Fame d’aria
Contro un muro,
Bocche attaccate si muovono non si staccano
Bevono/si-bevono
E penso di tagliarmi lì, sui polsi, dove fa più male del banale,
Lo faremo 4 volte, l’ultima è rimandata, rimandare, di amarsi.
combinazioni mi vagano in testa prima di salire allo stomaco e di nuovo poi la testa
e questa volta visceralmente.
muoio poi non muoio mai
“dalle mie parti l’oblio è l’unico modo per sopravvivere”,
ci vuole stomaco.
Un pezzo di carne fresca in jam session sul bancone sanguinolento,
pesami su una bilancia
voglio il mio scontrino appiccicaticcio, almeno una volta
prima di incartarmi,
e cucinarmi a fuoco lento,
sentirsi masticata tra i denti,
sentire di me
quanto ero buona,
e fresca,
e ben maneggiata
sotto le arti sapienti di chef e mangiatori psicotici e comunisti affamati.
Di. Carne. Fresca.
[DannataMente]

1#
Al ritorno da casa della donna la vecchia car è coperta di fiori bianchi. On sul tasto del tergicristallo, un po’ cinicamente e un po’ col dispiacere del cinismo quando più che appartenerti è un dato necessariamente acquisito.
Comunque, era molto romantic vintage il fiorebianco sul verdeacquasvampito, quasi tenero.
Com’è tenero parlare per 2 ore con la lingua secca, ma tutto il resto lì.
2#
Alla fine lei, irraggiungibile madre-psicologa-e-tutto-in-carriera, ti dice tra molti altri complimenti che sei brava e che hai un’ottima predisposizione psicoanalitica. Meglio di quanto avresti sognato, ma non hai ancora le forze (o il coraggio) di farti un applauso.
3#
Il cocco è finito stasera, e con lui anche il sonno; il più bello è stato spaccarlo in pezzi con un martello, furia omicida VS natura presumibilmente morta e commestibile.
(...)
A un certo punto, ciò che si mangia finisce: il piatto resta vuoto; ed era tutto buonissimo, ma adesso il piatto è vuoto, e la fame tornerà; nessuno riempirà ancora quel piatto e qualcosa dentro ti si contorcerà, mentre da fuori prima apparirai finalmente magra e poi ossuta, e sempre di più. Scomparire. Così.
A un certo punto il dolore diventa muto.
E forse anche prima di aver detto tutto.
Stanchezza, vorrei spegnere, spegnermi. Tac.
Tutto finisce nel buio, oggi l’ho visto e a un certo punto la mia testa era inclinata là sotto e ho avuto paura. Troppo buio, una cassa maneggiata come se dentro non ci fosse niente, e un’ombra odiosa dietro o davanti.
(...)
...E non sono più una bimba piccola coi ricci che qualcuno può proteggere; in guerra tra la piccola mai accolta e la donna di quasi 26 cazzo di anni che sono con pensieri da donna e desideri da donna... lei contro l’altra: bambina.
(Dovrebbero prendersi per mano quelle 2, essere raccolte vicino da qualcuno che le amasse entrambe.) (Esiste?)
[Buone Pasque?]

La mia tonsilla destra è enorme e in fiamme e tenta baldamente di fagocitare l’altra per incendiarla.
I risvegli sono allibiti come i pseudo-addormentamenti, sogno gioghi senza frontiere con me e le mie donne a superare prove di sopravvivenza assurde, scavalcate di cascate, arrampicamenti su muretti di muschio, infiniti castelli di porte da aprire con le maniglie troppo alte. Cazzo di metafore di vita; adesso riempirò 9 pomodori e andrò a mangiarli in via Sampolo con le mie tonsille.
E per fortuna Pasqua è morta anche quest’anno.
Ci sono giorni
In cui penso o temo
Che resterò sempre
La bassa donnina sfigata
Della porta accanto.
