domenica, 11 ottobre 2009


[SensationSeeker:CacciatoriDiEmozioni]

 

[1] Sensation

Palle di Mozart: giorni ripieni in perfetto stile “Palle di Mozart”, cose come scioglibili sferette multistrato arrotolate su se stesse. Costano uno sforzo immane: a scartarle prima e a masticarne i sapori poi, che in bocca -imbevuti di saliva opacizzata color cioccolato- si confondono dall’inizio.

La lingua allucinata parla scrive tace, impastata di marzapane&fondente70%noir.

Sazia. Per un po’.

 

[2] Seeker

Certe performance è vero, riescono male.

Ma ZAK. Capiti davanti agli specchi, ti (ri)vedi -dopo la lotta contro il tuo corpo sformato- infilata a forza dentro al più bel vestito che hai mai avuto, vecchio di molti anni ma cucito addosso come volevi, e insieme vistosamente spogliato di quello che vogliono trapuntarti sulla pelle a colpi di sparaspilli.

Se non se ne capisce un cazzo, affanculo.

Bicchieri solubili di vodka+ strappati al barman-chic, 4 sguardi da “è solo una festa”. E via.

Poche rose bianche, cuori di carta velina sulle vetrate, torta mariage di polistirolo. Candelabri eccessivamente cristallosi, terrazza erotica di 80 metri quadrati, arredi biancominimal. Cinquemila euro a notte.

Sul letto, subito appena finito di rifarlo, lui si fa una sega, ma con amore.

E’ una di quelle notti in cui l’alcol ti ha fottuto, dopo che tu hai fottuto ad arte lui. I pochi occhi aperti sono per la schiena sopra-sotto capelli neri, sovversivi in un’unica punta che afferreresti tirando, e con piacevole violenza.

 

Vuoi incollarti a lei? All’emozione?

Cacciala con foga poco femminea, è fame, labbra voraci, falla a pezzi, ingoiala,

pulsione di lusso.



rimuginato da piccolaemi alle 22:21
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lunedì, 25 maggio 2009


[Gallina vecchia fa buon brodo]

 

Moltheni parla, io rileggo parti di cuori scritti a penna e impacchetto questo ossigeno: scorte fresche per l'estate.

In certe zone di Mondello la puzza di pesce è invadente, si infila con forza nelle narici e arriva dritto allo stomaco, ma noi ascoltiamo i modena sulla panchina per lunghi minuti guardando gabbiani nerastri da credere bellissimi.

Stendere i muscoli piano, con rilassatezza, era quello che volevo.

Muscoli mentali dis-tendono braccia e gambe in una bracciata da rana incapace che mi fa sentire addosso il mare con te accanto.
Il mare era nitido e con una fetta di carne cruda galleggiante, ma

“tu sei

acqua che

cade

su di me”.

Passano ore di dolcezze in pastiglie, in regali, in labbra, in sonni; in cazzi mazzi e ramurazzi; gli odori di ciò che si vuole semplicemente ovunque e sul tanfo. Gli stroppoloni fritti, affettati, a etti, gli auguri di Peppino, il padre che mi scassa più degli altri giorni, tanto per gradire, ma è tutto perfettamente al suo posto e noi in sintonia anche senza sillabe sparse in giro. Il twister. Un cuoricino rosso di palloncino. Il tronco del koala. I muffin al risveglioX4 e i miei occhi dopo aver saputo.

...

I miei sorrisi non erano più miei,

Abbiamo resuscitato un morto, Amore.


()











rimuginato da piccolaemi alle 20:47
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giovedì, 19 marzo 2009


*Quando una donna decide 9 anni prima

il nome di suo figlio*

 

Sipari.

I suoi ricci salgono dalle scale sul retro, li tocca timidamente mentre ci parla con la lingua leggermente di pezza ché quasi non sembra il teatro ambulante che trottava mezz’ore prima sul palco-chachacha, oltre al resto. Ha dei cannoli, dice che sono per noi, ed effettivamente sgambettiamo attorno al Golden da quasi un’ora, attendenti e meritevoli, ebbri di tutto ciò che abbiamo visto, bramato, gustato avidamente da dentro, masticandolo con qualsiasi organo.

