[SensationSeeker:CacciatoriDiEmozioni]
[1] Sensation
Palle di Mozart: giorni ripieni in perfetto stile “Palle di Mozart”, cose come scioglibili sferette multistrato arrotolate su se stesse. Costano uno sforzo immane: a scartarle prima e a masticarne i sapori poi, che in bocca -imbevuti di saliva opacizzata color cioccolato- si confondono dall’inizio.
La lingua allucinata parla scrive tace, impastata di marzapane&fondente70%noir.
Sazia. Per un po’.
[2] Seeker
Certe performance è vero, riescono male.
Ma ZAK. Capiti davanti agli specchi, ti (ri)vedi -dopo la lotta contro il tuo corpo sformato- infilata a forza dentro al più bel vestito che hai mai avuto, vecchio di molti anni ma cucito addosso come volevi, e insieme vistosamente spogliato di quello che vogliono trapuntarti sulla pelle a colpi di sparaspilli.
Se non se ne capisce un cazzo, affanculo.
Bicchieri solubili di vodka+ strappati al barman-chic, 4 sguardi da “è solo una festa”. E via.
Poche rose bianche, cuori di carta velina sulle vetrate, torta mariage di polistirolo. Candelabri eccessivamente cristallosi, terrazza erotica di
Sul letto, subito appena finito di rifarlo, lui si fa una sega, ma con amore.
E’ una di quelle notti in cui l’alcol ti ha fottuto, dopo che tu hai fottuto ad arte lui. I pochi occhi aperti sono per la schiena sopra-sotto capelli neri, sovversivi in un’unica punta che afferreresti tirando, e con piacevole violenza.
Vuoi incollarti a lei? All’emozione?
Cacciala con foga poco femminea, è fame, labbra voraci, falla a pezzi, ingoiala,
pulsione di lusso.
1#
Dopo la sua morte, l’anno scorso, afferrando come un automa le sue cose per salvarle dalla frenesia della pulizia etnica, trovò una lettera di sua madre “(…) la grande sembra non essere sua. Secondo me, la odia. (…) Io personalmente sono inibita dalla sua presenza, dallo sguardo giudice e dalle critiche di mio marito, spesso accompagnate da parole sprezzanti.”
Finiva così. La piegò senza molta cura, per come era stata conservata, e la infilò nella solita borsa di pezza nera per non ferire suo padre.
Eppure quell’uomo da cui da piccina rifiutava di essere nata partoriva senza fine parole affilate, alienanti, sfregianti l’identità già fragile ed a causa sua.
Lei da bambina era bionda; pensava di essere stata adottata perché troppo diversa da loro, e spesso, dice, sarebbe davvero stato meglio.
“Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e ogni goccia d’acqua che mi sta bagnando
mi parla un po’ di te;
sono giorni che cammino senza meta
portandoti per mano
se anche torneremo uguali a prima non importa
se dovrò mandarmi in cenere
per ritornare a vivere
(…)
io te e la strada
se non si divide il buio
si tradirà sempre la luce.”
2#
Parlavamo di serial killers -questioni di tesi- e mi chiedevi perplesso se a forza di studiarli pensavo di poterlo diventare.
(“quelli di Bilancia sono “omicidi transferali”, ovvero legati alla vendetta per essere stato umiliato da bambino, in cui l'angoscia e l'intolleranza della ferita narcisistica originaria e l'istanza di risarcimento e rivendicazione viene trasferita dal mondo antico infantile all'hic et nunc.”)
....Trovare il modo di salvarsi da tutto questo.
3#
I fiumi, la punto e i blur.
Silenzio, materasso molto rigido, niente aria condizionata. Finestre aperte, zanzariere. Igiene, ordine, detersivi per le pulizie inodori. Accanto, per terra, un materasso blu da campeggio, due piazze, occupata solo mezza. Una mano scende dal lettino verso quella più in basso. 5:40 a.m.: adesso dormire.
Calarsi in te, come in un pozzo un po’ scuro che a poco a poco mi accoglie.
Sorgenti calde a Montevago.
