domenica, 26 ottobre 2008


]I AM YOUR MIRROR[

 

La strega-comanda-colori oggi non è vestita troppo bene, ma parla sicura di vetrine e di doni da acquistare per un altro da accogliere. Se lo ami...

Perché alla fine la verità non è solo la nostra.

E quell’ansia, il problema del giorno stile menu a tendina... è tutto complesso. Ma se li metti in tutto come sale a condire la vita, perdi te stessa, non vedi l'universo, non vedi la verità: inquini.

 

Impillolomane si accascia febbricitante su retaggi romantici; sarà il suo grande difetto.

Stride e prega, la voce di una persona sul punto di cadere, guarda amori deboli infranti da un’altalena: coazioni; una donna infranta da un infarto. (sono venuta a trovarti, ma non credo di averti parlato...)

Le molliche del pane nero aspettavano sulla scrivania, accanto al flauto mezzo smontato e al portafoto di carta, tutti lì a guardarmi. Eppure celebravo un provvisorio lutto.

Imprevisti prevedibili; prende fuoco il combustibile, produce confusione e confonde i piani, passato-presente, sogno-realtà. Tutto a strati contorto.

(la mia stessa distratta storia.)

Poi torni, torniamo.
Troppi forse.

E’ da vedere... se ci saranno altri cori incitati dagli improvvisati, teneri, vecchietti bianchicci, poi al mattino svegli su natali falsi, veri o presunti, progettando notti di Love bus dipinti a mano.

 

La gente va, la gente torna; c’è chi riapre un blog, ma resta tra le più grandi donne-delusione; eppure anche lì ci sarebbe stato da dire, forse. Di fatto, continuo a mandar giù pillole abnormi contro l’influenza, ma credo che presto ci metterò un punto; un po’ come da piccola con gli sciroppi amari. ..............Ogni tanto si prendono decisioni forti.

E credetemi: non ve le aspettereste.

 

Sarà che vengono fuori gli animali più strani la notte...

Io a volte resto a fissarli.

 

]I’LL BE YOUR MIRROR[

 

Sarò il tuo specchio
Rifletterò quello che sei, nel caso in cui tu non lo sappia
Sarò il vento, la pioggia e il tramonto
La luce sulla tua porta per mostrarti che sei a casa
 

Quando pensi che la notte abbia oscurato la tua mente
che dentro sei contorto e sgradevole
Permettimi di mostrarti che sei cieco
Per favore abbassa le mani
Perché io ti vedo
 
Trovo difficile credere che tu non sappia
Che bellezza che tu sia
Ma se così è, permettimi di essere i tuoi occhi
Una mano nel buio, così non avrai paura

[...]

.

 

]SINKRONISMY[

 

Corro, armonizzo piedi e respiro, perché respiro, mi calibro sul campo, mi guardo. Nervosa intelligenza.

Sincronizziamo bocche che non si baciano, ma si respirano, l’una sull’altra, e acquistano virus. Contrattiamo nuovi accordi psicologici; purtroppo rare volte le parole tengono stretti gli esseri.

Coordino mani-bocca-altrodame: tequila shock veloce sullo zingarelli, mi filmano, non capisco ma mi muovo, mi afferrano, mi shekerano: (im)perfetti sinkronismy.

E ancora e ancora: accordiamo piedi che avanzano a ritmo, numerosi lacci coloratissimi o nero, strade o stadi, ragazzini e donne; le donne, si sa, ti ‘stupiscono’.

A domani.



rimuginato da piccolaemi alle 17:32
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domenica, 26 ottobre 2008


Da "GIORNO/RESTO/NAZIONE" di giovedì 23 ottobre 2008
INTERVISTA al Senatore a Vita Francesco Cossiga, 80 anni.
8° Presidente della Repubblica Italiana, Cavaliere di Gran Croce decorato di Gran Cordone OMRI, Rajà nell'Ordine Sikatuna, Grand’Ufficiale dell’Ordine dell’Aquila Azteca (più altre 20 Onorificenze Fantozziane).