La pasqua, un po’ come il natale, è uno di quei giorni in cui mi sento cucito addosso un vestito solitario che ripudierei con la stessa convinzione con cui Galileo abiurò le cazzate ecclesiastiche sul sole che gira attorno alla terra. (Cloro al Clero.)
Desidererei ci fossero ancora loro, per avere la certezza che c’è ancora un embrione di famiglia con cui fare qualcosa, che vuole me… per avere la ragione che oggi mancava per alzarsi dal letto, per fare qualcosa di utile per qualcuno.
Mi mancano, e mi mancano le ragioni del loro amore.
Ma questo è solo egoismo.
(Cosa resta? sensi di vita profonda che sfugge.)
Avrò sempre una calza sfilata che non posso sostituire?
Il perché di una inevitabile malinconia è così criptico?
Superarlo con sforzi congiunti di mani unite è troppo ostico.
Aulin. Non mi compiango, ma sarebbe più semplice non esistere certi giorni inutili, io inutile.
(mi aspettano per inserirmi a tavola tra i figli degli altri, e forse dovrei lavarmi, ma non c’è niente di veramente mio in questo .)
(Chissà cosa si prova ogni tanto ad essere svegliati dal calore di una telefonata.)
(Potrebbe essercene bisogno, certi cieli color dopo di pioggia.)
“cullami e avvolgimi
con un caldo abbraccio
più che mai
parlami nutrimi.”
[
L’estate scorsa ogni tanto o spesso mi chiamava, c’era caldo, la voce tremula e rotta, sofferta ma soprattutto ben nota; illogico, io contenta di ascoltarla se dentro piangevo, di studiare strategie per farla fuggire, di essere una complice.
Lo strano caldo di quelle poche volte, come un’attesa ripagata.
...
Ce lo hanno portato via, dovremmo prima o poi perdonare.
(lacrima)
(cade)
(lascio fare)
(.)
La continuità psicologica dei personaggi intrappolati nella ripetizione compulsiva di un feroce passato. ...Ma adesso Andiamo.
(Ho aspettato di amarli, per quel poco che sapevo fare.)
(Ed era poco.)
]
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano tutti vicini
nel paradiso dei calzini…
Chi non ha mai trovato il compagno
fabbricato soltanto nel sogno
chi si è lasciato cadere sul fondo
chi non ha mai trovato il ritorno
chi ha inseguito testardo un rattoppo
chi si è fatto trovare sul fatto
chi ha abusato di napisan o di cloritina
chi si è sfatto con la candeggina.
Nel paradiso dei calzini…
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me
Dov’è andato a finire il tuo amore
quando si è perso lontano dal mio
dov’è andato a finire nessuno lo sa
ma di certo si troverà là…
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano uniti e vicini
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me;
non c’è pena se non sei con me.
Ci sono storie di ore a sfancularsi e storie di ore a letto a fare l’amore
Cazzo di litri di lacrime e che cazzo! Denti bianchi distesi sotto labbra di sorrisi
Giorni interi a odiarsi e giorni indimenticabili
Dimenticanze imperdonabili, pensieri eterni
Bla e ciglia spettinate da orgasmi alla panna.
Ci sono giorni fortunati in cui restare a letto e notti insonni in cui correre a versare sale e rum per la città piena di maledette scaffe e asfalti dissestati: evidenti mazzette tra costruttori di sospensioni e società mal-asfaltatrici, spiega morbida una donna.
Di tutto in cazzo di vite sparse A CASO sul nostro continuum salato, aspro, agrodolce; da ieri ad oggi il pentagramma in notturna trabocca, movimenti retroattivi, meccanismi di difesa della minchia, fughe mentali, desideri fortissimi; straripa... rigato di delusione o di speranza vomitate di fretta o senza istinto, di sorprese giunte e non giunte. Di baci sopra sotto ovunque.
....
Lì vorrei il tuo grembo.

Il Lindt mousse pur si scioglie sulla lingua, non aspetto: lo rigiro impaziente nella piccola bocca, assaporo veloce, lo assumo vorace, in me.