I momenti riemergono come i pezzetti di fango pescati facilmente dal Belice.
Il falò alle 3, i ranci buonissimi, gente che oggi si compenetra perfettamente senza chiedere babysitter da passeggio, “la rivoluzione della tenerezza”, labbra.
Comprerò un kazoo da suonare strepitante in ogni momento, un arnesino viniciano di gioia, dispensatore di bordello e di quel po’ di me che continua a piacermi.
L’isola ammassata nel mezzo del Tevere è lo spettacolo della mia estate, con i due sopra a dire che ”vorremmo restare”.
L’isola mentale di oggi e di 7 giorni fa è il rifugio di me stessa, di noi che guardo fluire come due corsi d’acqua dolce che sanno sfiorarsi, sopravvivendo entrambi. “Music Is My Radar”.
Sentivo sparse le risate distese, ed ero leggera, sotto i 40°.
(“Prima eravamo dei vicoli, ora siamo dei fiumi.”)
(Bisognerebbe lasciarsi-andare così, ma è difficile, non te lo con-sentono.)
4#

[ES.tate]
Per strada, passando accanto al vecchio dignitoso o alla yugoslava che ti chiede un biglietto sul bus, si inizia a sentire il sudore attorno: l’aria di città comincia a farsi grassa, avvolge avviluppante e appiccicaticcia, piena di odori vari di gente; di norma, si fugge negli angoli liberi per ottenere ombra neutra: l’ES.tate è arrivata in Sicilia. ...NordSicilia, del resto non so. La reclusione è finita solo ieri d'altronde; chissà per quanto.
Psichiatria è andata e i sogni anche stanotte hanno fatto il loro (s)porco dovere, mentre il desiderio di vicinanza e di odori noti “è”, e si alterna al maldipancia da parole scabre come la superficie di un muro non intonacato su cui strisciare la pelle.
I gabbiani iniziano ad atterrare lontano dal mare, sopra casa mia, eppure sembri precario, e sento che vorrei rannicchiarmi come bambi, ma la mamma è già morta.
Domani potremo toccarci, e magari leccarci, saliva-medicinale sulle ferite che stentano a rimarginarsi.
“La guerra è finita”, per ora.
*
“La verità si concede solo all’orrore, e per raggiungerla abbiamo dovuto passare da questo inferno, per vederla abbiamo dovuto distruggerci l'un l'altro, per averla abbiamo dovuto diventare belve feroci, per stanarla abbiamo dovuto spezzarci di dolore.
E per essere veri abbiamo dovuto MORIRE." (A. Baricco)
Vorrei fare la dark, dura, con la matita nerissima e spessa, e anche un po’ allungata sulle tempie. Adoro il nero, non ha un cazzo di lugubre per me, è ripieno, pienissimo.
L’11 è il suo compleanno,
i miei 26 incombono.
(Le messe di commemorazione sono un’occasione per vedere gente cambiata, invecchiata, un mezzo per accorgerti del tempo che passa e che tu ingrassi. Nessuno esce vivo dalla vita.)
L’anestesia che mi inietto certi giorni fin dal mattino si fluidifica, inerte, nel verde mischiato di ocrantico e di blusenzapioggia; le feste delle medie le facciamo, e anche quelle dell’asilo.
Io
Ho
(),
Cuscinetti ossessivi contro il male del tempo, ho delle donne, un fintofiume lipposo, il delirio sul vecchio legno del tavolo strapieno. Nell’attesa, vago alcolicamente libera, creare e ricreare, flussi, e l’aria dolciastra dei corpi sonnolenti.
“l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove.”
Il prof. era sostanzialmente un porco, ti fumava in faccia e tra repubblica e GdS sceglieva sicuro GdS. Le coorti dei lecchini si susseguivano fastidiosi tra i disturbi d’ansia e il caffè macchiato posto attentamente sotto il suo naso dalla prima segretaria della lista. A lato, l’armadietto dei farmaci ci osservava; attorno, un mondo psichico e colorato. Il mio primo esame con la musica pop volutamente in sottofondo.
