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L’estate scorsa ogni tanto o spesso mi chiamava, c’era caldo, la voce tremula e rotta, sofferta ma soprattutto ben nota; illogico, io contenta di ascoltarla se dentro piangevo, di studiare strategie per farla fuggire, di essere una complice.
Lo strano caldo di quelle poche volte, come un’attesa ripagata.
...
Ce lo hanno portato via, dovremmo prima o poi perdonare.
(lacrima)
(cade)
(lascio fare)
(.)
La continuità psicologica dei personaggi intrappolati nella ripetizione compulsiva di un feroce passato. ...Ma adesso Andiamo.
(Ho aspettato di amarli, per quel poco che sapevo fare.)
(Ed era poco.)
]
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano tutti vicini
nel paradiso dei calzini…
Chi non ha mai trovato il compagno
fabbricato soltanto nel sogno
chi si è lasciato cadere sul fondo
chi non ha mai trovato il ritorno
chi ha inseguito testardo un rattoppo
chi si è fatto trovare sul fatto
chi ha abusato di napisan o di cloritina
chi si è sfatto con la candeggina.
Nel paradiso dei calzini…
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me
Dov’è andato a finire il tuo amore
quando si è perso lontano dal mio
dov’è andato a finire nessuno lo sa
ma di certo si troverà là…
Nel paradiso dei calzini
si ritrovano uniti e vicini
nel paradiso dei calzini
non c’è pena se non sei con me;
non c’è pena se non sei con me.
Impregna, ed è una Donna che ha a che fare con la tristezza di una domenica mattina di fine febbraio, di quando ti alzi perché desìderi e vai, ti ri-trovi in mezzo ai bambini festanti in costume, ma vorresti essere loro o niente.
Poi, ha a che fare col sapore illuso di un sabato mattina, sveglia con addosso vestiti grandi per te, più semplicemente suoi, sotto il materasso è nudo, spuntato ad arte dal corpo e dalle mani, mio e sue, ma insieme.
La spugna assorbe senza fame.
C’è chi non se ne cura,
siamo cazzo di Piume.
“Mamma ho perso il limite, dove sarà?
Sembra quasi che la notte non finisca
E
“Quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci.
E la limpidezza delle cose deboli.
E la solitudine, perfetta, di ciò che si è perduto.”
Il dolore con eco si incancrenisce in un’anestesia emozionale che non volevo, non vorrei.
In doccia, caldissima, la pelle da gelida e sudaticcia dopo la corsa diventa rossa, cerco cosa vedono i suoi piccoli occhi, sempre fissi in un punto, o più probabilmente chiusi.
A me lei risponde ancora, ed ha sapore di dio vedere come si esce da un ritiro primitivo, il sopore di tutta la mente intera, zero tempo. Mi chiede un bacio, mi chiedo umida come salutarla. Interrogarsi sui pensieri, sulle leggi delle fantasie inconsce, certe volte non serve, mi rifiuterei di vedere ciò che vedo, di non dormirci addosso la notte, di pressarmi dentro tutto ciò che mi manca e mi mancherà. (FOTTITI.)
...
..
Equilibri che non ho,
Infezione latente.
.
Quell’altra donna che un po’ le incarna tutte, riflesse da me, coglie in filigrana le paure che partorisco, i sogni che partorisco, i pensieri che non partorisco.
Io che corro e respiro e strasento; le guardo e sorrido, poi a volte sottovivo.
Come fai quando hai addosso tutto questo, se intanto le vite ti stanno bruciando da qualche parte dentro?

[“Io vi amo
Vi amo ma vi odio però
Vi amo tutti
È bello è brutto
Un giglio marcio”]
Ci sono storie di ore a sfancularsi e storie di ore a letto a fare l’amore
Cazzo di litri di lacrime e che cazzo! Denti bianchi distesi sotto labbra di sorrisi
Giorni interi a odiarsi e giorni indimenticabili
Dimenticanze imperdonabili, pensieri eterni
Bla e ciglia spettinate da orgasmi alla panna.
Ci sono giorni fortunati in cui restare a letto e notti insonni in cui correre a versare sale e rum per la città piena di maledette scaffe e asfalti dissestati: evidenti mazzette tra costruttori di sospensioni e società mal-asfaltatrici, spiega morbida una donna.
Di tutto in cazzo di vite sparse A CASO sul nostro continuum salato, aspro, agrodolce; da ieri ad oggi il pentagramma in notturna trabocca, movimenti retroattivi, meccanismi di difesa della minchia, fughe mentali, desideri fortissimi; straripa... rigato di delusione o di speranza vomitate di fretta o senza istinto, di sorprese giunte e non giunte. Di baci sopra sotto ovunque.
....
Lì vorrei il tuo grembo.

Il prof. era sostanzialmente un porco, ti fumava in faccia e tra repubblica e GdS sceglieva sicuro GdS. Le coorti dei lecchini si susseguivano fastidiosi tra i disturbi d’ansia e il caffè macchiato posto attentamente sotto il suo naso dalla prima segretaria della lista. A lato, l’armadietto dei farmaci ci osservava; attorno, un mondo psichico e colorato. Il mio primo esame con la musica pop volutamente in sottofondo.
Ok, è andata, ora fremo, torno agli ascensori particolarmente adatti ai mènage à trois e ai bicchieri massicci bordati di blu per labbra rosse e affamate. Torno ai corpetti neri e alle autoreggenti delle notti in cui ci infiliamo dolci la lingua in bocca dopo la pizza.
Da qualche parte, in viuzze strette e annacquate, ci sono paradisi di taverne radical pink che strappano amore mescolato ad abbondanti mezzi piatti di spaghetti. E ci sono inferni di notti insonni e passionali.
Fiori grandi e rossi nella mia stanza, pistillo lungo, giallo.
Sto tornando lì.
*batte le ciglia romanticamente spettinate dalla mancanza,
mentre lui le appiccica sulle labbra rosa parole (in)sinuose
e tutto ciò che lei bramava sentirsi dire.*
(Do not disturb, please.)
(Play!)
()