giovedì, 26 marzo 2009


"Non si è fatti per stare a soffrire
andarsene se è ora di finire
affidarsi alla vita senza più timore
amare con chi sei
o dare a chi ti dà
e non desiderare sempre e solo
quello che se ne va.
"



rimuginato da piccolaemi alle 16:16
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giovedì, 19 marzo 2009


*Quando una donna decide 9 anni prima

il nome di suo figlio*

 

Sipari.

I suoi ricci salgono dalle scale sul retro, li tocca timidamente mentre ci parla con la lingua leggermente di pezza ché quasi non sembra il teatro ambulante che trottava mezz’ore prima sul palco-chachacha, oltre al resto. Ha dei cannoli, dice che sono per noi, ed effettivamente sgambettiamo attorno al Golden da quasi un’ora, attendenti e meritevoli, ebbri di tutto ciò che abbiamo visto, bramato, gustato avidamente da dentro, masticandolo con qualsiasi organo.

L’inizio prevedeva vin rouge poi abbandonato in funzione del potere emotivo dell’attesa; sembrava che corressimo in via Terrasanta, panini ingurgitati senza sentirne il gusto perché la proiezioni mentale è tutta lì, sul palco, dietro il tendone del gigante o mago.

Il premio delle anime in subbuglio ce lo troviamo già confezionato appena girato l’angolo: è una porta grigia semiaperta sull’eco delle prove, antipasti per bocche dilatate e caos da stomaco vuoto, scendiamo/non scendiamo, *clic* sul volto estasiato dell’omìno distributore d’amore in fette oggi ben nutrienti. E’ evidente, siamo per un po’ in quel paradiso: quello dei calzini felici a pois. 

 

...in una sfera... di meraviglia...

rimbalzare pieni di magia-magia-magia!

 

E dentro. A luci semiaccese ci scapicolliamo in avanti dai posti pauvres troppo indietro per certe voracità viscerali e via: Parla piano (e poi...)... il circoshow diventa un insieme di avvolgimenti interiori esteriorizzati, pelli commosse, occhi, i miei, per qualcuno che non conosco con qualcuno accanto che quasi adesso conosco, mi stringe, adesso!, sul palco, sbrigati!
Le ali mentali attaccate al tempo le avrei staccate veloce alla vista degli occhiali da sole blupuffo dell’asilo, delle mani da uomobambino messe in fila una dietro l’altra esattamente come farei io, degli strumenti leggeri come giochi, suonati esattamente come facevo io a 3 anni sullo xilofono del pater.

La mano dentro la mia è sudata e mi piace, come tutti gli sguardi veloci, per non perdere un secondo di quel Solo senza scordare perché sei.

 

...Dove mister Pall incontra mister Mall e in tutta libertà dalla clandestinità...

 

Ma non ci si ferma, perché i sussulti arrivano continuamente a sciami, strumenti (in)consistenti a gogò, “la luce trema nella sera” e gli orfani cuciti addosso conquistano definitivamente i miei neuroni febbricitanti sotto lampade soffuse che ci ondeggiano addosso, sugo amaro al punto giusto sui rigatoni al dente.

Finché la gabbia si accende su inni al fosforo, campanacci, marajà: bagni alchemici estremamente miei, bumbumbum, risuonano, il caneciuffo tra un tadàh e l’altro tatuato sulla pancia e non solo, alle spalle la cappelliera.

Gesti buffi dal palco a simulare abbracci sorridenti per noipubblico indifferente alle comode poltroncine verdi: affolliamo in massa il confine del palco, vogliamo abbuffate secolari, c’è fame di Poesie, qui.


E dopo è una giornata anticrisi: perfetta.

 

 

 

La vita è un ricciolo leggero

nel vapore un filo

cielo color mattino

color cestino

azzurro dell’asilo.



rimuginato da piccolaemi alle 19:02
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martedì, 17 marzo 2009


*

Acciuffata per i capelli, codini alle 3 a.m. di fronte al pezzaro e al suo pezzo agli spinaci in cui sto nuotando alla ricerca della bottiglina vuota preferée. Riacciuffata sul fondo del solito, familiare, bicchiere che quando sto lacrimosa riporta all’aria la parte gioiosa messa in ombra da quell’altra.

Il materasso ha 2 o più facce. Le mani affusolate e smaltate delle mie donne mi afferrano e mi rivoltano per l’occasione, mi mettono a filare sui pattini, a saltare su canzoni bellissime che non ricordo, a svuotare e svuotarci.

Mi innamoro sempre delle bambine mai troppo cresciute che fanno aidi e piter accambio, amo cadere dalle sedie senza capire un cazzo, amo.

*

Il ronzio delle api è appena fastidioso, l’argilla si appiccica sotto le suole e si scivola doverosamente, il verdume invade gli occhi; la cascatella gorgoglia con tanto di ponte invecchiato di legno e muschio, la vedo se scendiamo un po’, dribblando e pestando le spine che abitano naturalmente l’eden; lei sta lì come un premio, e i piccoli. fiori. viola.