Ok, è andata, ora fremo, torno agli ascensori particolarmente adatti ai mènage à trois e ai bicchieri massicci bordati di blu per labbra rosse e affamate. Torno ai corpetti neri e alle autoreggenti delle notti in cui ci infiliamo dolci la lingua in bocca dopo la pizza.
Da qualche parte, in viuzze strette e annacquate, ci sono paradisi di taverne radical pink che strappano amore mescolato ad abbondanti mezzi piatti di spaghetti. E ci sono inferni di notti insonni e passionali.
Fiori grandi e rossi nella mia stanza, pistillo lungo, giallo.
Sto tornando lì.
*batte le ciglia romanticamente spettinate dalla mancanza,
mentre lui le appiccica sulle labbra rosa parole (in)sinuose
e tutto ciò che lei bramava sentirsi dire.*
(Do not disturb, please.)
(Play!)
()
“Ha vissuto in una povertà fetente,
e alla fine… morendo… vi ha lasciato la sua eredità.”
Nella panda rossa parole biondo-affettuoso diluiscono un pomeriggio da isolamento affettivo e ricordano il suo viso tondo e i ricci... assurdissimi, mi sono sempre chiesta come li sopportasse. Non riesco a ringraziarti però, Mamma.
(...)
Per il disgusto non sono andata a lavoro.
Braccia attorcigliate, silenziosa di quel silenzio che indosso quando sono contrariata e aggiungerei incazzata, osservo fissa la minicaffettiera sul fuoco, nuovo acquisto schizofrenico del grand-père, “perché questa lo fa più buono il caffè”. Sah: un minicaffè e in casa la corsa costante al suo accaparramento.
Sostanzialmente, il mio silenzio sa di grugnito.
E’ che immagino.
Sta volta l’idea ha a che fare con sofisticati interventi di parentectomia, perché di serpenti da porcile paraumano ce n’è troppi in giro, disturbano, e non saprei con quale fanghiglia soffocarli: le ho già provate, quelle reperibili.
(Le sinapsi -piedi in culo- corrono veloci alle consolazioni zuccherinate.)
C’è ancora voglia di lì, nonostante Barça sia stata ingurgitata violentemente stile pollo succulento quando hai la voragine nello stomaco; e non un pranzo prenotato all'angolo gastronomico di fiducia, bensì scelto velocemente, passionalmente, lì stesso, lontano da casa, su scaffali scogniti e banchi impaccottigliati scavati dagli occhi affamati delle 16:03. ...Il tutto per questo estremamente più SUBLIME.
(...)
La notte mi infilavo da destra dentro i plaid sovrapposti del lettone a due piazze; a quel punto, come se si fosse d’accordo e invece spontaneamente, la pelle del viso, della fronte, cominciava a intrecciarsi -i giunchi molli acquisiscono forme naturali dopo non troppe sperimentazioni-; altrettanto quindi le gambe, rannicchiate in posa fetale sotto le coperte tra stanchezze e geli, a formare di due una sorta di uno, plastici. E ci hai anche lasciato le mutande nuove.
(...)
PiscEmi-SamosEmi rimugina, sorride se squilla subito il cellulare, lo afferrano mani sudaticce post-atterraggio e di ritorno le trova sorridenti, pronte al benvenuto della quotidianità, che oggi è impastare il pane arabo come si impastano i pensieri, le voci, non sempre perfettamente, ma assaporando lenti il gusto perché così ha molte più sfumature. ...Sono sempre nipote di un cuoco.
***
ASPETTO.
Questo nodo si scioglierà,
come al sole certe vipere artefatte di veleno belante,
perché in fondo bluffano, alcuni STUPIDI AGNELLI.
Sto imparando l’arte dell’attesa, della lentezza sul fuoco.
Sono fiera, e dolci alle parole sparse, ogni tanto, magari poche, ma Girandole.
[via Mendola 84]
(le prime volte non si scordano, e neanche le ultime.)
Salutare. Difficile.
Gli addii non mi piacciono, nei tempi remoti nelle lunghe nevrosi adolescenziali su c6 erano ‘le cose che più odi’: clic.
