Qualcuno mangia i miei giorni.
Qualcuno insegue questa settimana, ed è un po' come quando attacco lo scotch sul culo del mio gatto: lui inizia a correre; prima piano e poi in tondo, sempre più veloce, fino a quando non capisce, non individua la pecca, e si affanna inutilmente per cercare di staccarla da sé.
Forse i gatti capiscono meno velocemente, ma questo non cambia la sostanza. La pecca persiste.
Bisognerebbe .f.e.r.m.a.r.s.i.
Guardarla dritto negli occhi.
Avvicinarsi lentamente.
Staccare il pezzetto di scotch appiccicaticcio, fastidioso, peggio della caramella incollata al palato o tra i denti, per giunta dove la lingua non può arrivare.
Odio le caramelle e le persone invisibili.
Baricco direbbe: “normalità d’ordinanza”.
Asma
.
Stiamo in un “mondo che accade e basta”.
“Non è vita falsa, non è vita vera. E’ tempo. Tempo che passa. E basta.”
(oggi ce l’ho con Baricco.)
Fame d’aria
Contro un muro,
Bocche attaccate si muovono non si staccano
Bevono/si-bevono
E penso di tagliarmi lì, sui polsi, dove fa più male del banale,
Lo faremo 4 volte, l’ultima è rimandata, rimandare, di amarsi.
combinazioni mi vagano in testa prima di salire allo stomaco e di nuovo poi la testa
e questa volta visceralmente.
muoio poi non muoio mai
“dalle mie parti l’oblio è l’unico modo per sopravvivere”,
ci vuole stomaco.
Un pezzo di carne fresca in jam session sul bancone sanguinolento,
pesami su una bilancia
voglio il mio scontrino appiccicaticcio, almeno una volta
prima di incartarmi,
e cucinarmi a fuoco lento,
sentirsi masticata tra i denti,
sentire di me
quanto ero buona,
e fresca,
e ben maneggiata
sotto le arti sapienti di chef e mangiatori psicotici e comunisti affamati.
Di. Carne. Fresca.