Tornare in un luogo di momenti leggeri è come tornare a casa; ballavano sobrie e belle ieri notte le donne-bambine, eppure a tutte mancava qualcosa, mancavano i fili del passato disfatto, fili pastosi prima così uniti e scivolati uno per uno -OLIO-, lui qui, lui lì.
Vorrei che le mani potessero cercarli, immergersi nel fondo del tutto confuso che siamo e che è, afferrarli, avvicinarli piano, ricomporli in una treccia unita, folta e lucida di filamenti non troppo diversi, ma diversi. Così potremo di nuovo giocare insieme.
(...)
Certe cose sono lontane, certi sapori riposti e ben piegati o dimenticati volutamente. Il desiderio è un fancazzista ritardatario.
(...)
Barça è lontana col suo frigo post-moderno, con gli ostellari dal capello inconsapevolmente punk, con le voglie-calamita di vicinanza. In 2, 3, 7 siamo lontani ed è per
E la mamma adorata le raccontò le favole: coccole prima di dormire, come avrebbe voluto fare. "...Ora chiudo gli occhi ed entro lì dentro, tu sai come."
(“come sono sempre i bambini.
innocenti.
hanno lo sguardo speciale,
sanno che ce la faranno,
ma che per loro il corso naturale delle cose
si è Rotto.”)

La biodegradabilità è un’arte, io sono un’artista, e questo è un quadro torbido, pieno di ombre e di vergogna per un dentro di transizione non ancora redento, pieno di vecchi figuri ansiosi di demenziale rivalsa: nessuno può essere considerato affidabile e l'amore proibito, coperto di veli, è condannato a non essere compreso.
Fa male dimenticare come ci si sente dopo aver masticato un po’ di felicità, fa male dimenticare cosa sei in fondo non troppo in fondo. (sono ciò che non voglio.)
Fa male trascurare quello che c’è dietro da sempre, i miei pensieri stupendi che vacillano, parkinsoneggiano. (sono ciò che voglio.)
*Méscolati*
Oggi, il 31, sa già di 1; passo lenta lo smalto, cerco ricette al formaggio e penso a Foggia, i flash non mi lasciano anche se taccio. Sono momenti contrastanti, è stato un anno contrastante, in cui si è e non si è, si è stati e non si è stati nella testa.
E certe volte sarebbe semplice se poi solo sfiorandosi, solo sentendosi e vedendosi con immondo impegno da altri angoli sonoro-visuali, non si scatenassero certe Emozioni. Loro ci sono, noi ci siamo, vorrei, mi chiedo perché non è, il perché, prenditi un perché.
*Impasta&Amalgama*
Il mento tremulo di inquietudine, le sembra di desiderare qualcosa che deve faticare troppo per avere. (non dovrebbe piovere tutti i giorni.)
]I AM YOUR MIRROR[
La strega-comanda-colori oggi non è vestita troppo bene, ma parla sicura di vetrine e di doni da acquistare per un altro da accogliere. Se lo ami...
Perché alla fine la verità non è solo la nostra.
E quell’ansia, il problema del giorno stile menu a tendina... è tutto complesso. Ma se li metti in tutto come sale a condire la vita, perdi te stessa, non vedi l'universo, non vedi la verità: inquini.
Impillolomane si accascia febbricitante su retaggi romantici; sarà il suo grande difetto.
Stride e prega, la voce di una persona sul punto di cadere, guarda amori deboli infranti da un’altalena: coazioni; una donna infranta da un infarto. (sono venuta a trovarti, ma non credo di averti parlato...)
Le molliche del pane nero aspettavano sulla scrivania, accanto al flauto mezzo smontato e al portafoto di carta, tutti lì a guardarmi. Eppure celebravo un provvisorio lutto.
Imprevisti prevedibili; prende fuoco il combustibile, produce confusione e confonde i piani, passato-presente, sogno-realtà. Tutto a strati contorto.