Che poi è una stanza.
E così, ‘ciao’ alle 9:39, dopo una notte complessa e declinata, solo ‘ciao’ con la mano alle 4 mura accatastate poeticamente, da sempre barbate a festa con tutti i tuoi poster, sconosciuti e familiari dalla fine all’inizio: la prima, famosa, notte della cartina e della stufetta, ottima scusa per attirare bambine innocenti, ottima scusa davvero.
Il nido disfatto e quindi perfetto perché abitato; da noi.
(I tempi dei NoirDésir: li citavi ieri. NoteNoteNote.)
Tutto quello che ha visto... se lo ricorderà?
Le cose hanno un’anima, ed è la nostra. Mangiando pallidi tortellini, un cane accanto che spera glieli ceda, vedo che ci ho lasciato la mia, quella sorridente e nuova; credo, però, che tornerò a prenderla.
“mi sono rimaste
sulle labbra
le tue labbra”

Stasera saltiamo: 5 bambini, gli arti scoordinati e libertà, siv si sdraia, io tocco le punte, la tensione del momento in aria che distende il tuo minicorpo, doz nella sacra sperimentazione si affloscia ferita e si rialza, il brother tenta evoluzioni con le gambe magre e folli, accanto altro omìno-altro salto: rimbalza qui e lì lungo il rettangolo giallopipì con tutte (tutte) le parti del suo metroessessanta.
Corpi pesanti in contrasto coi volti, l'espressione passa per accenni lievissimi, impercettibili increspature, poi linee che si muovono in alto, leggere e graffianti l’inquadratura. Attrito sul pulviscolo elettrostatico che ci circonda.
Spettacolo.
E non abbiamo nulla da invidiare a quel paffuto che salta estraneo insieme a noi, anche i 5 avranno 6 anni o più, i sorrisi dei 6 anni, l’incoscienza dei 6 anni nelle risate sonore.
La fine arriva al momento giusto, i morti e feriti si radunano in spiaggia sotto la vodka rossa e ancora ghiacciata. E’ splendida Mondello stanotte, è splendido lasciare a casa certi pensieri con loro.
...Bisogni.
Perché prima sentivo il tuo fiato su di me, ci riuscivo e mi piaceva; mi piaceva continuare la mia vita, che tu continuassi la tua, ma coi respiri intrecciati, coi pensieri intrecciati, le finestre aperte.
Oggi... ho visto pecore magre e brutte, avrei voluto dirtelo. Okkei, puoi ridere: volevo scriverti una cazzata così cazzata, a te, perché proprio con te è accaduto che la bambina sperduta riscoprisse condivisioni. E poi con l’ansia dentro: “no, non puoi”. Silenzio.
Non sono ancora sveglia, ricordo poco, e adesso voglio svegliarmi con la sua mano piccola sul viso. (la prospettiva dell'intero non prevede sincronia.)
Perché la mattina era bello trovarti sul cuscino in forma di parole. Ma va bene, voglio le brioscine al cioccolato, sentire la pressione della tua pelle sulla mia mentre dormo o faccio finta di dormire per.
Sto cadendo,
e voglio continuare a Saltare.
Il blog è imperdonabilmente rimasto a giugno, la casa famiglia e le mie droghe succhiano il tempo a disposizione e il giorno non si allunga.
Intanto.
(ho voglia di leggere, scrivere, partire immediatamente con le persone giuste, giuste, verso voci nuove e con quelle rassicuranti accanto.)
Le cose accadono, le vite accadono, me ne accorgo.
6 mesi fa il 2008, la delusione e un lento ritrovarsi come quando ti nasce qualcosa, all’inizio uno stelo, ed è verde, fresco, bella la brina invernale. Lasci stanchi difetti accanto, penose file di candele e fumi sempre più indietro, più; fino ad oggi. Quando a malapena riesco perdonarmi amori malati, una mela, esattamente la bella mela rouge che poi la giri e sotto è nera, marcescibile, la copri impaurita e speri... giorni, rinsecchisce, muore-muori-con-lei, le blatte addosso, il rosso svampito, l’alone sul tavolo resta, cazzo resta.
