possa impressionare l’attimo incoraggia i soliti *Clic* mentali.
A quel punto, il luogo è assolutamente opinabile, sono felice così e non corro in via ugo la malfa, ché alla fine di una lunga strada si arriva sempre.
10059. Posteggi/via/ciao-ciao/dentro: il pertugio ex-garage non si sa deposito di che ci accoglie polveroso ma bardato, l’angolo-alcool è il dispenser per dolcezze liquide e ovviamente esagereremo mielosi tra sguardi approvanti e baci che la biancamanju non ha neanche bisogno di rubarmi. Il cesso è indispensabile e il cartone che fa da porta lo amo così decadentemente appoggiato o tenuto da chiunque passi, e non importa se mi guardano dai buchi, se ci infiliamo in bagno con perfette sconosciute o se le labbra appassionate delle spose mai vergini sono solo casuali. C’è lettere lì e Noi, il rum, il rock, paradisi artificiosi-sorridenti che resteranno in testa per ore insieme alla scontatissima nausea.
StreghEmi balla, ride, ripassa rossetti violacei sulle labbra umide, ruba fazzoletti per il privé alle sue spalle sui muri-vomitatoi scelti dai
Da parte mia, tolgo il cappello e mi dedico alle lenzuola azzurre; sono ancora truccata, domani nausee, ma buonanotte e anestetici, per stanotte.
e magari sono maschere.)
Isteron [= utero]

A letto, una mattina.
E’ stretto il lettino, color faggio, eppure ha sopportato stoicamente i pesi e i movimenti inconsulti, notturni o mattinieri, sopra o sotto, crepitando.
E quindi mi stai lì accanto, occhi semi-chiusi, io il mio cuscino bianco in mezzo alle gambe, tu le tue gambe scure attorno alle mie. Sono tornata da troppo poco, eppure l’intensità di quei momenti è... C’è.
E la rabbia di osservarla futilmente, momentaneamente, evaporata.
Donna, nasce baccante tra cosce la voglia di scaraventarci sul divano, salirci addosso e prenderci a pugni o a calci coi piccoli piedi, nasce dal difficile proprio perché sano, laddove prima era assolutamente semplice.
MESTRUAZIONI-MENTALI-BIUNIVOCHE.
Ma ridiamoci: siamo bravi ormai, dopo che le 3 valeriane fanno effetto e che, non si sa mai, ho affettato tutto l'affettabile del mio frigo di sinistra, peperoni soprattutto, evidenti icone falliche e tipici bersagli dei miei impulsi etero-aggressivi.
La Catarsi.
“Il paziente isterico soffre di reminiscenze e ricordi (non più considerati come tali) che provocano una serie di sintomi e comportamenti paradossali.
Il sintomo nasce da conflitti interiori di diversa natura e gravità, ma cerca sempre di esprimere qualcosa di vero; vi è all'interno del paziente un desiderio inconscio di far fuoriuscire ciò che lo tormenta interiormente.”
Ecco, appunto.
(torniamo a letto.)
[ieri...]
Per strada, mattina non troppo calda, after nelle orecchie e a piedi verso la vita guardando ricordi.
La sveglia con “naufragio” nelle cuffiette accostate dolcemente a me mentre dormo, immersa nel caldo della tenda che non sento.
Strana la mancanza di quella sabbia fastiodiosissima, era mista a terra e si infilava ovunque dopo che ci hai messo un’ora a toglierla dalle mutande. Oggi piedi puliti e risvegli senza schiene a fianco, non pensavo esistesse chi più matto di me inventa una sigla alla Ally McBeal.
Scavarsi dentro, conoscerti ogni giorno di più, guardarti e sorridere con una voglia innata che viene da dentro ogni volta.
[ieri?]
Questa voglia di fare la sento e tocco.
La torcia reduce da Ct non smette di illuminarci se non per spogliarci di nuovo in macchina, completamente folle tu, completamente folle io, non ci fermiamo.
