venerdì, 08 maggio 2009


Vorrei fare la dark, dura, con la matita nerissima e spessa, e anche un po’ allungata sulle tempie. Adoro il nero, non ha un cazzo di lugubre per me, è ripieno, pienissimo.

L’11 è il suo compleanno,

i miei 26 incombono.

(Le messe di commemorazione sono un’occasione per vedere gente cambiata, invecchiata, un mezzo per accorgerti del tempo che passa e che tu ingrassi. Nessuno esce vivo dalla vita.)

L’anestesia che mi inietto certi giorni fin dal mattino si fluidifica, inerte, nel verde mischiato di ocrantico e di blusenzapioggia; le feste delle medie le facciamo, e anche quelle dell’asilo.

Io

Ho

(),

Cuscinetti ossessivi contro il male del tempo, ho delle donne, un fintofiume lipposo, il delirio sul vecchio legno del tavolo strapieno. Nell’attesa, vago alcolicamente libera, creare e ricreare, flussi, e l’aria dolciastra dei corpi sonnolenti.

 

“l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove.”



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sabato, 15 novembre 2008





Partire e tornare

tornare e ripartire

partire, non tornare.

 

E’ sempre un po’ così: fuggo con la valigia stracolma di me che torna più piena e più vuota di me.

Nel processo di spezzettamento/riassestamento i piccoli emi-pezzi collosi si attraggono e si respingono, giocano tremuli incerti tra loro, le altre calamite fanno il resto.

Mi chiedo spesso com’è senza di me, in un fisiologico delirio egomaniaco; l’assenza, seppur momentanea, affascina, mette alla sbarra timidamente, sinuosamente.

So -quel tantino alessitimica pre-volo- della mancanza e della voglia di restare via, ma i due punti sono adiacenti nello stesso gironzolante cerchio che poi sarei Io: li conosco, li osservo, li avvicino, li addolcisco.

A casa attendono ansiose serate splendide e nuove microtragedie, fremono loro... per noi. Eppure si va.

Avrei la cazzo di valigia da chiudere.



rimuginato da piccolaemi alle 10:40
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sabato, 08 novembre 2008





“Give sorrow words:

the grief that doesn't speak

whispers the o'erfraught heart

and bids it to break”

(Shakespeare,

Macbeth)

 

***

Pensieri a sonagli e bocche congelate, grassi minuti di stress, mi giro e va via, quasi schiacciando pozzanghera il resto di me, compreso l’organo.
(...mettere in parole un dolore...?)

Vorrei valvole di sicurezza, voglio un centro caldo che mi accolga costante nel mio ritardo, ma sai, resto calma anche se dentro si sdruciono i punti, e allora serafica in attesa. Rifletto.

Mi perdo in notti arabe di noi, biancamanju ascolta e non sembra particolarmente annoiata da me, scarto dolcetti-cadeaux con dolci frammenti di storia di me, un'altra notte rido viscerale in luoghi mai troppo nemici, a fianco la donna che a giorni fa l’uomo.

So. Bisognerebbe ogni tanto digerire, sciogliere il nodo che non scende, non vuota i succhi gastrici operosi e no, non ti fa bella: non devi calzare vestiti non tuoi, bambina! Lasci fluire il sangue nel sangue?

 

Il 5 di settembre sotto il sole c’è un gruppetto bagnato, tutti lì dietro, io mano nella mano a lui. Ho odiato serpe viscida quel posto, il buio, anche i fiori; avrei urlato, spaccato. Ti avrei impedito di chiuderti lì dentro, di lasciarmi… buio freddo lì dentro… ritaglio un cuore rosso-amore, il terzo, perché non credo che basti. Mi manchi.

 

Il natale pesa vicino nelle vetrine della rinascente, esposto, ma non fuggirà, sa ciò che deve o non deve, sa guardarsi, saprà piangere. E se speranzose bambine antiche progettano rannicchiate fiocchi e abeti dignitosi e cene e vini e notti migliori, io so che in qualche miglior modo CI SARO’.

 

***

Dove stai nascosta

In bocche frigide

E geli,

Appetizioni

E braccia calde di orgasmi.

(?)

Dove ti nascondi

Orgiastica cagna di inverni in agosto

Pellicce in partenza, canti,

Danzo afona

Per te

E

I cristalli scoppiano

-salti termici-

...