Con certe persone semplicemente smetti di sentirti; era vuoto. E pensi che eri un angelo e poi una troia, un amore e poi un limite, pensi al dolore, al male più grande, al tempo e ti odi, vergognandoti, tu; una di quelle ladre improvvisate e poi scoperte, il sabato al mercatino di piazzale Giotto.
Ormai il furto è avvenuto, la mela è intaccata, e ogni tanto giù nel pozzo ci scendi ancora a vedere tutto un po’ noir, a scorgere quello che avevi e non hai più perché il pinco pallino qualunque con l’ambizione del narciso divino ha fatto nascere la tua malattia, la tua fragilità. Colpa tua ovviamente, è andata.
()
Adesso ho giorni da leggere, materie nuove da assaporare con la mia voglia dietro, sudare, arrivare; ho città tedesche da fotografare, canzoni tue e poi nostre da cantare in anfiteatri, pomeriggi a lavoro oppure a mare, le tovaglie tese e noi sopra, colori; e serate in una casa finalmente vuota per le nostre risate, insieme in questa voglia antica di nuovi adolescenti: le feste dai selezionatissimi invitati, 2 o 9, con quel gusto di Follia Adorata: a volte manca.
Ma.
Ci sono notti, ore, che non puoi rifiutarti.
Ingoi quel mondo roseato di pusher andati, fratelli a ruota libera, amori assurdi a ballare in 2 al centro di una stanza, il vino sul tavolo o le crepes in forno, atomi impazziti nel bel mezzo di una reazione nucleare. Leggo tutto d’un fiato te e noi in te, stranezze, ‘ma dove le inventano certe cose?’.
E’ perfetto.

"Vedo gli alberi camminare
E la luce del sole che si può mangiare
E le posate che si sposano
E i dischi che si rifiutano di farsi ascoltare
Dalle orecchie sbagliate.”

Camminiamo per la solita via in cui svuotiamo ciclicamente portafogli; i negozi sono lì, ma stavolta andiamo Altrove.
(Emozioni. Conoscenza. Curiosità.)
(Voglia.)
In anticipo, e stranamente, per 2 che forse non hanno il concetto mentale di puntualità. E così l’attesa si carica.
Entrando -ed è come la prima volta, assurdo-, mi invade il profumo, il fascino di tutto questo e il dentro poi mi trema senza coglierne bene il perché.
E’ quasi uno specchio, passa lento mentre parole-non(solo)parole scorrono lungo le 3, scavano. Lei è sulle spine, io osservo scruto ascolto tutto o ciò che posso, entro in me da te. E’ un’altra scena da scatolina.
Questa sera è il turno del Massimo e abbiamo in tutto 3 panini, acqua, libri, musica, e altro. Ci trattiamo bene noi, eh.
A volte si perde la dimensione esteriore per guardare solo in una direzione e scordarsi del resto; ma non siamo del tutto matti e dopo un po’ ci mettiamo un punto, sazi; per ora.
Da bravi, arriviamo dove dobbiamo arrivare, recuperiamo l’improbabile vino delle 21:47, camminiamo vicini; un mondo noto, un mondo ignoto. Il luogo inizia a rilasciare i suoi odori, sapori. La solita città è invisibile, a volte si perde la dimensione interiore per guardare ovunque, ammirare ovunque, stupiti da noi... o dal resto?
Seguiamo percorsi scanditi da lenzuola bianchissime, morbide: lucide, indicano cosa abbiamo da scoprire tra un vicolo e l’altro, e intanto ci tocchiamo, ci scambiamo viaggi mentali, intorno musica e arte.
L’assoluta capacità di modellare le immagini facendo scaturire il dato semplice dell'emozione, della semplicità del sentire.
Finirà così:
la vita è inferno, la vita è arte, il tutto è sogno
e siamo lì in mezzo.
“Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni,
e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno.”
(W. Shakespeare)
{ai nostri noi ovunque, ai vicoli;
ai viaggi reali e non,
ai compagni trovati,
condivisi.}