Non siamo stanchi della lunga ricerca ricompensata dalla visione del Cretto con quella bianchezza sulla natura, contaminazione incontaminata, un sudario, il suo fascino e i 2 che convergono su filosofie morali land-art.
Il turno di Selinunte in stile “aprite le cucine, fateci la pizza anche se sono le
Palermo
Castelvetrano
Gibellina nuova
Gibellina vecchia
Selinunte
Triscina-3Fontane
Palermo.
Sulle labbra.
(bagnate la mattina presto.)
(cos’altro potrebbe essere?)
(quello che spinge ad affannose complesse condivisioni di questo e quello
con certe persone e non altre.)
[sweetfamily!]
Mi chiami puttana, ti rispondo bastardo.
E’ senza pietà quando devo proteggere lei che amo.
Ah, papà, la macchina ha la marmitta sfondata. La porto dal meccanico?
Perché, ti serve la macchina? No.
(…)
[terror-bad-trip]
Oggi sono i Marta, ma prima anni e tanto altro.
I paradossi di tragich'emi: ansia scombussolata, riandare a quella paura accecante, il senso di imperfezione, quel viaggio di ritorno buio e bagnato a cui penso solo 13 minuti prima di leggerti, mentre parliamo ancora di tutto e di più.
Da certe situazioni si osservano chiare cose... e noi non siamo cieche.
Parole, frasi, pensieri sentiti, modi e vite indosso provati e altri da provare.
'perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare. (...)
l'unica cosa che devi fare è
massacrare-massacrare
le tue paure!'
[domani.]
Riempio con cura le valigie e le imbarco.
Ho felpe-cadeau per ricordare, ma non ce n’era bisogno, mi sa.
Intanto ti aspetto per la colazione.
Siamo pronte a partire, a rapire il mondo, complici e pazze di lui.
E poi forse (forse) anche a tornare.
Tra 6 ore sul Kurfurstendamm.
[Attenzione:
questo è un post-logorrea.]
g.: "mi dai la carta igienica?"
e.: "...ah, vuoi il latte?"
L’insight serale decreta che ridere = vivere, non posso dire di star bene con qualcuno se non gli rido addosso di gusto. Allora spulcio foto per l’ennesima volta, ne avremo fatte un centinaio e tutte flashanti, non mi vedo spesso così, se non con le mie donne.
27/07, il tuo primo viaggio, il mio primo viaggio con te: per 4 giorni l’inconscio smette di difendersi e realizza ciò che ha progettato con tutti i 34 denti in mostra (lui ne ha 34.) ...l’inutilità delle parole non può spiegare ciò che ha visto da dentro.
Saliamo su una punto inverosimilmente carica per 2 come noi, o almeno questa è l’apparenza; la prima destinazione è facile, la tenda cresce turgida e sola di un azzurro-cielo fin troppo cielo, divoriamo il tabulè in notturna e via.
Da lì in poi, la Persecuzione-Misterbianco (seguitelo, vi impedirà di arrivare dove dovete arrivare, ovunque voi vogliate arrivare!). Sta di fatto che alle 21:28 Tremestieri è nostra con un’ora di ritardo, oggi siamo in 4x3 bottiglie di vodka appositamente predisposte dalla sottoscritta in fase “l’alcol cura tutti i miei mali e mi farà cantare anche se non so cantare, e mi farà cadere da uno scivolo anche se non vorrei cadere”. Entra Manuel in rosso, coltelli viola su uno sfondo blu, si inizia anche se sanguino, e stavolta è proprio vero.
Mi ascolto e mi guardo, ti ascolto e ti guardo, ma lo stupore in fondo era già iniziato qualche ora fa. L’emozione è tanta, così uniti da esaurire le parole, e come al solito non lo sapevo -almeno non io-, cadere altre volte è inutile: non lo sento, mi sento ME se ancora salto... “puoi finger bene, ma so che hai fame”. La fine arriva presto e crolliamo a terra, indi in car la cintura in faccia e il coma etilico, dopo un’ora ‘l’uomo che non può guidare’ è in fuga, si rifiuta di proseguire, ok, guido io: i miracoli dei miscredenti e siamo in tenda. Il resto ormai è leggenda e ovviamente la mattina dopo la morte sa di alcool, rinasco e quindi sul mare, tra le vie di Catania, birre alle mele, teatro e ancora noi, svegliarsi insieme viso su viso, straperderci&mangiare, l’Etna di un nero vivo, parlare di massimi sistemi e non.