Freddi eccessi.



rimuginato da piccolaemi alle 03:29
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domenica, 02 novembre 2008


]TravestiMenti[

Rubiamo ragni di plastica per farne collane -improvvisate ladre combattono una delle varie ingiustizie sparse, a loro dire-, poi verso casa e in puntualissimo ritardo tutti giungono. La new-factory riapre a casa mia: il bianco si mischia al nero di streghe o spose, strisce di ombretti sparsi, le dita si impastano sulle pelli scure, sulle pelli chiare, a ribaltarne il senso. Biancaneve cuce e indossa il nastro rosso che da sempre le dona, franz improvvisato è bellissimo e l’altro classicamente hippy dipinge, si imbratta il visto, la bocca rossa. Smalti neri su di me, viso viola e occhiaie ad arte, la matita scorre dichiaratamente dark. Punte e guanti, collane, sono pronta.
Gli specchi di casa ci riflettono  S P L E N D I D I .
Andiamo, il passo è cadenzato, respiro a fondo nella fretta, mi guardo attorno, ci guardo: mi sento bene. E l’assenza di un qualcosa che possa impressionare l’attimo incoraggia i soliti *Clic* mentali.
A quel punto, il luogo è assolutamente opinabile, sono felice così e non corro in via ugo la malfa, ché alla fine di una lunga strada si arriva sempre.
10059. Posteggi/via/ciao-ciao/dentro: il pertugio ex-garage non si sa deposito di che ci accoglie polveroso ma bardato, l’angolo-alcool è il dispenser per dolcezze liquide e ovviamente esagereremo mielosi tra sguardi approvanti e baci che la biancamanju non ha neanche bisogno di rubarmi. Il cesso è indispensabile e il cartone che fa da porta lo amo così decadentemente appoggiato o tenuto da chiunque passi, e non importa se mi guardano dai buchi, se ci infiliamo in bagno con perfette sconosciute o se le labbra appassionate delle spose mai vergini sono solo casuali. C’è lettere lì e Noi, il rum, il rock, paradisi artificiosi-sorridenti che resteranno in testa per ore insieme alla scontatissima nausea.
StreghEmi balla, ride, ripassa rossetti violacei sulle labbra umide, ruba fazzoletti per il privé alle sue spalle sui muri-vomitatoi scelti dai 3 in panne. Ne metterò teneramente a letto uno, ubriachissima e confusa, scrivendo biglietti sconnessi con numeri di telefono, ancora, dopo 9 mesi. Intanto biancaneve si è infilata le dita in gola, poi è fuggita veloce senza la mela rouge protetta fino all’ultimo conato.
Da parte mia, tolgo il cappello e mi dedico alle lenzuola azzurre; sono ancora truccata, domani nausee, ma buonanotte e anestetici, per stanotte.
 
(niente di nero oggi, solo il vestito
e magari sono maschere.)



rimuginato da piccolaemi alle 16:19
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venerdì, 17 ottobre 2008


Di sbieco, in vecchio, affascinante, bianco e nero, anime in plexiglass sbattute tra aporie concettuali/comportamentali che trovano provvisori? chiarimenti? nei limiti della mia sopportazione.

Piccoli vocianti e gesticolanti sulla scrivania di legno scuro ricoperta di rotoli di carta chiara e rigata; li usiamo per strani giochi simil-osé mentre si parla di cose serissime. /per la prima volta. dopo giorni. di cose serissime./

Abbiamo dei progetti –viaggifuga, pulmini volkswagen, piste di pattinaggio ghiacciate, adventureland, nevi invernali e torte di mele- e mi sento colare la città addosso, la vita addosso, la gente addosso.

/E’ una sensazione perduta a tratti, bella./

(...)

Le parole escono dalle bocche che smodata hai baciato, ti mordono senza rimorso. (di tanto in tanto.)

Voglio una gioia reale non sul punto di cadere, comprensioni esistentive bastevoli di buonismi, pensieri divergenti e lingue che si leccano calde.

Voglio smantellare impalcature di silenzi affettivi con bombe a orologeria dentro il cervello.

Sdraiata, N U D A, baci le sue bocche-congegno e nel medesimo istante lei esplode, zero ritegno; e devasta. (abbiamo dei progetti sui tavoli e sui letti, mi piacerebbe che fosse vero, avervi.)

Seducente,
voglio mordere anch’io. 
/senza zavorre,
con la leggerezza e intensità dei
fuochi d'artificio./


“Non c'è una cosa che potrei dirti senza apparire banale,
non c'è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto.
Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami,
potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io,


e faccio fatica a parlarti...
e non ce la faccio a rincorrerti...”
(Paz)



rimuginato da piccolaemi alle 20:00
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lunedì, 11 agosto 2008


[ieri...]