Ci hanno dato due chiavi e abbiamo aperto un cancello attraverso il fango, clic, poi richiuso alle spalle, chiusi lì dentro, clic. A destra la valle è poetica, sfregiata da crepe da ex-mare in giallochiaro sotto il sole.

La macchina fotografica ci abbandona e la mente scatta al suo posto.

Sappiamo sciogliere la tensione come aulin nell’acqua fresca, il bicchiere è gialloacceso e il cielo lo vedo a faccia in su, tra i rami e la pelle.

Ovviamente in cima ci siamo arrivati, la discesa l’ho respirata rigenerando tessuti-organi-noi, il tuo maglione è rosso e la mia gonna è corta; al mio arrivo in anticipo mi hai trascinato abbracciandomi; il ritorno non è un ritorno e le ruote annegate nell’inevitabile, molle fanghiglia aiutano ad imparare a nuotare: può essere bello spalare fango, spalmato addosso, sputato dalla bellissima punto grigia maleodorante di bruciato nel tentativo febbrile di spantanarsi ...febbrile e superfluo se il contributo umano è di erba e fazzoletti sotto le ruote e molta estrema voglia di non andare.

*

Altre

Euforiche

Contaminazioni oggi

nel menu à la carte.



rimuginato da piccolaemi alle 01:05
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giovedì, 12 marzo 2009


Stupida! Stupida:

Sei una Stupida.

Apologia del rifiuto.

 

Lei mi fa entrare nell’oblio, mi fa desistere, desiderare l’annullamento di tutto, sognare di nuotare nel nulla più nulla in cui non esisti neanche più, toccare con mente il niente. Il niente è inconsistente, ma non evanescente, non lo è per il semplice fatto che non lo vedi, assolutamente il contrario.

(Contaminati.)

Intorno ai 18 anni, la sera giocavamo a D&D; il colpo alle spalle -sticazzi-infliggeva 1 dado da 8X3, soprattutto negli specialisti, nei ladri, quelli che cresci come figli, amanti, e poi ti fottono l’anima da dietro: tiravano un dado sul “muoversi silenziosamente”, e quando meno me lo aspettavo: stak, colpita alla nuca: sei morta.

Ma di solito a D&D qualcuno ti schiaffa addosso una pozione e ti rialzi,
E' un Gioco; fantasy, per giunta.




rimuginato da piccolaemi alle 13:58
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venerdì, 06 marzo 2009


Di quante persone ci scordiamo?

Quanti noi stessi mettiamo da parte, prima che squilli il cellulare o il poco tecnologico telefono di casa, prima che l’ultima versione del messenger ti trilli o che si apra la pluriquotidiana finestra di facebook?

Passi veloci, qualcuno torna, una parte troppo timida e paurosa della tua anima viene a dirti Basta, una febbre ti offusca la mente il necessario per tornare a vederci chiaro.

Apro occhi e resto di me: ci siamo ingozzati di emozioni, suggestioni; di musiche, di bellezze morbido-pervasive, di momenti profumati in cui la stanchezza di lei era lo sfondo e la pelle di qualcun altro il rifugio più naturale.

Una delle prime notti tornai all’alba e senza mutande, oggi torno a letto.

Stanchezze da randagismo emotivo che quasi mi rassegno a considerare mie, ma non mi stanno affatto bene, l’illusione è un lusso che alcune fanno bene a degradare nel cassetto dei calzini. ...Magari è il Paradiso.

 

 

Parla piano e poi
non dire quel che hai detto già
le bugie non invecchiano
sulle tue labbra aiutano
tanto poi
è un’altra solitudine specchiata
scordiamoci di attendere
il volto per rimpiangere
Parla ancora e poi
dimmi quel che non mi dirai
versami il veleno di
quel che hai fatto prima…
su di noi
il tempo ha già giocato ha già scherzato
ora non rimane che
provar la verità.

()

Quando ami qualcuno
meglio amarlo davvero e del tutto
o non prenderlo affatto
dove hai tenuto nascosto
finora chi sei?
cercare mostrare provare una parte di sé
un paradiso di bugie
La verità non si sa non si sa..
come riconoscerla
cercarla nascosta
nelle tasche i cassetti il telefono
che ti da’ che mi da’
cercare dietro gli angoli
celare i pensieri
morire da soli
in un’alchimia di desideri
sopra il volto tuo
pago il pegno di
rinunciare a me
non sapendo dividere
dividermi con te.
()



rimuginato da piccolaemi alle 17:04
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lunedì, 02 marzo 2009


 

 

 

Debordante e onnivora malinconia, mi prende lo stomaco lo spezzetta si ciba,

Uccidete la domenica.

Qualcuno a modo suo ti saluta, conosco visi che piangono mentre non piangono, lei mi guarda con gli occhi mentre cerco di sfamarle il volto scavato dalla vecchiaia, ma pur sempre dolce.

Forse Chaplin sorride recitanto un dolore, ed è poetico; questo non cambia che non avrei voluto vederti lì dentro, morta, o qui, gettata con tutto il tuo peso sulle sbarre color pallido, senza scelta alcuna di urlare, solo di urlare per il dolore umanissimo di soffrire, ancora.

 

Un bacio.



rimuginato da piccolaemi alle 01:41
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