La nostra casa è una tenda leggera per accoglierci, ma sarebbe bastata ad arte, e per tutto. (perfetto, dove il perfetto racchiude il fisiologico imperfetto.)
E’ quasi troppo.
E poi è impagabile, credo, vedere certe espressioni sul viso noto, riflettersi in te, certe telefonate da Pa che fanno sentire che manchi, origliare le urla del mio omìno stupito dentro il verdissimo canotto-blackhole dell’ultimo giorno, fare tutto insieme, fradici e senza peso. “Niente da dire. Sono senza fiato. Decesso per asfissia.”
()
She Loves You (yè yè yè) la urliamo a squarciagola ancora matti di noi e
(adesso
-la guida di Berlino sul tavolo, le donne, i pangoccioli-
mi preparo. Riparto, e Vi porto con me.)

Stasera saltiamo: 5 bambini, gli arti scoordinati e libertà, siv si sdraia, io tocco le punte, la tensione del momento in aria che distende il tuo minicorpo, doz nella sacra sperimentazione si affloscia ferita e si rialza, il brother tenta evoluzioni con le gambe magre e folli, accanto altro omìno-altro salto: rimbalza qui e lì lungo il rettangolo giallopipì con tutte (tutte) le parti del suo metroessessanta.
Corpi pesanti in contrasto coi volti, l'espressione passa per accenni lievissimi, impercettibili increspature, poi linee che si muovono in alto, leggere e graffianti l’inquadratura. Attrito sul pulviscolo elettrostatico che ci circonda.
Spettacolo.
E non abbiamo nulla da invidiare a quel paffuto che salta estraneo insieme a noi, anche i 5 avranno 6 anni o più, i sorrisi dei 6 anni, l’incoscienza dei 6 anni nelle risate sonore.
La fine arriva al momento giusto, i morti e feriti si radunano in spiaggia sotto la vodka rossa e ancora ghiacciata. E’ splendida Mondello stanotte, è splendido lasciare a casa certi pensieri con loro.
...Bisogni.
Perché prima sentivo il tuo fiato su di me, ci riuscivo e mi piaceva; mi piaceva continuare la mia vita, che tu continuassi la tua, ma coi respiri intrecciati, coi pensieri intrecciati, le finestre aperte.
Oggi... ho visto pecore magre e brutte, avrei voluto dirtelo. Okkei, puoi ridere: volevo scriverti una cazzata così cazzata, a te, perché proprio con te è accaduto che la bambina sperduta riscoprisse condivisioni. E poi con l’ansia dentro: “no, non puoi”. Silenzio.
Non sono ancora sveglia, ricordo poco, e adesso voglio svegliarmi con la sua mano piccola sul viso. (la prospettiva dell'intero non prevede sincronia.)
Perché la mattina era bello trovarti sul cuscino in forma di parole. Ma va bene, voglio le brioscine al cioccolato, sentire la pressione della tua pelle sulla mia mentre dormo o faccio finta di dormire per.
Sto cadendo,
e voglio continuare a Saltare.
(amo i sogni di certi bambini.)
Una notte all’expa, caldo africano, proposte sexpunkrock, e poi stavo male; sarà stata la torta al caffè o il rum, è che non ti ho potuto salutare. Nausee.
Stamane pensavo alle prime volte, e sarà stata proprio la nausea.
La prospettiva longitudinale non rende giustizia alla casa di doz, al non casuale vestito rosso a gennaio per la pizza a mensa, al maglione blu decisamente bucato e interessante, alla lasagna verde e alle discussioni sulle varie rigidità che pensavo mi avessero resa assurdamente stupida. La nascita di un qualcosa, amiche-nemiche-amiche, risate, parole e non so che altro.