 

Per strada, mattina non troppo calda, after nelle orecchie e a piedi verso la vita guardando ricordi.

La sveglia con “naufragio” nelle cuffiette accostate dolcemente a me mentre dormo, immersa nel caldo della tenda che non sento.

Strana la mancanza di quella sabbia fastiodiosissima, era mista a terra e si infilava ovunque dopo che ci hai messo un’ora a toglierla dalle mutande. Oggi piedi puliti e risvegli senza schiene a fianco, non pensavo esistesse chi più matto di me inventa una sigla alla Ally McBeal.

Scavarsi dentro, conoscerti ogni giorno di più, guardarti e sorridere con una voglia innata che viene da dentro ogni volta.

[ieri?]

 

Questa voglia di fare la sento e tocco.

Il piccolo centro romanticamente raccolto intorno a noi, casa tua, familiare e sconosciuta al contempo, le olive di 3 cm di diametro, buona e poco cotta la torta di mele ripiena di te per me, le arancine preferite alla diga, i baci nuovi (nuovi?) sulla panca di legno; dopo qualche ora zanzare e corpi nudissimi alla foce del fiume, cespugli, 20/30 morsi sparsi in 1metroeccinquanta, l’acqua è gelida, non la sento, siamo qui: tuffati. E fregatene dei pescatori.

La torcia reduce da Ct non smette di illuminarci se non per spogliarci di nuovo in macchina, completamente folle tu, completamente folle io, non ci fermiamo.

Non siamo stanchi della lunga ricerca ricompensata dalla visione del Cretto con quella bianchezza sulla natura, contaminazione incontaminata, un sudario, il suo fascino e i 2 che convergono su filosofie morali land-art.

Il turno di Selinunte in stile “aprite le cucine, fateci la pizza anche se sono le 24”, alle 2 la sabbia di cacao&farina e la mia logorrea improvvisata, ritorni in delirio, allucinazioni sulle guance di cernia nella punto grigia inondata da Faust’O e in corsa verso un’altra ora di noi muti e dormienti sotto casa, sazi, almeno per il momento. Distrutti sul bus, e sguardi muti che dicono tutto.

In 17 ore  

Palermo

Castelvetrano

Gibellina nuova

Gibellina vecchia

Selinunte

Triscina-3Fontane

Palermo.

 

Sulle labbra.

(bagnate la mattina presto.)

 

(cos’altro potrebbe essere?)

(quello che spinge ad affannose complesse condivisioni di questo e quello

con certe persone e non altre.)

 

[sweetfamily!]
 

Mi chiami puttana, ti rispondo bastardo.

E’ senza pietà quando devo proteggere lei che amo.

Ah, papà, la macchina ha la marmitta sfondata. La porto dal meccanico?

Perché, ti serve la macchina? No.

(…)

 

[terror-bad-trip]

 

Oggi sono i Marta, ma prima anni e tanto altro.
I paradossi di tragich'emi: ansia scombussolata, riandare a quella paura accecante, il senso di imperfezione, quel viaggio di ritorno buio e bagnato a cui penso solo 13 minuti prima di leggerti, mentre parliamo ancora di tutto e di più.
Da certe situazioni si osservano chiare cose... e noi non siamo cieche.
Parole, frasi, pensieri sentiti, modi e vite indosso provati e altri da provare.

'perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare. (...)

l'unica cosa che devi fare è

massacrare-massacrare

le tue paure!'

 

[domani.]

 

Riempio con cura le valigie e le imbarco.

Ho felpe-cadeau per ricordare, ma non ce n’era bisogno, mi sa.

Intanto ti aspetto per la colazione.

 

Siamo pronte a partire, a rapire il mondo, complici e pazze di lui.

E poi forse (forse) anche a tornare.

Tra 6 ore sul Kurfurstendamm.



rimuginato da piccolaemi alle 10:10
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lunedì, 14 luglio 2008


(amo i sogni di certi bambini.)

Una notte all’expa, caldo africano, proposte sexpunkrock, e poi stavo male; sarà stata la torta al caffè o il rum, è che non ti ho potuto salutare. Nausee.

Stamane pensavo alle prime volte, e sarà stata proprio la nausea.

La prospettiva longitudinale non rende giustizia alla casa di doz, al non casuale vestito rosso a gennaio per la pizza a mensa, al maglione blu decisamente bucato e interessante, alla lasagna verde e alle discussioni sulle varie rigidità che pensavo mi avessero resa assurdamente stupida. La nascita di un qualcosa, amiche-nemiche-amiche, risate, parole e non so che altro.

