mercoledì, 31 dicembre 2008


bambina?























La biodegradabilità è un’arte, io sono un’artista, e questo è un quadro torbido, pieno di ombre e di vergogna per un dentro di transizione non ancora redento, pieno di vecchi figuri ansiosi di demenziale rivalsa: nessuno può essere considerato affidabile e l'amore proibito, coperto di veli, è condannato a non essere compreso.

 

Fa male dimenticare come ci si sente dopo aver masticato un po’ di felicità, fa male dimenticare cosa sei in fondo non troppo in fondo. (sono ciò che non voglio.)

Fa male trascurare quello che c’è dietro da sempre, i miei pensieri stupendi che vacillano, parkinsoneggiano. (sono ciò che voglio.)

*Méscolati*

Oggi, il 31, sa già di 1; passo lenta lo smalto, cerco ricette al formaggio e penso a Foggia, i flash non mi lasciano anche se taccio. Sono momenti contrastanti, è stato un anno contrastante, in cui si è e non si è, si è stati e non si è stati nella testa.

E certe volte sarebbe semplice se poi solo sfiorandosi, solo sentendosi e vedendosi con immondo impegno da altri angoli sonoro-visuali, non si scatenassero certe Emozioni. Loro ci sono, noi ci siamo, vorrei, mi chiedo perché non è, il perché, prenditi un perché.

*Impasta&Amalgama*

Il mento tremulo di inquietudine, le sembra di desiderare qualcosa che deve faticare troppo per avere. (non dovrebbe piovere tutti i giorni.)



rimuginato da piccolaemi alle 13:20
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lunedì, 29 dicembre 2008


(Strano come continui ad essere possibile stupirsi insieme dopo 331 giorni di tutto, stupirsi insieme dell’insieme, di stare insieme. E non vorrei parole e fatti biodegradabili.)

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder



La donnah-bambina ha passato il suo Natale masticando sonoramente carote gocciolanti di salse e brindando; poi, appunto da brava bambina, si è addormentata candida sui seni materni e tra le carte regalo di una notte piena.

(…)

Senza voglia di farmi troppe domande, ho preso i biglietti da 120 km nell’insicurezza di fare la cosa giusta perché oggi decido di vivere anche se non c’è Natale dentro ma solo attorno, e voglio intere, forti secchiate sulla faccia di quelle calde e rigeneranti come un bagno turco, secchiate d’affetto, di mani morbide sul viso, e con gratitudine.

Allora un treno mi riporta annaspando da te e con un giorno di ritardo, mi tuffo, ci tuffiamo l’uno sull’altro. Arrivo “desiderando di vederti sbrilluccicare davanti a me, per me e per il bambino felice che sei quando ridiamo insieme”.

Vinicio risuona, le rose troneggiano, sono sbocciate, bianche e il giallo a condire, succede che sento ciò che ho sempre detto soffrendo della mia solitudine, e sorrido trattenendo un paio di lacrime; strano osservare riflesso e dolce il dolore della separazione degli amanti.

(sulla pe

sulla pe...)

Ancora innamorati su lenzuola di sabbia e capporti a dicembre, le rocce sono la testata di un letto che dà sul mare grigioblù lucido e ribelle, lo fotografo intenso tra un sospiro e l'altro ed è quasi troppo, per me.
Ci sono anche bambini sui tappeti a scartare regali commossi, è festa X2 e i semipoeti declamano un "Meriggiare pallido e assorto" dalla splendida forza decadente-retrò.
(sulla pelle e su noi
cadono perle stasera
le insegne dipingono amanti
dai vetri rigati al vapore)
E' sera, nuotiamo con la bottiglia di lambrusco frizzante, ansie e carezze insieme figlie dello stesso vortice di noi, il tuo locale preferito è grande, pieno di strana gente, c’è anche chi si infilerà in bagno a pisciare con me con la naturalezza invidiabile di una vita. Fuori c’è il freddo di un paesello che non era niente prima di te, le labbra mi bruciano, ci stringiamo di sonno e calori da animali senza pelo e senza filtro, i tergicristallici ci fanno largo sulle strade buie, piove, strapiove, i momenti di silenzio sono pochi e contemplativi, immancabili note parlano, immancabili mani scorrono. “Il tuo è un nome che ci sta su tutto. Tipo il nero.”

