martedì, 30 giugno 2009


[ES.tate]

 

Per strada, passando accanto al vecchio dignitoso o alla yugoslava che ti chiede un biglietto sul bus, si inizia a sentire il sudore attorno: l’aria di città comincia a farsi grassa, avvolge avviluppante e appiccicaticcia, piena di odori vari di gente; di norma, si fugge negli angoli liberi per ottenere ombra neutra: l’ES.tate è arrivata in Sicilia. ...NordSicilia, del resto non so. La reclusione è finita solo ieri d'altronde; chissà per quanto.

 

Psichiatria è andata e i sogni anche stanotte hanno fatto il loro (s)porco dovere, mentre il desiderio di vicinanza e di odori noti “è”, e si alterna al maldipancia da parole scabre come la superficie di un muro non intonacato su cui strisciare la pelle.

I gabbiani iniziano ad atterrare lontano dal mare, sopra casa mia, eppure sembri precario, e sento che vorrei rannicchiarmi come bambi, ma la mamma è già morta.

 

Domani potremo toccarci, e magari leccarci, saliva-medicinale sulle ferite che stentano a rimarginarsi.

 

“La guerra è finita”, per ora.

 

*

“La verità si concede solo all’orrore, e per raggiungerla abbiamo dovuto passare da questo inferno, per vederla abbiamo dovuto distruggerci l'un l'altro, per averla abbiamo dovuto diventare belve feroci, per stanarla abbiamo dovuto spezzarci di dolore.

E per essere veri abbiamo dovuto MORIRE." (A. Baricco)



rimuginato da piccolaemi alle 23:27
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mercoledì, 31 dicembre 2008


bambina?























La biodegradabilità è un’arte, io sono un’artista, e questo è un quadro torbido, pieno di ombre e di vergogna per un dentro di transizione non ancora redento, pieno di vecchi figuri ansiosi di demenziale rivalsa: nessuno può essere considerato affidabile e l'amore proibito, coperto di veli, è condannato a non essere compreso.

 

Fa male dimenticare come ci si sente dopo aver masticato un po’ di felicità, fa male dimenticare cosa sei in fondo non troppo in fondo. (sono ciò che non voglio.)

Fa male trascurare quello che c’è dietro da sempre, i miei pensieri stupendi che vacillano, parkinsoneggiano. (sono ciò che voglio.)

*Méscolati*

Oggi, il 31, sa già di 1; passo lenta lo smalto, cerco ricette al formaggio e penso a Foggia, i flash non mi lasciano anche se taccio. Sono momenti contrastanti, è stato un anno contrastante, in cui si è e non si è, si è stati e non si è stati nella testa.

E certe volte sarebbe semplice se poi solo sfiorandosi, solo sentendosi e vedendosi con immondo impegno da altri angoli sonoro-visuali, non si scatenassero certe Emozioni. Loro ci sono, noi ci siamo, vorrei, mi chiedo perché non è, il perché, prenditi un perché.

*Impasta&Amalgama*

Il mento tremulo di inquietudine, le sembra di desiderare qualcosa che deve faticare troppo per avere. (non dovrebbe piovere tutti i giorni.)



rimuginato da piccolaemi alle 13:20
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martedì, 11 novembre 2008


“soffro adesso.. è duro dirti certe cose

a te che a volte mi hai ferito.

non riesco a dimenticare una frase

che hai sputato guardandomi in faccia fisso:

‘cazzo, hai 25 anni.’

ed io mi sentivo tua figlia. e poi una donna perduta.”

 

Il fascio di nervi&lacrime annodati parla convulso dal profondo di me stessa, registi freddi e impenetrabili annotano tutto per farne un film di quelli in apparenza scarni ma assolutamente analitici: sono noiosi, per alcuni.
Io protesto, imploro iniezioni di passioni e significati e musiche hippy su cui saltare coscia/inconscia protagonista emotiva, lei che è tutto e il contrario di tutto, è me. Intanto loro, imperterriti padri superegoici, mi asciugano la musica, pellicole tagliate a caso -cut up: assassini!-, il cuore sparpagliato perde la bellezza delle contorsioni, loro che danno un senso al tutto.

...Il pubblico è spietato, non avrebbe successo, dicono.

 

Eppure così

NON

sono Io.

HELPLESSNESS/HOPELESSNESS

Sono un disco tetro e contorto, il labirinto delle mie sofferenze (in)teriori

Sono un disco giallo e contorto, la girandola delle miei gioie (es)teriori

Autoconsunzioni mattutine vs ore di bui girotondi ovunque si voglia, ovunque, portami via amore-a-caso, voglio affascinare e invece mi specchio melensa nei miei contrappunti, portami via.

(...)
Eppure così
MI STANCA,
ma ancora non smetto?
di Provare.

 

“Costa molto essere autentiche, signora mia,

e in questa cosa non si deve essere tirchie,

perché una é più autentica quanto più assomiglia

all'idea che si è fatta di se stessa.”

(tutto su mia madre)



rimuginato da piccolaemi alle 03:55
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