- carino questo zainetto

- prendimi quando vuoi.
(sognano un cellophane, sucre 
artigianale e incantevole.)

Momenti. Ciclicamente li elenchiamo sul letto per non dimenticare, sarebbe un peccato.

(lei ha suoi tipici momenti down, ma è fiera.)

In mezzo, un altro laureato, il mio SN felice per lui e triste per me. Ché poi la parte più bella della festa non poteva che essere quella in cui i bambinetti obesi sognatori e il solito spettacolo improvvisato, la donna dai peli alle ascelle, tutti vanno via e se prima timide-un-po’-snob ora al centro a ballare il trash più trash del padrone di casa in kefia orgogliosa.

E’ in questi momenti che tocco come tutto giri, come tutto valga.

Buonanotte. Adesso posso tornare a casa, sguardo ebete. 
A scandire, baci di quelli semplici e lunghi e dolci in cui le labbra morbide non sai quando si staccheranno.


i bambinetti sognatori















...intanto Respiriamo.


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giovedì, 10 luglio 2008


Il blog è imperdonabilmente rimasto a giugno, la casa famiglia e le mie droghe succhiano il tempo a disposizione e il giorno non si allunga.

Intanto.

(ho voglia di leggere, scrivere, partire immediatamente con le persone giuste, giuste, verso voci nuove e con quelle rassicuranti accanto.)

Le cose accadono, le vite accadono, me ne accorgo.

6 mesi fa il 2008, la delusione e un lento ritrovarsi come quando ti nasce qualcosa, all’inizio uno stelo, ed è verde, fresco, bella la brina invernale. Lasci stanchi difetti accanto, penose file di candele e fumi sempre più indietro, più; fino ad oggi. Quando a malapena riesco perdonarmi amori malati, una mela, esattamente la bella mela rouge che poi la giri e sotto è nera, marcescibile, la copri impaurita e speri... giorni, rinsecchisce, muore-muori-con-lei, le blatte addosso, il rosso svampito, l’alone sul tavolo resta, cazzo resta.

Con certe persone semplicemente smetti di sentirti; era vuoto. E pensi che eri un angelo e poi una troia, un amore e poi un limite, pensi al dolore, al male più grande, al tempo e ti odi, vergognandoti, tu; una di quelle ladre improvvisate e poi scoperte, il sabato al mercatino di piazzale Giotto.

Ormai il furto è avvenuto, la mela è intaccata, e ogni tanto giù nel pozzo ci scendi ancora a vedere tutto un po’ noir, a scorgere quello che avevi e non hai più perché il pinco pallino qualunque con l’ambizione del narciso divino ha fatto nascere la tua malattia, la tua fragilità. Colpa tua ovviamente, è andata.

()

Adesso ho giorni da leggere, materie nuove da assaporare con la mia voglia dietro, sudare, arrivare; ho città tedesche da fotografare, canzoni tue e poi nostre da cantare in anfiteatri, pomeriggi a lavoro oppure a mare, le tovaglie tese e noi sopra, colori; e serate in una casa finalmente vuota per le nostre risate, insieme in questa voglia antica di nuovi adolescenti: le feste dai selezionatissimi invitati, 2 o 9, con quel gusto di Follia Adorata: a volte manca.

Ma.

Ci sono notti, ore, che non puoi rifiutarti.

Ingoi quel mondo roseato di pusher andati, fratelli a ruota libera, amori assurdi a ballare in 2 al centro di una stanza, il vino sul tavolo o le crepes in forno, atomi impazziti nel bel mezzo di una reazione nucleare. Leggo tutto d’un fiato te e noi in te, stranezze, ‘ma dove le inventano certe cose?’.

Chi vomita in bagno, chi fugge, chi resta, chi mangia anelli commestibili confezionati per l’occasione.

E’ perfetto.

 

perfectstar


















"Vedo gli alberi camminare
E la luce del sole che si può mangiare
E le posate che si sposano
E i dischi che si rifiutano di farsi ascoltare
Dalle orecchie sbagliate.”



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domenica, 29 giugno 2008




 

Camminiamo per la solita via in cui svuotiamo ciclicamente portafogli; i negozi sono lì, ma stavolta andiamo Altrove.

 

(Emozioni. Conoscenza. Curiosità.)

(Voglia.)

 

In anticipo, e stranamente, per 2 che forse non hanno il concetto mentale di puntualità. E così l’attesa si carica.