Di ANDREA CANGINI - ROMA.
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato? «Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figurac-cia». Quali fatti dovrebbero seguire? «Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno». Ossia? «In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...». Gli universitari, invece? «Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città». Dopo di che? «Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri». Nel senso che... «Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano». Anche i docenti? «Soprattutto i docenti». Presidente, il suo è un paradosso, no? «Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in-dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!».
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? «In Italia torna il fascismo», direbbero. «Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio».
Quale incendio? «Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale». E` dunque possibile che la storia si ripeta? «Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo». Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti. «Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...». Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente... «Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all`inizio del- la contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com`era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente».




***
Ho letto questa parole un po' al vento sulla panca chiara e international di lettere -io adottata a lettere ormai- con il mocaccino scuro e fumante e poco zuccherato in mano.
Sono stata investita mentalmente da un metaforico moto di vomito.
E in preda a questo razionale moto, ci scambierei 2 paroline davanti a un caffé sempre a lettere, con questo baronissimo. D
el tipo:
'Caro Rajà. Sei fin troppo civile e pacifista! F
orse i milioni di ectoplami vocianti che da un po' marciano in quelle che ritenete le vostre città (perché 'pensate' di governarle) ti fanno paura come le Br? ...Comodo il paragone abnorme!
Mi sa che ci vedi male a 80'anni: non siamo noi i fascisti guerrafondai; noi siamo i tuoi poveri, e tu sei il ricco: un maschio ricco con l'orgoglio dell'uccello e il cervello del picciolo pubblico che ti ha pasciuto. Il nostro.
E
mbé. Continua a pascerti cazzuto col jet privato; noi urliamo manifestanti, con la voglia di chi, caldo, almeno ci prova a opporsi ai colletti inamidabi -ma attenzione: assolutamente non bianchi!- come te.'
[lunedì 27 ottobre, ore 16, piazza politeama;
andrò con la febbre.]


(e a quel punto lui chiamerà la sua polizia pronta a tutto e io otterrò tutte le agognate risposte sul mio futuro.)



rimuginato da piccolaemi alle 12:54
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venerdì, 17 ottobre 2008


Di sbieco, in vecchio, affascinante, bianco e nero, anime in plexiglass sbattute tra aporie concettuali/comportamentali che trovano provvisori? chiarimenti? nei limiti della mia sopportazione.

Piccoli vocianti e gesticolanti sulla scrivania di legno scuro ricoperta di rotoli di carta chiara e rigata; li usiamo per strani giochi simil-osé mentre si parla di cose serissime. /per la prima volta. dopo giorni. di cose serissime./

Abbiamo dei progetti –viaggifuga, pulmini volkswagen, piste di pattinaggio ghiacciate, adventureland, nevi invernali e torte di mele- e mi sento colare la città addosso, la vita addosso, la gente addosso.

/E’ una sensazione perduta a tratti, bella./

(...)

Le parole escono dalle bocche che smodata hai baciato, ti mordono senza rimorso. (di tanto in tanto.)

Voglio una gioia reale non sul punto di cadere, comprensioni esistentive bastevoli di buonismi, pensieri divergenti e lingue che si leccano calde.

Voglio smantellare impalcature di silenzi affettivi con bombe a orologeria dentro il cervello.

Sdraiata, N U D A, baci le sue bocche-congegno e nel medesimo istante lei esplode, zero ritegno; e devasta. (abbiamo dei progetti sui tavoli e sui letti, mi piacerebbe che fosse vero, avervi.)

Seducente,
voglio mordere anch’io. 
/senza zavorre,
con la leggerezza e intensità dei
fuochi d'artificio./


“Non c'è una cosa che potrei dirti senza apparire banale,
non c'è gesto che mi sia consentito fare, ora che il tuo amore è morto.
Ma vorrei riuscire a ricordare come ti chiami,
potrebbe aiutarmi a ricordare come mi chiamo io,


e faccio fatica a parlarti...
e non ce la faccio a rincorrerti...”
(Paz)



rimuginato da piccolaemi alle 20:00
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domenica, 12 ottobre 2008


[Titolo: NoEmi]

 

Partorirmi, conquistare e scegliere le possibilità di essere... (...)

Potrei essere un un castello di carte con lei alle fondamenta. (scuotimi.)