L’inizio prevedeva vin rouge poi abbandonato in funzione del potere emotivo dell’attesa; sembrava che corressimo in via Terrasanta, panini ingurgitati senza sentirne il gusto perché la proiezioni mentale è tutta lì, sul palco, dietro il tendone del gigante o mago.

Il premio delle anime in subbuglio ce lo troviamo già confezionato appena girato l’angolo: è una porta grigia semiaperta sull’eco delle prove, antipasti per bocche dilatate e caos da stomaco vuoto, scendiamo/non scendiamo, *clic* sul volto estasiato dell’omìno distributore d’amore in fette oggi ben nutrienti. E’ evidente, siamo per un po’ in quel paradiso: quello dei calzini felici a pois. 

 

...in una sfera... di meraviglia...

rimbalzare pieni di magia-magia-magia!

 

E dentro. A luci semiaccese ci scapicolliamo in avanti dai posti pauvres troppo indietro per certe voracità viscerali e via: Parla piano (e poi...)... il circoshow diventa un insieme di avvolgimenti interiori esteriorizzati, pelli commosse, occhi, i miei, per qualcuno che non conosco con qualcuno accanto che quasi adesso conosco, mi stringe, adesso!, sul palco, sbrigati!
Le ali mentali attaccate al tempo le avrei staccate veloce alla vista degli occhiali da sole blupuffo dell’asilo, delle mani da uomobambino messe in fila una dietro l’altra esattamente come farei io, degli strumenti leggeri come giochi, suonati esattamente come facevo io a 3 anni sullo xilofono del pater.

La mano dentro la mia è sudata e mi piace, come tutti gli sguardi veloci, per non perdere un secondo di quel Solo senza scordare perché sei.

 

...Dove mister Pall incontra mister Mall e in tutta libertà dalla clandestinità...

 

Ma non ci si ferma, perché i sussulti arrivano continuamente a sciami, strumenti (in)consistenti a gogò, “la luce trema nella sera” e gli orfani cuciti addosso conquistano definitivamente i miei neuroni febbricitanti sotto lampade soffuse che ci ondeggiano addosso, sugo amaro al punto giusto sui rigatoni al dente.

Finché la gabbia si accende su inni al fosforo, campanacci, marajà: bagni alchemici estremamente miei, bumbumbum, risuonano, il caneciuffo tra un tadàh e l’altro tatuato sulla pancia e non solo, alle spalle la cappelliera.

Gesti buffi dal palco a simulare abbracci sorridenti per noipubblico indifferente alle comode poltroncine verdi: affolliamo in massa il confine del palco, vogliamo abbuffate secolari, c’è fame di Poesie, qui.


E dopo è una giornata anticrisi: perfetta.

 

 

 

La vita è un ricciolo leggero

nel vapore un filo

cielo color mattino

color cestino

azzurro dell’asilo.



rimuginato da piccolaemi alle 19:02
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martedì, 17 marzo 2009


*

Acciuffata per i capelli, codini alle 3 a.m. di fronte al pezzaro e al suo pezzo agli spinaci in cui sto nuotando alla ricerca della bottiglina vuota preferée. Riacciuffata sul fondo del solito, familiare, bicchiere che quando sto lacrimosa riporta all’aria la parte gioiosa messa in ombra da quell’altra.

Il materasso ha 2 o più facce. Le mani affusolate e smaltate delle mie donne mi afferrano e mi rivoltano per l’occasione, mi mettono a filare sui pattini, a saltare su canzoni bellissime che non ricordo, a svuotare e svuotarci.

Mi innamoro sempre delle bambine mai troppo cresciute che fanno aidi e piter accambio, amo cadere dalle sedie senza capire un cazzo, amo.