Siamo superstiti nella pioggia che non si fermano, il tempo rincorre con le sue fastidiose convenzioni circadiane che è affascinante e anarchico scavalcare, siamo lottatori impertinenti, complici relitti di noi sui cornetti&nutella alle 6 col caffè, e non perché siamo appena svegli, semmai dobbiamo restarci, dentro questo tour de force che ha più pieghe di un lenzuolo non stirato e i riflessi di un infantile caleidoscopio per due esperti di giochi.

(nascosti nella sera
partono treni a ogni ora
partono ma
non partiamo noi)

 

Non si descrivono le Emozioni.

E adesso non so continuare questa giornata tra le immagini litografate a caldo nella mente, e il sapore del movimento vitalefrenetico che ancora una volta è vero: scosta la distruzione solo ed esclusivamente fisica, giacché la mente, quella complice di entrambi e ovunque, rifiuta regolarmente l'off. 



rimuginato da piccolaemi alle 15:33
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venerdì, 19 dicembre 2008


[“ ‘Non aver paura tesoro, è Babbo Natale!’

Rapidi flash. A proposito di Babbo Natale, ne vedo uno, gigantesco e traslucido, che si staglia sulla coda immobile con una terribile silhouette d’antropofago.

Ha una bocca color ciliegia.

La barba bianca. Un bel sorriso.

Gambe di bambino che gli escono dalla bocca.”

(D. Pennac)]

 

Parole in silenzio su questi schermi, quasi forcluse, si leggerebbe su qualcuno dei miei libri. ...Sarà il periodo che si mette d’accordo con l'Es per sventolare la bandierina rossa del 'via allo sclero'.

Anche senza di lei, me stessa allo specchio era il prodotto malriuscito di un impasto di voglie e tristezze, cioccolato e ghiaccio a ricordare cosa c’è e cosa non c’è. Calcificazione del cuore.

La lista dei vaporizzandi si gonfia ogni giorno fiera e inconsapevole, una donnah bellissima si laurea, l’altra progetta lasagne natalizie al seitan X 2.

Il pater si trastulla tra suppellettili religiose placidamente impolverate-dormienti sul fondo del mio Io. Gli dico che non è natale questo natale e mi scoppia a piangere come il vecchio professor Crastaing di nuovo bambino, di nuovo assolutamente incolume, ma sempre occhiali e cappello.

La bimba col suo visone tondodolce dice di chiamarsi Veronika con la ‘K’ e di alzarsi alla 6:30 per venire a trovare il suo papà, lo ama, ma non la mamma, “la mamma no!”; è di Catania e sento il sapore delle arancine buonissime e puntute di un’estate nostra e ancora nostra mentre la piccola K tonda ci disegna accanto, dispenser di dolcezze in mezzo al gelo umido dei colori: siamo in carcere, sorrido.

E’ così che lo strazio dei giorni si attenua, sto bene al mio posto tra bambini graffiati, acerbi frufrù meravigliati nel mondo dei giochi, neonati paonazzi da dondolare sul cavalluccio, gente qualunque a dare il calore che voglio in giro e per me: siamo sempre in carcere, e sorrido.

 

Persone e Personaggi, ombre di chi non ha il coraggio di continuare a esistere, rabbia e sensualità, vento elettrico, freddo statico.

 

***

Ho fatto tardi anche stamattina.

Certi giorni sei un movimento che non nasce, un itinerario non compiuto,

poi ti svegli la seconda volta, ti lavi, e vai.


Non voglio perder(mi),

se non in baci caldi sulle labbra umide.



rimuginato da piccolaemi alle 01:16
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