Dentro di me è denso, guarda, infila il cucchiaio di legno scuro: il rosaanticomagmatico si appiccica e lento ridiscende di sotto, scorre, è spesso, e spesso si condensa in me. Fuma; ma tu mescola piano e bene.

...Non è affatto amaro. (spogliami.)

Volevo uova di pasqua ai cereali.

 

[Dlin-Dlon]

 

Aprire la porta, naturale.

Ma lo vedi il mio viso?

Ho ancora un viso, io?

E perché non mi guardi?

 

[Funambolo: tiro le corde affinché restino tese, ma se poi per respirare, pressata, le lascio un po’... tu non ci sei, lui crolla, lei cade.]

(cura. quella. corda.)

 

Ti succede mai che non ti si veda bene, e che hai la gola secca, ma nessuno ha sentito? Non sono una stupida, cazzo. ...Questa voglia di fuga in verdi e assolutamente solitarie solitudini serene in cui non c’è chi non vede. E se il castello fosse veramente crollato, oggi?

A chi interessa chi?

Per Chi

Con Chi

(Chi)

Sono

?

 

Passiamo pomeriggi e pranzi e credi alcune cose, di esserci, di parlare. Ti succede mai di chiederti dove finiranno le tue parole? 

(nessuno ha chiesto niente a nessuno)

Ti succede mai di vederle galleggiare vuote mentre blabla: parli? E se loro hanno un peso, che peso hanno?

(pesale, ti prego. E dimmelo, con precisione.)

Voglio capire a cosa servono, contro questo sentirsi inutile, perché credevo di esserci anch’io, ma ero invisibile.

 

[Causa Morti]

 

Il linguaggio non verbale rappresenta il 65% di tutta la comunicazione umana.

«I dolori più forti sono di poche lacrime. Perché? Perché ti mozzano il fiato.»

“La comprensione è un’utopia, come l’anarchia”.

 

(un giorno vedi che -solo perché si esprime diversamente- quello che hai o dai non serve, non molto. Adesso tu, un po’ Penelope, allenti le maglie, io di conseguenza allento le maglie. Il punto è che non te ne accorgi.)

(RADERE AL SUOLO I CASTELLI DI CARTE.)



rimuginato da piccolaemi alle 15:52
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sabato, 04 ottobre 2008


Stanca e apatica.

Ah. E confusa.

Mi scordo di tutto ma non tutto, e invece vorrei.

Sarà per questo che ho sempre sonno, anche sul tappeto con le donne adorate, anche se una volta tanto va bene e si torna ai vicoli.

Quel giorno la prof. Epifanio -giovane e bellina, magra anche, le ho chiesto la tesi- spiegava con tanto di film e slide i meccanismi di difesa nell’aula magna di via Aquileia; sì, psicologia era ancora in via Aquileia, che culo: sotto casa.

E insomma, parlava con la voce sottile ma siringata al punto giusto del “ritiro primitivo”, come di quando un bambino di pochi mesi è avvolto e trasportato stile paccottiglia in pub fumosi, affollati e rumorosissimi, tra urlaparoleconcertijazz... E lui si addormenta placidamente lì, da solo, in mezzo al bordello, mentre a casa la mater, capelli tesi, altro che orecchini e calze rosé, avrebbe dovuto cullarlo e drogarlo.

Ritiro primitivo disse; punto.

Penso che anche la mia tristezza sia assolutamente autentica e primitiva; e così i miei ritiri, anche quando non avrei motivo. Spero mi si perdoni, ma si vede che devo fuggire certe volte.

E sono talmente senza forze -che è come se fossero rimaste ancora un po’ con lei-, che non riesco a far nulla se non a sorridere quando qualcuno prova a seguirmi nel sonno e a tenermi con sé.

io e... 





















(E nonostante tutto, mi sono innamorata.)

(E’ la canzone, ma è la voglia di emozionarmi, perdermi lì in mezzo e ridere e vedere tutti ridere, come mi dice lei, cadere.. rialzarsi.. ridere.. sbattere.)

(Mi manca. Mi manchi. Mi manco. Mi mancate.)



rimuginato da piccolaemi alle 15:12
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