*

Il ronzio delle api è appena fastidioso, l’argilla si appiccica sotto le suole e si scivola doverosamente, il verdume invade gli occhi; la cascatella gorgoglia con tanto di ponte invecchiato di legno e muschio, la vedo se scendiamo un po’, dribblando e pestando le spine che abitano naturalmente l’eden; lei sta lì come un premio, e i piccoli. fiori. viola.

Ci hanno dato due chiavi e abbiamo aperto un cancello attraverso il fango, clic, poi richiuso alle spalle, chiusi lì dentro, clic. A destra la valle è poetica, sfregiata da crepe da ex-mare in giallochiaro sotto il sole.

La macchina fotografica ci abbandona e la mente scatta al suo posto.

Sappiamo sciogliere la tensione come aulin nell’acqua fresca, il bicchiere è gialloacceso e il cielo lo vedo a faccia in su, tra i rami e la pelle.

Ovviamente in cima ci siamo arrivati, la discesa l’ho respirata rigenerando tessuti-organi-noi, il tuo maglione è rosso e la mia gonna è corta; al mio arrivo in anticipo mi hai trascinato abbracciandomi; il ritorno non è un ritorno e le ruote annegate nell’inevitabile, molle fanghiglia aiutano ad imparare a nuotare: può essere bello spalare fango, spalmato addosso, sputato dalla bellissima punto grigia maleodorante di bruciato nel tentativo febbrile di spantanarsi ...febbrile e superfluo se il contributo umano è di erba e fazzoletti sotto le ruote e molta estrema voglia di non andare.

*

Altre

Euforiche

Contaminazioni oggi

nel menu à la carte.



rimuginato da piccolaemi alle 01:05
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lunedì, 29 dicembre 2008


(Strano come continui ad essere possibile stupirsi insieme dopo 331 giorni di tutto, stupirsi insieme dell’insieme, di stare insieme. E non vorrei parole e fatti biodegradabili.)

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder



La donnah-bambina ha passato il suo Natale masticando sonoramente carote gocciolanti di salse e brindando; poi, appunto da brava bambina, si è addormentata candida sui seni materni e tra le carte regalo di una notte piena.

(…)

Senza voglia di farmi troppe domande, ho preso i biglietti da 120 km nell’insicurezza di fare la cosa giusta perché oggi decido di vivere anche se non c’è Natale dentro ma solo attorno, e voglio intere, forti secchiate sulla faccia di quelle calde e rigeneranti come un bagno turco, secchiate d’affetto, di mani morbide sul viso, e con gratitudine.

Allora un treno mi riporta annaspando da te e con un giorno di ritardo, mi tuffo, ci tuffiamo l’uno sull’altro. Arrivo “desiderando di vederti sbrilluccicare davanti a me, per me e per il bambino felice che sei quando ridiamo insieme”.

Vinicio risuona, le rose troneggiano, sono sbocciate, bianche e il giallo a condire, succede che sento ciò che ho sempre detto soffrendo della mia solitudine, e sorrido trattenendo un paio di lacrime; strano osservare riflesso e dolce il dolore della separazione degli amanti.

(sulla pe

sulla pe...)

Ancora innamorati su lenzuola di sabbia e capporti a dicembre, le rocce sono la testata di un letto che dà sul mare grigioblù lucido e ribelle, lo fotografo intenso tra un sospiro e l'altro ed è quasi troppo, per me.
Ci sono anche bambini sui tappeti a scartare regali commossi, è festa X2 e i semipoeti declamano un "Meriggiare pallido e assorto" dalla splendida forza decadente-retrò.
(sulla pelle e su noi
cadono perle stasera
le insegne dipingono amanti
dai vetri rigati al vapore)
E' sera, nuotiamo con la bottiglia di lambrusco frizzante, ansie e carezze insieme figlie dello stesso vortice di noi, il tuo locale preferito è grande, pieno di strana gente, c’è anche chi si infilerà in bagno a pisciare con me con la naturalezza invidiabile di una vita. Fuori c’è il freddo di un paesello che non era niente prima di te, le labbra mi bruciano, ci stringiamo di sonno e calori da animali senza pelo e senza filtro, i tergicristallici ci fanno largo sulle strade buie, piove, strapiove, i momenti di silenzio sono pochi e contemplativi, immancabili note parlano, immancabili mani scorrono. “Il tuo è un nome che ci sta su tutto. Tipo il nero.”

