venerdì, 17 aprile 2009


Stanchezza, vorrei spegnere, spegnermi. Tac.

Tutto finisce nel buio, oggi l’ho visto e a un certo punto la mia testa era inclinata là sotto e ho avuto paura. Troppo buio, una cassa maneggiata come se dentro non ci fosse niente, e un’ombra odiosa dietro o davanti.

(...)

 

...E non sono più una bimba piccola coi ricci che qualcuno può proteggere; in guerra tra la piccola mai accolta e la donna di quasi 26 cazzo di anni che sono con pensieri da donna e desideri da donna... lei contro l’altra: bambina.

(Dovrebbero prendersi per mano quelle 2, essere raccolte vicino da qualcuno che le amasse entrambe.)

(Esiste?)

 



rimuginato da piccolaemi alle 19:31
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lunedì, 13 aprile 2009


[Buone Pasque?]

pasque, sisi.



La mia tonsilla destra è enorme e in fiamme e tenta baldamente di fagocitare l’altra per incendiarla.

I risvegli sono allibiti come i pseudo-addormentamenti, sogno gioghi senza frontiere con me e le mie donne a superare prove di sopravvivenza assurde, scavalcate di cascate, arrampicamenti su muretti di muschio, infiniti castelli di porte da aprire con le maniglie troppo alte. Cazzo di metafore di vita; adesso riempirò 9 pomodori e andrò a mangiarli in via Sampolo con le mie tonsille.

 

E per fortuna Pasqua è morta anche quest’anno.

 

Ci sono giorni

In cui penso o temo

Che resterò sempre

La bassa donnina sfigata

Della porta accanto.

 

La pasqua, un po’ come il natale, è uno di quei giorni in cui mi sento cucito addosso un vestito solitario che ripudierei con la stessa convinzione con cui Galileo abiurò le cazzate ecclesiastiche sul sole che gira attorno alla terra. (Cloro al Clero.)

Desidererei ci fossero ancora loro, per avere la certezza che c’è ancora un embrione di famiglia con cui fare qualcosa, che vuole me… per avere la ragione che oggi mancava per alzarsi dal letto, per fare qualcosa di utile per qualcuno.

Mi mancano, e mi mancano le ragioni del loro amore.

Ma questo è solo egoismo.

 

(Cosa resta? sensi di vita profonda che sfugge.)

 

Avrò sempre una calza sfilata che non posso sostituire?

Il perché di una inevitabile malinconia è così criptico?

Superarlo con sforzi congiunti di mani unite è troppo ostico.

Aulin. Non mi compiango, ma sarebbe più semplice non esistere certi giorni inutili, io inutile.

(mi aspettano per inserirmi a tavola tra i figli degli altri, e forse dovrei lavarmi, ma non c’è niente di veramente mio in questo                 .)

 

(Chissà cosa si prova ogni tanto ad essere svegliati dal calore di una telefonata.)

(Potrebbe essercene bisogno, certi cieli color dopo di pioggia.)

 

“cullami e avvolgimi
con un caldo abbraccio
più che mai
parlami nutrimi.”



rimuginato da piccolaemi alle 11:23
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mercoledì, 08 aprile 2009


Mangio giri conditi di olio&inquietudine e mi aggiro per la casa masochisticamente, senza decidermi a fare qualcos’altro che non sia osservare il silenzio di certi angoli.

Il senso che certe cose hanno perso adesso mi sa di segatura, come quando grattugi il legno chiaro per molto tempo e con dedizione, e alla fine lui muta in polverina sparsa sul pavimento che se apri il balcone svolazza via in giro, perdendo la sua essenza, se non nella memoria.

Che cos’era l’oggetto iniziare, anni fa, lo sa solo chi lo ha osservato bene.

Il risultato finale è opinabile, è un risultato e non un’origine, l’origine è sempre in filigrana dentro al risultato, ma solo per chi sa guardare: è un dono la riduzione eidetica: l’essenziale è dei cuoredotati.

 

Oggi è il primo giorno senza tracce di lei, dopo tutto.

Sforzarsi di non riflettere sull’assenza serve, eppure il corpo si irrequietisce da solo, rigido o fin troppo molle sulla sedia nera, cercando altrove comodità mentali.

Oggi era anche giorno di esame, ma non ho spazio per i rimpianti; alle 15e20 i rantoli si ingrossavano nell’altra stanza e ho chiuso tutto sulla schizofrenia per tentare un’altra sorsata di aranciata. ...Che un’ora dopo sarebbe scolata sui mattoni bianchi, spargendosi tra i tentativi febbrili-cianotici di noi ragazzi troppo esperti di fine e di trattenere.

*

Siamo figli mentali,

non partoriti da un grembo solo apparentemente sterile:

in realtà ne ha accolti tanti.

*

Stanotte ho cercato delle foto, ci sono cose che ad occhi esterni appaiono mediocri e scontate ed eccessive; poi, quando ti sei bruciato, capisci che certe pomate come certe immagini hanno il loro posto in una cornice, e non c’è niente di banale, se il vestito lo porti con la solita dignità.

Le mie lacrime abbondanti, tenetele la mano, ma tenetemi la mano; la consapevolezza di aver amato fino in fondo, fino all’ultimo, desiderando che finisse e piangendo di questo desiderio.

Non morirà mai la mia parte bambina, bagnata, offuscata, neanche mentre nasce quell’altra. Perché c’è troppo dietro un viso raggrinzito dalle piaghe, c’è un troppo che aveva sempre avuto a che fare coi ricordi, con l’amore, con la dignità... con la famiglia, per chi famiglia non ne ha. E io quel viso non mi stancavo fino all’ultimo di accarezzarlo.

 

Stringo le loro mani calde mentre si avvicendano convenzioni incravattate, ma noi “alle bruttezze di questo mondo, sostituiamo la dolcezza di meravigliose anime”, e questa volta i cestini dell’asilo c’entrano davvero.

 

"Ti prego chiamami tesoro adesso
mentre piove e l’aria è fredda
e sono giorni che cammino senza meta
portandoti nel cuore."



rimuginato da piccolaemi alle 17:47
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