- carino questo zainetto
- prendimi quando vuoi.
(sognano un cellophane, sucre artigianale e incantevole.)
Momenti. Ciclicamente li elenchiamo sul letto per non dimenticare, sarebbe un peccato.
(lei ha suoi tipici momenti down, ma è fiera.)
In mezzo, un altro laureato, il mio SN felice per lui e triste per me. Ché poi la parte più bella della festa non poteva che essere quella in cui i bambinetti obesi sognatori e il solito spettacolo improvvisato, la donna dai peli alle ascelle, tutti vanno via e se prima timide-un-po’-snob ora al centro a ballare il trash più trash del padrone di casa in kefia orgogliosa.
E’ in questi momenti che tocco come tutto giri, come tutto valga.

1#
“Mi piace parlare con te..
mi piace ridere con te..
mi piace coccolarti..
mi piace..stare e vivere.. con te..
(sappilo)
e mi piace renderti felice..”
…E a me piace addormentarmi/svegliarmi Felice,
non mi stanco, Io,
sempre
esattamente
C O S I’ .
2#
Un’altra giornata cantando, siamo un trio e le parole sono quelle di un’infanzia che non so bene, ma sulle panche ha un gusto tutto nuovo e trovo L'ORIGINE dei MIEI MALI in Jhonny ridendoci su. E’ quasi magia.
(diabete e adipe diffusi a lettere&co.)
Il tipo con gli occhi chiari mi guarda in luoghi non consoni in situazioni non consone, arrossisco, lei lì accanto coglie e mi illustra la sua interessantissima visione di me con un tono che mi è nuovo, ma che mi piace.
Alla mia sinistra, maglioncino viola solito e affezionato, non può mancare.
Più defilata, ma non del tutto, la relativa new-entry color banana, il mio sguardo cade lì, ‘maledetto, smettila’, imbarazzi; il prevedibile risultato è di non finire il capitolo, figuriamoci iniziarne un altro; d’altronde Sigmund mi ha già diseredata un annetto fa.
...Passare giornate a prima vista inconcludenti scivolando su anime insaponate fa bene al cuore al corpo etc., e io la semplicità pulita la amo quanto odio il caldo di agosto.
(troppo spesso vorrei dire qualcosa e ne esce un’altra un po’ attorcigliata; perché la morbida densità di questo star bene non la conoscevo e il masochismo in mode “game over” fa di tutto per non guardarla. azzikki, direbbe ladydoza col suo solito fare vintage.)
3#
Black-out parziale: andare via trascinata a forza per l'appunto da lui, il mio masochismo, se invece vorresti restare è un puro fatto autosoppressivo; rendersene conto appena in tempo e riattraversare la città per tornare a “O” è altrettanto folle.
Riaccendendo la luce, trovo bambini angeli asessuati, giocano tra baci unti e nastrini rouges appositamente filati e posizionati per l’occasione (i segni rossi si scordano in fretta).
Che poi tutto è anche STORIA, il nodulo ansioso è storia, naturalmente, e quindi sempre lì a menarcela con l’ancestrale questione ieri-oggi-chissà. Che sarà stemperata da un po’ di (A).
4#
Altro giro, altra corsa, più o meno solita rodata gang.
9:38 a.m.
Arrivo a casa, varie ed eventuali, coperte, mentre tu stai partendo.
Serate surreali alle spalle, 4 ilari baccofili sulla car morente, ‘trasitinni’ nella stessa corso Vittorio, a righe ballonzoli per strada, complice un semaforo.
Il ritorno prevede anche pizza sacra con soprannaturali salamini piccanti che voglio condividere, vittima di una deplorevole e compulsiva metapulsione di scambio.
