domenica, 28 settembre 2008


“E poi, come ha detto qualcuno, c’è l’Universo.

(quello davvero non lo puoi dimenticare, né non ascoltare realmente, credo.)

Universo. Universi.
I mondi che si incontrano in moti perenni di allontanamento/avvicendamento...”

 

L’uomo gira e l’universo gira.

A volte i 2 enti hanno la fortuna di girare insieme, ma se questa congiunzione semi-astrale si scardina…? Non è esattamente bello. E poi ci sono quegli altri 2, quelli che si sono incontrati a una cena e reincrontati al rocket, e poi il 2 giugno, a Catania, il 30 agosto, in un abbraccio.  

Mi rendo conto che un po’ tutti, dopo i balzi, tendono a tornare a quel punto, esattamente quello di Partenza. Penso che quando accade è come un ripiegamento che si dimentica del giretto con l’universo, che si dimentica dei calori e/o colori dell’universo, e del piacere che questi possono dare non solo quando ci si ricorda che anche loro esistono e sentono e vivono. E soffrono.

 

A volte si torna a quel punto perché qualcuno o qualcosa te lo impone.

A volte perché te lo auto-imponi, quasi.

O, semplicemente, forse ci torni perché è fisiologico.

Ma. Temo di vedere che questo punto di partenza abbia un po’ a che fare con la cecità; e temo che si potrebbe perdere tutto.
Lo sento, e non vorrei che accadesse.
Mi sforzo.

 

Ma è tutto carino con l'Altalena,

se si è soli, alla fine.



rimuginato da piccolaemi alle 13:13
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venerdì, 19 settembre 2008



 
[ ]
 
L’inquadratura è quella dall’alto.
Quella di quando vedi un po’ tutto, le teste con e senza capelli, bianche, le macchine grigie che corrono dall’angolo di un paesino che odio ad un ospedale semi-sacro su cui alla fine di tutto ho sputato.
Quella di quando per l’appunto VEDI ma la tua anima o psiche o comunque si chiami è Altrove e davvero non puoi farci niente, perché si rifiuta, ma proprio con tutte le sue forze.
Mi piaceva quella pancia su cui dormivo da bambina.
E penso che mi manca non sentirla, non chiamarla più col suo nome, quell’inflazionato ‘mà’ che ha perso la sua banalità. Mi dico che era bello quello che stava accadendo dopo una vita di lontananze; e ogni giorno rivado alla mattina dei 90 euro tra trucchi e belletti, la faccia complice e nuova con cui ci avvicinavamo alla cassa.
 
“Siamo tutti prima o poi figli perduti”
 
Ah. Ogni tanto penso anche a lui, mi chiedo se ricorda. Voglio che soffra, che non dimentichi, e soprattutto voglio prenderlo a calci e a spintoni sul suo camice bianco candido-sporco, e salire sopra una cassa toracica magra ma forte di soldi&vaticano coi miei soli, pesantissimi, piedi. Anzi no: voglio solo che si senta una merda per tanto e tanto tempo.
In ogni caso.
Ieri, senza tutti i perché del caso, ce l’ho fatta e poi abbracci e parole importanti, poco prima di quelle che feriscono, e che comunque ci sono e punto.

[GOOD?VIBRATIONS]
 
Anche la crepe la mangiamo sugli scalini freddi&accoglienti della scalunata, usando la mia borsa come tavolo dada e le gambe come piedi del tavolo dada.
 
- sedetevi, potete sedervi 
  (voce impastata di Africa da ovvio immigrato)
- no, preferiamo le scale!
- no qui, qui, sedetevi qui.
- no. E’ che ci piacciono proprio le scale...

La mostra inequivocabilmente kitsch, le fusioni sincretiche la mattina o la notte, indipendenti dagli orari, almeno loro. Altri e nuovi vicoli, camminando a piedi, che è quasi come arrivarci per caso in quei luoghi notissimi e decadenti che ci piacciono tanto.
Parole da cui catatonica cerco una fuga disperata, e il pensiero di un lungo viaggio, un altro, forse insieme, verso il rosso fortemente rosso della Spagna, e proprio per questo così lontano... da qui.

E noto che per tutto il tempo
a volte
ci teniamo la mano.


***
"Io, un tempo era semplice
ma ho sprecato tutta l'energia
per il ritorno.
(...)
Sotto le coperte
che ci sono le bombe
è come un brutto sogno
che diventa realtà."



rimuginato da piccolaemi alle 20:14
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sabato, 06 settembre 2008


“le cose cambiano, rapide più dei perché
poi si confondono, scelgono loro per te”

 

La CONFUSIONE è sovrana, lei fa di me ciò che vuole, T U T T O  C I O’  C H E  V U O L E, esattamente un tritacarne e i pezzi che vanno scomponendosi, sanguinolenti.

Oggi è una settimana. La maledetta notte del 29 agosto per la seconda volta in 2 anni lascia tracce e segni e mi chiedo se scompariranno.
Le bruciature si estinguono?

Le domande non trovano risposte, le tue lettere sparse sono aceto sulle carni fragili e aperte, mi spaccano, vorrei averti portato via. Vedi? E' lo stesso desiderio di bambina, ancora forte, o di più.

 

I SUONI sono solo uno dei profondi dissidi... Le urla al telefono, il suono assordante dell’ambulanza che corre e non posso più sentire, le lacrime di un uomo impotente, i balbettii di un uomo potente.

Lamenti.

 

Quello che penso è che mi osservo appesa per il collo ad una CORDA ruvidissima, cammino disconnessa e quella corda mi segue, e ancora la cosa migliore è salvarmi. Il come è quello di sempre: l’egoistica fuga per leccarsi, perché in quella casa nessuno lecca e tutti dispensano sale.

D’altronde lei, in quel modo molto strano che ha sempre usato,
si è salvata, adesso.



rimuginato da piccolaemi alle 20:08
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