[Gallina vecchia fa buon brodo]
Moltheni parla, io rileggo parti di cuori scritti a penna e impacchetto questo ossigeno: scorte fresche per l'estate.
In certe zone di Mondello la puzza di pesce è invadente, si infila con forza nelle narici e arriva dritto allo stomaco, ma noi ascoltiamo i modena sulla panchina per lunghi minuti guardando gabbiani nerastri da credere bellissimi.
Stendere i muscoli piano, con rilassatezza, era quello che volevo.
Muscoli mentali dis-tendono braccia e gambe in una bracciata da rana incapace che mi fa sentire addosso il mare con te accanto.
Il mare era nitido e con una fetta di carne cruda galleggiante, ma
“tu sei
acqua che
cade
su di me”.
Passano ore di dolcezze in pastiglie, in regali, in labbra, in sonni; in cazzi mazzi e ramurazzi; gli odori di ciò che si vuole semplicemente ovunque e sul tanfo. Gli stroppoloni fritti, affettati, a etti, gli auguri di Peppino, il padre che mi scassa più degli altri giorni, tanto per gradire, ma è tutto perfettamente al suo posto e noi in sintonia anche senza sillabe sparse in giro. Il twister. Un cuoricino rosso di palloncino. Il tronco del koala. I muffin al risveglioX4 e i miei occhi dopo aver saputo.
...
I miei sorrisi non erano più miei,
Abbiamo resuscitato un morto, Amore.
![]()
- Allora?
Faremo 10 figli oppure finirà e basta?
( )
- Comunque confesso che in momenti di estrema felicità ci ho pensato a fare 10 figli insieme.
- Allora io confesso che ci ho pensato a stare tanto tempo insieme… io e te.
Cioè. Se non va con te con chi deve andare?
“Produzioni seriali di cieli stellati.” Abortiti.
Scarabocchi di pelle pieni di tutta la confusione nera di una notte: il pulviscolo nervoso non solo si respirava, ma si toccava o meglio vedeva, si infilava nei polmoni, li otturava, soffocando le rosee cellule.
Chissà quanto ancora possono allungarsi i non detti, chissà cosa siamo disposti a perdere. Prenderei martelli per frantumarli in mille pezzi sanguinolenti, e con violenza.
*
E’ evidente: il tanti auguri a te è una presa per il culo.
Monto dentro, panna rancida montata si incancrenisce proprio quando c’è un bisogno estremo, viscerale, legato quasi alla sopravvivenza fisica, all’evitamento del crash mentale, di stare bene.
Mi prendo una vacanza neuronale per non impazzire di pensieri e di angosce, assaporerò la città inquinata e il mare, correrò e ammirerò scorci come i vecchi nostalgici… qualcosa per ridare colore agli occhi e ossigeno ai polmoni e rossore alla labbra. Un’iniezione di significato che mi riempia i vuoti lasciati da voi.
E intanto tutto si condensa in nodi alla gola consistenti e tuberosi, li strapperei da me con un qualsiasi arnese infilato in bocca, ma il mal di testa mi mangia parte del cervello molle e inerte, è aggressivo e sfrontato, si mescola al sangue, ai dubbi, alla carne, ed è un patatrak.
[Una Dark-simil-rivoluzionaria che impasta pizza,
Un Cheguevara dell’anima.]
Ho lavato Pup. Strillava come una donna in fase-parto o come una capra isterica, o entrambi.
L’ultima volta che l’ho fatto, la zia era dietro la porta e urlava: “lasciatelo stare l’armaluzzo, chi ci state faciennu?” …Io e il brother sorridiamo, di solito non ci diciamo nulla, ma sappiamo; da come siamo oggi e non eravamo ieri.
[…]
Oggi volevo essere a Cinisi; adesso ha un suo perché, ma l’ho odiato visceralmente quel paese con le finteninfee che pretendono di essere ninfee, catafottute dentro la fontana fintoesagonale e melmosa di una piazza che pretende di essere "Centrale".
E’ un perché incasinato, di bambina costretta e di urla, ed è un perché commosso per quello che rappresenta. Non ne avevo idea, allora; passeggiavo per il corso con una brioche al caffè annoiata del bar Roma; e lo odiavo.
Non me lo avevano detto.
“Noi perdiamo col tempo tutte le volte che lo ignoriamo,
in cui vogliamo essere una cosa che non siamo più.
E allora diventiamo patetici.”
(V. Capossela)
Vorrei fare la dark, dura, con la matita nerissima e spessa, e anche un po’ allungata sulle tempie. Adoro il nero, non ha un cazzo di lugubre per me, è ripieno, pienissimo.
L’11 è il suo compleanno,
i miei 26 incombono.
(Le messe di commemorazione sono un’occasione per vedere gente cambiata, invecchiata, un mezzo per accorgerti del tempo che passa e che tu ingrassi. Nessuno esce vivo dalla vita.)
L’anestesia che mi inietto certi giorni fin dal mattino si fluidifica, inerte, nel verde mischiato di ocrantico e di blusenzapioggia; le feste delle medie le facciamo, e anche quelle dell’asilo.
Io
Ho
(),
Cuscinetti ossessivi contro il male del tempo, ho delle donne, un fintofiume lipposo, il delirio sul vecchio legno del tavolo strapieno. Nell’attesa, vago alcolicamente libera, creare e ricreare, flussi, e l’aria dolciastra dei corpi sonnolenti.
“l'amore resta sveglio
anche se è tardi e piove.”