Le congiunzioni vergognosamente rimosse (il luogo del mistero conserva le prove), ‘oggi sei gandhi’, ‘emoemi è una emi a metà, sei mezza’, ‘i tuoi capelli sembrano il culo di un coniglio; e questo è il codino’: flash sparsi di una notte itinerante che lascia un sorriso scontato post-droga, nudismi storici e il ratto delle 3 cannucce corte chez rocket-house, pietrone triadico e via, felicità, morte cerebrale; perché le vulve sono arpie-succhiasangue-strappacuore e SALVATI finché sei in tempo.
*Sintesi*
(Ieri-Oggi-l’Altroieri non solo un insieme di lettere a carattere cronologico, semmai i miei volti, i miei capelli, sempre diversi ma in fondo rispecchianti complessi momenti di ME. *...quando smetterò di parlare della medesima in termini di ‘complessità’ e co. sarò guarita da quella mia sindrome per cui dovrei inaugurare una categoria nosografica banale e attorcigliata del tipo “Spleenata Inquietudo Esistenziale - Salvatemi, Please” *
E’ che
Il letterato di poche parole è lui, da un po’, ad avere sempre una risposta: turn-over, ci sta. Malgrado ciò, 'il sublime paranoico' di cui sopra si lascia spesso andare a selvagge interpretazioni di natura masochistico-perversa e non sempre hanno successo le apposite museruole puntute fabbricate ad hoc nel nostro sexy-shop dai tetti rosé.
Parole prosciugate si srotolano, progetti nascono e muoiono in giorni e notti come pranzi o cene consumati molto velocemente e ne restano appena i piatti sporchi. E poi il vino lo adoro ma rincoglionisce, che non è l'unica scusa per lasciarmi togliere gli stivali in corso Vittorio e guardarli penzolare dai finestrini della fedele 500, non è la solita scusa perché con voi sto veramente bene, piccole conquiste sul passato che curano (anche mettersi d’accordo per una mattina in biblio sarebbe stato folle), e mi farebbe un po’ male se tu non venissi a cena.
Mi lascio guidare, accogliere, cullare la notte se il muller mi ha stonato e il sonno devastato, mi svegli, cantiamo, DarkRoom è l'ovvia colonna sonora anche se per oggi bypassiamo; il tutto come se niente fosse, come se fossimo sempre stati lì.
Quando poi fa strano pensare al DOMANI con le mie persone importanti, entusiasta progettare in anticipo di 4 mesi viaggi e assurde colazioni londinesi in pieno stile 'bomba atomica', ti rendi conto di.
Sarà che vedo le priorità, ma oggi non. mi. sconvolgi.
Per il resto sono esperienze, ed anche un motore sospetto in una via Mendola scontatamente minacciosa a notte fonda, lo è: l’esperienza delle mie gambe che tremano, di saper stranamente pensare al bicchiere mezzo pieno anche se non sono abituata o non sarebbe il caso, no.
...Più o meno come scendere in pista dopo anni: lei era liscia, io poco sicura, e pagliaccia dai pantaloni giallo-ilare-a-richiesta, enormi, infilavo nuovi pattini stringendoli più stretti, il piede soffoca, ma almeno ho fatto di tutto. Per non cadere. (poi si vedrà.)
Ho osato, qualche passo è recuperato, qualcuno definitivamente accantonato, ho riso, brezza in faccia, culo in fuori, piégati, no, non è sadomaso, fai leva, slitta. Correvo, a volte sola, a volte no, ed era bello; in fondo, anche se fossi caduta sarebbe stato bello.
(A volte mi sento nella scia, trascina, mi piace e non, boh.
E’ che non è da me.
ME? Magari è quello, il punto.)
________
Pisola (metto ordine) scrive (19.54):
cm kakkio si fa con la mattinata?
*LividEmi* scrive (19.54):
chi sacciu. cmq ce la farò!
Pisola (metto ordine) scrive (19.54):
cioè manco dopo giorni a digiuno. certo, si prova, anke se quel pomodoro è inquietante :P
*LividEmi* scrive (19.55):
ahahah. sì, infatti penso che è l'unica cosa che non riuscirei a mangiare
forse i fagioli li assaggerò, ma il pomodorazzo pelato.. cioè... PELATO |: no!!