Siamo superstiti nella pioggia che non si fermano, il tempo rincorre con le sue fastidiose convenzioni circadiane che è affascinante e anarchico scavalcare, siamo lottatori impertinenti, complici relitti di noi sui cornetti&nutella alle 6 col caffè, e non perché siamo appena svegli, semmai dobbiamo restarci, dentro questo tour de force che ha più pieghe di un lenzuolo non stirato e i riflessi di un infantile caleidoscopio per due esperti di giochi.

(nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi)

 

Non si descrivono le Emozioni.

E adesso non so continuare questa giornata tra le immagini litografate a caldo nella mente, e il sapore del movimento vitalefrenetico che ancora una volta è vero: scosta la distruzione solo ed esclusivamente fisica, giacché la mente, quella complice di entrambi e ovunque, rifiuta regolarmente l'off. 



rimuginato da piccolaemi alle 15:33
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lunedì, 24 novembre 2008


-El Born-

El Born ci ricorda i candelai versione evoluta ed è casa nostra fin dall’inizio; ci muoviamo sciolti per le viuzze ricche del povero e delle empanadas di atùn ben ficcate nello scatolo-a-braccio della signora rossiccia in notturna, a destra il carrer de Moncada e Picasso, a sinistra le guglie gotiche, ovunque gli odori di tapas. Il fascino decadente delle strade in un bicchiere di vino rosso alla ricerca dello scorcio migliore: clic.

 

-Ababa!-

I ladri di spillette fotografano lenti gli angoli impiastrellati di ParcGuell dopo il furto magistrale, passeggiano tra gli scaffali del carrefour mangiando biscotti rubati, fuggono non troppo celeri lungo il Barri Gotic con in tasca il bottino. Apprenderanno e ripeteranno, incauti come gli amanti focosi, eccitati come i bambini al luna park, facce infantili post marachella adrenalinica, mani piccole e veloci. E probabilmente qualcuno ci crede ancora i proprietari di casa Vicenç, invece era la classica violazione di proprietà privata.

Siamo bambini complici, rubiamo il cioccolato alla mamma, scappiamo, nascosti sotto il tavolo a chiederci ridendo a cosa serva il cucchiaio di legno dentro il grembiule, ché tanto non ci scopre mai.

 

-SamosaAddicted a Barcelonacity-

Il mio ringraziamento personale alle samosa, loro cercate ovunque, affamati, inneggiando invasati agli amati pezzi strapieni di tutto. Loro che hanno attuppato le fami alcoliche a piazza Orwell tra i deliri xatò dei trapiantati italiani più borrachos che italiani. Loro che hanno frenato straripanti crisi isteriche a Gracia e funto da dolce alla patata a El Raval. Loro che 1 e 50 centesimi o uno E’ 50 centesimi. LORO . (amordisamosa).

 

-SanclusSanclusSanclus(?)-

Dalle cime incompiute della Sagrada Familia la scritta ci riecheggia qualcosa, ma non ne siamo certi. A un certo punto lui si lancia: Sanclus. E inoltre aggiunge: “san clus lo conosco, babbo natale non si dice santa clus? Ma non è maschio?”. ...Sarà che abbiamo la peste.

 

- () -

Il vecchio turco canuto mostrava il reale augello negro nel cuore stretto del Raval tra una prostituta e l’altra, urlando e pisciando egualmente rauco.
La sera dopo, lui mi guida sicuro nello stesso vicolo, mani sudate intrecciate verso l’assenzio paglierinato del bar Marsella, il luogo degli specchi romanticamente opacizzati tra i tetti scrostati che penzolano tenaci sulla nostra copa. Mentre a un tizio prende fuoco la mano, io progetto il furto della forchetta su cui abbiamo goffamente sciolto lo zucchero&aigua in dolci zollette retrò.


