lunedì, 24 settembre 2007


Non basta il tepore artificiale di un nido di stoffa.

 

Sogno l'inverno gelido sotto coperte calde e gialle. O davanti a stelline in brodo e formaggio filante. E poi camomille bollenti e libri lievi prima di dormire. Abbracciati.

Sogno l’aria collosa di un amore, quello bello, lenta adesione di pelle umida senza un cuore infranto al giorno.

Sogno, io. Cose che non ho conosciuto se non dentro di me, con la più grande delle mie inutili dolcezze. E voglio una vita borghesemente calda, uscire, e poi tornare alla mia vita borghesemente calda, e piena, e intensa.

Mi urge riappropriarmi di questa me. Solo. Che.

Ho macinato me stessa in questo cervello sfatto e adesso mi sento:
lontana, da me.

 

“[…] il sapore aspro della fine

e la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso,

il destino, quando, d’un tratto, esplode.”

(A. Baricco)

 

(siamo morti.)

(vorrei che fosse meno complicato.)



rimuginato da piccolaemi alle 12:11
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sabato, 22 settembre 2007


[Sinapsi.]

 

Il donnone senza reggiseno si propone alacremente alle car di via Palagonia riservando a tutti il medesimo petto procace incollato al vetro e il noto sorriso con lo spazio fra gli incisivi che sa di passato. Si accorge che la studio, mi ruba il sorriso più spontaneo del giorno, ricambiato.

 

Avrei voglia di dormire con te per l’ultima volta, ma non so, non te lo dirò, perché tanto. L’amore affastellato sul burrone, la nostra casa in ceneri trascurate. Le cose non dette, non fatte, restano lì a guardarmi mentre mi allontano senza volere, per sopravvivere.

Cerco rifugi sommari alla mia paura. Di non dimenticare, di non ritrovare.
E’ che ormai, vedi, è inutile il pensiero, e quei sogni reali che si ostinano a tormentarmi sono sogni, sinapsi, elettricità sospese nel mio unico snc. Ed è questo; sinapsi stanche e sole, mai più mano nella mano alle tue. 

mai più.


A stanotte.



rimuginato da piccolaemi alle 12:58
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giovedì, 13 settembre 2007


Sibilando silenzi, mi consumavi
e con urgenza.

Ovunque tempi in grumi ferocemente soli,
e sorrisi fratturati
su labbra incrostate di
opacastrettasolitudine.

 

E Tu.

Rapido e vorace mi contemplavi sezionando
il mio cuore sdrucito
alla luce giallastra
di una ruvida stanza da thé.

 

(U)
Ma.
Basta un po' di carta stagnola
Avvolgo il cuore bagnato dentro,
Lo conservo, sì,
Per me.



rimuginato da piccolaemi alle 21:13
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sabato, 08 settembre 2007


Patetica.

Non riuscivo a scriverne, ancora non ci riesco, lo faccio pensandomi osservatore esterno di qualcosa che non potrebbe appartenermi di più, pelle sciolta sul passato.

 

La fine sa sempre di qualcosa.


Sono vasetti colmi di una tristezza serena che è quasi gioia, e un po’ vi mento...
Il lento acidume zolfato ogni mattina sale dal di fuori entra nel di dentro amputa spemi sanguinolente tagliuzza minuziosa ogni anelito o guizzo sfregia sorrisi che amavi. Che amavo.

 

sempre di nuovi... più.


















(ma abbiamo infinite risorse; e ne scopriamo di nuovi,

i cieli... più azzurri. più.)



rimuginato da piccolaemi alle 15:13
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domenica, 02 settembre 2007


La mattina è il momento più difficile.

Ti svegli col dolore raggruppato allo stomaco -il solito, sordo-, che pensi:
“forse la signora Morte si degnerà di farmi visita, magari”. Illusioni.

L’intestino contorto, i capelli sconvolti dal sudore dei sogni -ora incubi e flash e lacrime e spasimi e vedi ogni istante di quella notte e non ti perdonerai, ora nuvole con me&te e baci dolci e mani intrecciate e salive che non assaggerò-. Dolore. Dolore. Dolore.