Pisola (metto ordine) scrive (19.56):
e le salsicce.. hanno un aspetto poco rassicurante :D
*LividEmi* scrive (19.56):
LOL. in effetti le salsicce sembrano arrappate :S
Pisola (metto ordine) scrive (19.58):
ahahah
*LividEmi* scrive (19.59):
cmq altra cosa inquietante e al tempo stesso notevole è il coraggio di mettere la pancetta sui fagioli, così serenamente adagiata
Pisola (metto ordine) scrive (19.59):
ahahahhaha bè, è voler osare proprio :D

E OSEREMO.
[ante]
Periodo di esami, psicodinamica sulla scrivania troppo grande.
Necessaria pausa serale ai bastioni con un’embrionale O.G. agli inizi.
Arrivo classicamente in ritardo, cappellino nero di chi non ha avuto il tempo di sistemarsi, li trovo seduti e mi tuffo in mezzo, a sinistra sivviqueen morbidosa, dall’altro lato maglioncino verde scognito.
Ricordo intrecciando il mio personalissimo uovo di cioccolato: sembra passato un tempo mentale incalcolabile e invece era 2 mesi fa.
La vita mi sorprende, inconoscibile mi sconcerta di emozioni.
Io già allora volevo abbracci forti.
[post]
En attendant sivviqueen for rocket'house in serissima fase dark pasquale: matita esageratamente noire, eye-liner e rimmel, collane nere e corpetti, cinte, etc.; il pater ha donato 10 euro che in parte saranno devoluti al 4bianchialcocco in ballottaggio con vodkapesca&assenzio.
Vado, mi sento euforica, torno.
Risveglio al miele con retrogusto amarognolo-dubbioso. Sola in casa, zero vestiti e musica a palla, sono ancora darkfree.
Pranzo alternativo in 3, mai avrei pensato di apprezzare e parlare di sesso spudorata coi miei.
Odore di pasquetta vasiliana.
Sveglia-trauma alle
11.47: l'incipit del delirio pre-arrostuta è costituito da musica classica e pantofole col fiocchetto che pretendo di immortalare, poi munnare cacoccioli, spellare pomodori, arrotolare salsicce, preparare salmoriglio, aprire ad arte vinelli che inevitabilmente finiranno nella nostra laringe ancor prima di aver pensato cosa sarebbe potuto succedere.
Ore fluide di fumi sorrisi flash abbracci messaggi vuoti che invece sono pienissimi, una palla arancione tra enormi cani marroni che giocano meglio di me, mancanze che oggi non fanno male (oggi sai è la prima volta: l’indifferenza non mi fa sanguinare, sei tu a volerlo); e trovo sgrammaticate forze sonnolente per scrivere e braccia accoglienti di madri su cui accasciarmi satura e serena.
E.
Scarto sorprese a distanza come dentro adorabili uova di cioccolato&praline assolutamente inaspettate. Perché ogni volta tutto questo è MERAVIGLIA.
E poi siamo sempre e stupendamente Noi.
[perle (alcoliche)]
(by p.f.p.)
Giunchiglia scrive (18.38):
niè pina nn immagini quanto mi sto sfrozanzo a scrivere da ubriakella
*DarkRoom* [ubriachella] scrive (18.38):
idem
cioè, ogni cosa la scrivo almeno 2 volte, lol
Giunchiglia scrive (18.39):
esatto
vanp co te scrivo cm viene
tanto mi capsic :D
asd hahahah
)L)
ahahha (L=
*DarkRoom* [ubriachella] (abbyate pietà) scrive (18.51):
(L) ab!
Giunchiglia scrive (18.51):
no no :D
*DarkRoom* [ubriachella] (abbyate pietà) scrive (18.51):
mia bimba
Giunchiglia scrive (18.51):
andicappallta
*DarkRoom* [ubriachella] (abbyate pietà) scrive (18.51):
lol
ahahahah
Giunchiglia scrive (18.51):
asd (L)
attapper