Sarà che siamo viaggiatori istintivi, ingenui: smodate voglie di contatto, il tutto ci conquista, conquistiamo tutto, l’adagio di Albinoni sulla fontana rosso-viola commuove, Gaudì luccica ed esalta, Mirò metafisicosurrealista spinge a conversazione arzigogolate su maggio e sulle mujer y ocell seduti sulle pietre di Montjuic, testimoni le fedeli baguettes+banane preparate sul letto al n°304.


Sarà che siamo viaggiatori curiosi, dormiamo stretti, poi danziamo tutta la notte, sentiamo i sorrisi correndo da un punkbar all’altro, e tachicardici balli (pop)porno al centro di personalissime piste assolate di luci; i chupitos ornano discorsi dall’inglese al sudamericano, cenni di italiano e francese disperato, ancora così tra le in-sinuose traverse della Rambla.


Nomadi fieri di cartine strappate e parchi verdi su cui distendersi, sconcertati dal tuttotroppo della Boqueria, gli stessi di Barceloneta-Urquinaona, dei panini ogni giorno più grandi o dei crolli nevrotici da ricerca di paella, siamo quelli da cuffietta nelle orecchie sulla strada del ritorno che ballano/piangono tra i noti pusher di estrella zona Colòm; e delle 800 foto e del biliardino-postvinrouge all’OvellaNegra, della vagina agitata, dei supermercati-siempre, della merendina locale preferita, del moai&salatinispanish in pietra al Manchester, del fiore e del topo adagiati, teneramente vicini al centro di placa Catalunya, in due, ubriachi, l’uno sull’altro, io accanto alle puttane che dormo un po’ così.

 

In effetti alla fine siamo sempre stati Noi.

(bello. e il bello si sente.)


 

dietro i vetri le nuvole, sotto la spagna... verso l










P.S.:



rimuginato da piccolaemi alle 03:19
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sabato, 15 novembre 2008





Partire e tornare

tornare e ripartire

partire, non tornare.

 

E’ sempre un po’ così: fuggo con la valigia stracolma di me che torna più piena e più vuota di me.

Nel processo di spezzettamento/riassestamento i piccoli emi-pezzi collosi si attraggono e si respingono, giocano tremuli incerti tra loro, le altre calamite fanno il resto.

Mi chiedo spesso com’è senza di me, in un fisiologico delirio egomaniaco; l’assenza, seppur momentanea, affascina, mette alla sbarra timidamente, sinuosamente.

So -quel tantino alessitimica pre-volo- della mancanza e della voglia di restare via, ma i due punti sono adiacenti nello stesso gironzolante cerchio che poi sarei Io: li conosco, li osservo, li avvicino, li addolcisco.

A casa attendono ansiose serate splendide e nuove microtragedie, fremono loro... per noi. Eppure si va.

Avrei la cazzo di valigia da chiudere.



rimuginato da piccolaemi alle 10:40
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lunedì, 11 agosto 2008


[ieri...]

 

Per strada, mattina non troppo calda, after nelle orecchie e a piedi verso la vita guardando ricordi.

La sveglia con “naufragio” nelle cuffiette accostate dolcemente a me mentre dormo, immersa nel caldo della tenda che non sento.

Strana la mancanza di quella sabbia fastiodiosissima, era mista a terra e si infilava ovunque dopo che ci hai messo un’ora a toglierla dalle mutande. Oggi piedi puliti e risvegli senza schiene a fianco, non pensavo esistesse chi più matto di me inventa una sigla alla Ally McBeal.

Scavarsi dentro, conoscerti ogni giorno di più, guardarti e sorridere con una voglia innata che viene da dentro ogni volta.

[ieri?]

 

Questa voglia di fare la sento e tocco.

Il piccolo centro romanticamente raccolto intorno a noi, casa tua, familiare e sconosciuta al contempo, le olive di 3 cm di diametro, buona e poco cotta la torta di mele ripiena di te per me, le arancine preferite alla diga, i baci nuovi (nuovi?) sulla panca di legno; dopo qualche ora zanzare e corpi nudissimi alla foce del fiume, cespugli, 20/30 morsi sparsi in 1metroeccinquanta, l’acqua è gelida, non la sento, siamo qui: tuffati. E fregatene dei pescatori.