 

(dolcemente svegliami alle 18:00 e fammi uscire, uscire, ti prego, perdere in vodka piccante che brucia i pezzi, ti prego, fallo per me.)

 

I silenzi assordanti, gli occhi sbarrati alle 10:00 e i sonniferi che non
fungono: Vita.

morte.



rimuginato da piccolaemi alle 16:03
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sabato, 18 agosto 2007


Sulle scie ossidate del finire, ci scontriamo tutta la sera
più disperatamente vicini&lontani di quanto si pensi.


E gracchiante resta, labile, "quel Melancolico", oggi,
che non aveva mai visto, la
bimba di zucchero...

 

 
malincolicofinire


“È stato un solco
tracciato all’improvviso
senza certezze, senza prudenza
nell’annusarci
d’istinto e di stupore,
in un crescendo
che ha dell’irregolare.

Forse l’attesa
ci ha visto troppo soli,
forse nel mondo non sapevamo stare
così distanti
ad aspettarci ancora,
così prudenti,
così distanti,
così prudenti.”



rimuginato da piccolaemi alle 02:59
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mercoledì, 15 agosto 2007


baci


[A]
 

Facciamo tutto sul letto e non era previsto, sembra un film grottesco in cui dici non dici dici troppo, anche ciò che non devi dire, e va meravigliosamente.
Mai accaduto prima. Meravigliosamente.
Forse perché è e non è come al solito, forse perché è solo quello, emozione in un angolo significativo di soma. Un. Solo. Angolo.
Peccato che io oggi sia confusa dalla mia diversità e che mi strazi di voglia di amore tormentato non tormentatamente infelice: tu, disperso tra stanche chiacchiere rauche. Perché amour è rossoscreziato. 
 

[B]


Questi giorni di dolcezze straniere sono un film romanticamente bianco; e nero.
La lenta calda colata di ferragosto spalma di cera rossa e con fatica siamo lì, con fatica stiamo lì. Corriamo come mai in due, mano nella mano corriamo bambini vicini tra musiche balliamo le tue labbra come ieri su di me sudimemememe, casini, su di me.
E svegliarsi e spasimi e volerti di nuovo e chiamarti di nuovo e rialzarsi di nuovo e le scale e ridere o no in quattro, di occhi. Il mare liscio e quelle parole, il regalo che non sentirò più. La fine.


[C]


...E’ ricadere tra sorde visioni già note.
Pesa, sì. (se precipita e forse non ha fatto troppo per evitarlo.)
Nel nero un ritorno di luci scremate che ho assaporato. Di rossocarminio tra tende volute (strappate). Di veli che ho seminato intensa su strade e fiumi; non avevo voluto ammirarle, le pieghe, “prima”. Le mie insopportabili pieghe. 
 

Sai? Rimane tutto dentro, e la voglia di fuga.
(ma ecco che lei è troppo lontana.)

Falte.



rimuginato da piccolaemi alle 22:13
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giovedì, 26 luglio 2007


Non voglio.

 

E’ che oggi penso che non riuscirò, mi sto rassegnando.

Non so che altro fare di fronte al tuo muro.

E anche se non riesco a credere che martedì -tra appena 5 stupidi giorni- mi avresti salutato per sempre, senza più nessuna possibilitàbaciopensiero, con 2 stati tra noi...

(perché è questo che sento: che -d’improvviso- mi sarei girata per un bacio e tu, tu. Mi avresti lasciato andare con un addio a fior di labbra, così, come se nulla fossimo stati, noi.
[E non si può non tornare con tuffi al cuore a quella lettera, l’unica, bellissima, su cui ho pianto per giorni, che ho riletto per giorni, il più bel regalo. quella donata prima della Spagna. 2 anni fa. già; che differenza.]
)...


...restano ben poche cose, ben poche lacrime, ben poche prove, tentativi, illusioni, ma persiste la mia stupidità; quella che mi fa remare, sbattere e ricominciare, dolce credere alla tua vuota parola, alle carezze che ci siamo scambiati fino a ieri. Scambiati, fluidi io&te. (ieri.)

 

 

  

 

Tristezza.

 

 

Tristezza.

 

 

 

 

 

 

Tristezze............(d’addio.)



rimuginato da piccolaemi alle 20:39
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