(la mia stessa distratta storia.)
Poi torni, torniamo.
Troppi forse.
E’ da vedere... se ci saranno altri cori incitati dagli improvvisati, teneri, vecchietti bianchicci, poi al mattino svegli su natali falsi, veri o presunti, progettando notti di Love bus dipinti a mano.
La gente va, la gente torna; c’è chi riapre un blog, ma resta tra le più grandi donne-delusione; eppure anche lì ci sarebbe stato da dire, forse. Di fatto, continuo a mandar giù pillole abnormi contro l’influenza, ma credo che presto ci metterò un punto; un po’ come da piccola con gli sciroppi amari. ..............Ogni tanto si prendono decisioni forti.
E credetemi: non ve le aspettereste.
Sarà che vengono fuori gli animali più strani la notte...
Io a volte resto a fissarli.
]I’LL BE YOUR MIRROR[
Sarò il tuo specchio
Rifletterò quello che sei, nel caso in cui tu non lo sappia
Sarò il vento, la pioggia e il tramonto
La luce sulla tua porta per mostrarti che sei a casa
Quando pensi che la notte abbia oscurato la tua mente
che dentro sei contorto e sgradevole
Permettimi di mostrarti che sei cieco
Per favore abbassa le mani
Perché io ti vedo
Trovo difficile credere che tu non sappia
Che bellezza che tu sia
Ma se così è, permettimi di essere i tuoi occhi
Una mano nel buio, così non avrai paura
[...]
.
]SINKRONISMY[
Corro, armonizzo piedi e respiro, perché respiro, mi calibro sul campo, mi guardo. Nervosa intelligenza.
Sincronizziamo bocche che non si baciano, ma si respirano, l’una sull’altra, e acquistano virus. Contrattiamo nuovi accordi psicologici; purtroppo rare volte le parole tengono stretti gli esseri.
Coordino mani-bocca-altrodame: tequila shock veloce sullo zingarelli, mi filmano, non capisco ma mi muovo, mi afferrano, mi shekerano: (im)perfetti sinkronismy.
E ancora e ancora: accordiamo piedi che avanzano a ritmo, numerosi lacci coloratissimi o nero, strade o stadi, ragazzini e donne; le donne, si sa, ti ‘stupiscono’.
A domani.
Di sbieco, in vecchio, affascinante, bianco e nero, anime in plexiglass sbattute tra aporie concettuali/comportamentali che trovano provvisori? chiarimenti? nei limiti della mia sopportazione.
Piccoli vocianti e gesticolanti sulla scrivania di legno scuro ricoperta di rotoli di carta chiara e rigata; li usiamo per strani giochi simil-osé mentre si parla di cose serissime. /per la prima volta. dopo giorni. di cose serissime./
Abbiamo dei progetti –viaggifuga, pulmini volkswagen, piste di pattinaggio ghiacciate, adventureland, nevi invernali e torte di mele- e mi sento colare la città addosso, la vita addosso, la gente addosso.
/E’ una sensazione perduta a tratti, bella./
(...)
Le parole escono dalle bocche che smodata hai baciato, ti mordono senza rimorso. (di tanto in tanto.)
Voglio una gioia reale non sul punto di cadere, comprensioni esistentive bastevoli di buonismi, pensieri divergenti e lingue che si leccano calde.
Voglio smantellare impalcature di silenzi affettivi con bombe a orologeria dentro il cervello.
Sdraiata, N U D A, baci le sue bocche-congegno e nel medesimo istante lei esplode, zero ritegno; e devasta. (abbiamo dei progetti sui tavoli e sui letti, mi piacerebbe che fosse vero, avervi.)
Seducente,
voglio mordere anch’io.
/senza zavorre,
con la leggerezza e intensità dei
fuochi d'artificio./
“Non c'è una cosa che potrei dirti senza apparire banale,
non c'è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto.
Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami,
potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io,
e non ce la faccio a rincorrerti...”
(Paz)