La torcia reduce da Ct non smette di illuminarci se non per spogliarci di nuovo in macchina, completamente folle tu, completamente folle io, non ci fermiamo.

Non siamo stanchi della lunga ricerca ricompensata dalla visione del Cretto con quella bianchezza sulla natura, contaminazione incontaminata, un sudario, il suo fascino e i 2 che convergono su filosofie morali land-art.

Il turno di Selinunte in stile “aprite le cucine, fateci la pizza anche se sono le 24”, alle 2 la sabbia di cacao&farina e la mia logorrea improvvisata, ritorni in delirio, allucinazioni sulle guance di cernia nella punto grigia inondata da Faust’O e in corsa verso un’altra ora di noi muti e dormienti sotto casa, sazi, almeno per il momento. Distrutti sul bus, e sguardi muti che dicono tutto.

In 17 ore  

Palermo

Castelvetrano

Gibellina nuova

Gibellina vecchia

Selinunte

Triscina-3Fontane

Palermo.

 

Sulle labbra.

(bagnate la mattina presto.)

 

(cos’altro potrebbe essere?)

(quello che spinge ad affannose complesse condivisioni di questo e quello

con certe persone e non altre.)

 

[sweetfamily!]
 

Mi chiami puttana, ti rispondo bastardo.

E’ senza pietà quando devo proteggere lei che amo.

Ah, papà, la macchina ha la marmitta sfondata. La porto dal meccanico?

Perché, ti serve la macchina? No.

(…)

 

[terror-bad-trip]

 

Oggi sono i Marta, ma prima anni e tanto altro.
I paradossi di tragich'emi: ansia scombussolata, riandare a quella paura accecante, il senso di imperfezione, quel viaggio di ritorno buio e bagnato a cui penso solo 13 minuti prima di leggerti, mentre parliamo ancora di tutto e di più.
Da certe situazioni si osservano chiare cose... e noi non siamo cieche.
Parole, frasi, pensieri sentiti, modi e vite indosso provati e altri da provare.

'perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare. (...)

l'unica cosa che devi fare è

massacrare-massacrare

le tue paure!'

 

[domani.]

 

Riempio con cura le valigie e le imbarco.

Ho felpe-cadeau per ricordare, ma non ce n’era bisogno, mi sa.

Intanto ti aspetto per la colazione.

 

Siamo pronte a partire, a rapire il mondo, complici e pazze di lui.

E poi forse (forse) anche a tornare.

Tra 6 ore sul Kurfurstendamm.



rimuginato da piccolaemi alle 10:10
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venerdì, 01 agosto 2008


   

 

[Attenzione:

questo è un post-logorrea.]

 

g.: "mi dai la carta igienica?"  

e.: "...ah, vuoi il latte?"

 

L’insight serale decreta che ridere = vivere, non posso dire di star bene con qualcuno se non gli rido addosso di gusto. Allora spulcio foto per l’ennesima volta, ne avremo fatte un centinaio e tutte flashanti, non mi vedo spesso così, se non con le mie donne.

 

27/07, il tuo primo viaggio, il mio primo viaggio con te: per 4 giorni l’inconscio smette di difendersi e realizza ciò che ha progettato con tutti i 34 denti in mostra (lui ne ha 34.) ...l’inutilità delle parole non può spiegare ciò che ha visto da dentro.

Saliamo su una punto inverosimilmente carica per 2 come noi, o almeno questa è l’apparenza; la prima destinazione è facile, la tenda cresce turgida e sola di un azzurro-cielo fin troppo cielo, divoriamo il tabulè in notturna e via.