Entrando -ed è come la prima volta, assurdo-, mi invade il profumo, il fascino di tutto questo e il dentro poi mi trema senza coglierne bene il perché.
E’ quasi uno specchio, passa lento mentre parole-non(solo)parole scorrono lungo le 3, scavano. Lei è sulle spine, io osservo scruto ascolto tutto o ciò che posso, entro in me da te.
E’ un’altra scena da scatolina.

 

Questa sera è il turno del Massimo e abbiamo in tutto 3 panini, acqua, libri, musica, e altro. Ci trattiamo bene noi, eh.

A volte si perde la dimensione esteriore per guardare solo in una direzione e scordarsi del resto; ma non siamo del tutto matti e dopo un po’ ci mettiamo un punto, sazi; per ora.

Da bravi, arriviamo dove dobbiamo arrivare, recuperiamo l’improbabile vino delle 21:47, camminiamo vicini; un mondo noto, un mondo ignoto. Il luogo inizia a rilasciare i suoi odori, sapori. La solita città è invisibile, a volte si perde la dimensione interiore per guardare ovunque, ammirare ovunque, stupiti da noi... o dal resto?

Seguiamo percorsi scanditi da lenzuola bianchissime, morbide: lucide, indicano cosa abbiamo da scoprire tra un vicolo e l’altro, e intanto ci tocchiamo, ci scambiamo viaggi mentali, intorno musica e arte.

L’assoluta capacità di modellare le immagini facendo scaturire il dato semplice dell'emozione, della semplicità del sentire.

 

Finirà così:

la vita è inferno, la vita è arte, il tutto è sogno

e siamo lì in mezzo.

 

“Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni,
e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno.

(W. Shakespeare)

 

{ai nostri noi ovunque, ai vicoli;

ai viaggi reali e non,

ai compagni trovati,
condivisi.}



rimuginato da piccolaemi alle 19:39
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mercoledì, 18 giugno 2008


*Clic* 

Scendo veloce le scale con quell’immagine conchiusa nelle pupille: una porta che sta per chiudersi, ma non è vero, dietro c’è un sorriso bianco, grande, sul pianerottolo del secondo piano. Cuffiette, volume al massimo.
 
*Play*
Luce del mattino
Luce di un giorno strano
Pensavi di esser perso
E cambia il tuo destino.
E’ tardi.
Il ‘tac’ del portone ormai è familiare, ma non scontato.
Gambe una dietro l'altra, celeri quanto prima erano lente a salutare, rigirandosi per ore tra intrecci di vario tipo.
E' quasi un rito: verso la car (lì non si sa da quante ore)-chiavi-apro-entro-sguardo su, ciao con la mano dal basso e tengo dentro anche quell’ultimo momento. Accendo. E parto.
Fuori dalla tua porta
Fare la cosa giusta
Essere razionali
Mentre ti gira la testa.
A capofitto nella realtà, alcune notti sulle strade di casa troppo piena per dormire.
Ma stanotte so tutto ed è piacevole: seconda a destra, seconda a sinistra, lunga via pre-stazione, semaforo. L’mp3 noir mi accompagna lungo una via roma semivuota, canto, ballo, passo col rosso, cazzo, sono ancora viva.
Cenerentola torna dal ballo, e magari oggi è quello giusto. 
 
'E' questione di punteggiatura.'
'Ci vuole pazienza.'
 
Se rimpianti di serate amarognole ci deviano su paradossali vetrine rotte, ma loro, pazienti, ‘andiamo a Mondello?’. Ci accoglie il 226 e la chiudiamo così, nel modo più assurdo per noi. O forse no?
Continua a sembrare tutto strano.
Condivisioni telepatico-astrali in cui mai ho creduto.
Ore sul mare, ascolto i rumori, la notte e il giorno.
Non si concede al mondo di girare senza di te, lo sai: chi non gira esce, se porgo mani stanche non posso null’altro.
Le notti scorrono così, e vedi qualcuno piangere (“non è vita falsa, non è vita vera. è tempo. tempo che passa. e basta.”), dentro hai la rabbia; e vedi qualcuno ridere, *Clic*, assorbo tutto, cleptomane di voi, dentro qualcosa che cresce, capelli lunghi ondeggiano vicini su prati noti e non noti: sono sempre diversi certi sorrisi, e non si spreca nulla.

Non sarebbe strano
Essere più leggeri
E NON aver PAURA
Se capitasse a Noi
Se capitasse a noi
Se capitasse
a noi
Se
capitasse
a
noi
.
E poi parlare ancora e di tutto, ti lecco, mi lecchi
(fusioni somato-psichiche).
Buongiorno ().

Che sapori ha…
un’altra Buonanotte?
 
*Clic*



rimuginato da piccolaemi alle 17:49
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