Mangio giri conditi di olio&inquietudine e mi aggiro per la casa masochisticamente, senza decidermi a fare qualcos’altro che non sia osservare il silenzio di certi angoli.
Il senso che certe cose hanno perso adesso mi sa di segatura, come quando grattugi il legno chiaro per molto tempo e con dedizione, e alla fine lui muta in polverina sparsa sul pavimento che se apri il balcone svolazza via in giro, perdendo la sua essenza, se non nella memoria.
Che cos’era l’oggetto iniziare, anni fa, lo sa solo chi lo ha osservato bene.
Il risultato finale è opinabile, è un risultato e non un’origine, l’origine è sempre in filigrana dentro al risultato, ma solo per chi sa guardare: è un dono la riduzione eidetica: l’essenziale è dei cuoredotati.
Oggi è il primo giorno senza tracce di lei, dopo tutto.
Sforzarsi di non riflettere sull’assenza serve, eppure il corpo si irrequietisce da solo, rigido o fin troppo molle sulla sedia nera, cercando altrove comodità mentali.
Oggi era anche giorno di esame, ma non ho spazio per i rimpianti; alle 15e20 i rantoli si ingrossavano nell’altra stanza e ho chiuso tutto sulla schizofrenia per tentare un’altra sorsata di aranciata. ...Che un’ora dopo sarebbe scolata sui mattoni bianchi, spargendosi tra i tentativi febbrili-cianotici di noi ragazzi troppo esperti di fine e di trattenere.
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Siamo figli mentali,
non partoriti da un grembo solo apparentemente sterile:
in realtà ne ha accolti tanti.
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Stanotte ho cercato delle foto, ci sono cose che ad occhi esterni appaiono mediocri e scontate ed eccessive; poi, quando ti sei bruciato, capisci che certe pomate come certe immagini hanno il loro posto in una cornice, e non c’è niente di banale, se il vestito lo porti con la solita dignità.
Le mie lacrime abbondanti, tenetele la mano, ma tenetemi la mano; la consapevolezza di aver amato fino in fondo, fino all’ultimo, desiderando che finisse e piangendo di questo desiderio.
Non morirà mai la mia parte bambina, bagnata, offuscata, neanche mentre nasce quell’altra. Perché c’è troppo dietro un viso raggrinzito dalle piaghe, c’è un troppo che aveva sempre avuto a che fare coi ricordi, con l’amore, con la dignità... con la famiglia, per chi famiglia non ne ha. E io quel viso non mi stancavo fino all’ultimo di accarezzarlo.
Stringo le loro mani calde mentre si avvicendano convenzioni incravattate, ma noi “alle bruttezze di questo mondo, sostituiamo la dolcezza di meravigliose anime”, e questa volta i cestini dell’asilo c’entrano davvero.
"Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e sono giorni che cammino senza meta
portandoti nel cuore."