Da lì in poi, la Persecuzione-Misterbianco (seguitelo, vi impedirà di arrivare dove dovete arrivare, ovunque voi vogliate arrivare!). Sta di fatto che alle 21:28 Tremestieri è nostra con un’ora di ritardo, oggi siamo in 4x3 bottiglie di vodka appositamente predisposte dalla sottoscritta in fase “l’alcol cura tutti i miei mali e mi farà cantare anche se non so cantare, e mi farà cadere da uno scivolo anche se non vorrei cadere”. Entra Manuel in rosso, coltelli viola su uno sfondo blu, si inizia anche se sanguino, e stavolta è proprio vero.

Mi ascolto e mi guardo, ti ascolto e ti guardo, ma lo stupore in fondo era già iniziato qualche ora fa. L’emozione è tanta, così uniti da esaurire le parole, e come al solito non lo sapevo -almeno non io-, cadere altre volte è inutile: non lo sento, mi sento ME se ancora salto... “puoi finger bene, ma so che hai fame”. La fine arriva presto e crolliamo a terra, indi in car la cintura in faccia e il coma etilico, dopo un’ora ‘l’uomo che non può guidare’ è in fuga, si rifiuta di proseguire, ok, guido io: i miracoli dei miscredenti e siamo in tenda. Il resto ormai è leggenda e ovviamente la mattina dopo la morte sa di alcool, rinasco e quindi sul mare, tra le vie di Catania, birre alle mele, teatro e ancora noi, svegliarsi insieme viso su viso, straperderci&mangiare, l’Etna di un nero vivo, parlare di massimi sistemi e non.

La nostra casa è una tenda leggera per accoglierci, ma sarebbe bastata ad arte, e per tutto. (perfetto, dove il perfetto racchiude il fisiologico imperfetto.)

E’ quasi troppo.

E poi è impagabile, credo, vedere certe espressioni sul viso noto, riflettersi in te, certe telefonate da Pa che fanno sentire che manchi, origliare le urla del mio omìno stupito dentro il verdissimo canotto-blackhole dell’ultimo giorno, fare tutto insieme, fradici e senza peso. “Niente da dire. Sono senza fiato. Decesso per asfissia.”

()

She Loves You (yè yè yè) la urliamo a squarciagola ancora matti di noi e del resto sulla via del ritorno, perché ridere = vivere, e noi insieme Ridiamo.

 

 

30/07 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

(adesso
-la guida di Berlino sul tavolo, le donne, i pangoccioli-

mi preparo. Riparto, e Vi porto con me.)

 


rimuginato da piccolaemi alle 00:00
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lunedì, 14 luglio 2008


(amo i sogni di certi bambini.)

Una notte all’expa, caldo africano, proposte sexpunkrock, e poi stavo male; sarà stata la torta al caffè o il rum, è che non ti ho potuto salutare. Nausee.

Stamane pensavo alle prime volte, e sarà stata proprio la nausea.

La prospettiva longitudinale non rende giustizia alla casa di doz, al non casuale vestito rosso a gennaio per la pizza a mensa, al maglione blu decisamente bucato e interessante, alla lasagna verde e alle discussioni sulle varie rigidità che pensavo mi avessero resa assurdamente stupida. La nascita di un qualcosa, amiche-nemiche-amiche, risate, parole e non so che altro.

- carino questo zainetto

- prendimi quando vuoi.
(sognano un cellophane, sucre 
artigianale e incantevole.)

Momenti. Ciclicamente li elenchiamo sul letto per non dimenticare, sarebbe un peccato.

(lei ha suoi tipici momenti down, ma è fiera.)

In mezzo, un altro laureato, il mio SN felice per lui e triste per me. Ché poi la parte più bella della festa non poteva che essere quella in cui i bambinetti obesi sognatori e il solito spettacolo improvvisato, la donna dai peli alle ascelle, tutti vanno via e se prima timide-un-po’-snob ora al centro a ballare il trash più trash del padrone di casa in kefia orgogliosa.

E’ in questi momenti che tocco come tutto giri, come tutto valga.

Buonanotte. Adesso posso tornare a casa, sguardo ebete. 
A scandire, baci di quelli semplici e lunghi e dolci in cui le labbra morbide non sai quando si staccheranno.


i bambinetti sognatori















...intanto Respiriamo.


rimuginato da piccolaemi alle 15:16
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