mercoledì, 27 agosto 2008


[via Mendola 84]

(le prime volte non si scordano, e neanche le ultime.)

 

Salutare. Difficile.

Gli addii non mi piacciono, nei tempi remoti nelle lunghe nevrosi adolescenziali su c6 erano ‘le cose che più odi’: clic.

Che poi è una stanza.

 

E così, ‘ciao’ alle 9:39, dopo una notte complessa e declinata, solo ‘ciao’ con la mano alle 4 mura accatastate poeticamente, da sempre barbate a festa con tutti i tuoi poster, sconosciuti e familiari dalla fine all’inizio: la prima, famosa, notte della cartina e della stufetta, ottima scusa per attirare bambine innocenti, ottima scusa davvero.

 

Il nido disfatto e quindi perfetto perché abitato; da noi.

(I tempi dei NoirDésir: li citavi ieri. NoteNoteNote.)

Tutto quello che ha visto... se lo ricorderà?

Le cose hanno un’anima, ed è la nostra. Mangiando pallidi tortellini, un cane accanto che spera glieli ceda, vedo che ci ho lasciato la mia, quella sorridente e nuova; credo, però, che tornerò a prenderla.

 

() 

 




















“mi sono rimaste

sulle labbra

le tue labbra”



rimuginato da piccolaemi alle 15:46
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lunedì, 25 agosto 2008


Isteron [= utero]

isteron

 




















A letto, una mattina.

E’ stretto il lettino, color faggio, eppure ha sopportato stoicamente i pesi e i movimenti inconsulti, notturni o mattinieri, sopra o sotto, crepitando.
E quindi mi stai lì accanto, occhi semi-chiusi, io il mio cuscino bianco in mezzo alle gambe, tu le tue gambe scure attorno alle mie. Sono tornata da troppo poco, eppure l’intensità di quei momenti è...
C’è.

E la rabbia di osservarla futilmente, momentaneamente, evaporata.

Donna, nasce baccante tra cosce la voglia di scaraventarci sul divano, salirci addosso e prenderci a pugni o a calci coi piccoli piedi, nasce dal difficile proprio perché sano, laddove prima era assolutamente semplice.

MESTRUAZIONI-MENTALI-BIUNIVOCHE.

Ma ridiamoci: siamo bravi ormai, dopo che le 3 valeriane fanno effetto e che, non si sa mai, ho affettato tutto l'affettabile del mio frigo di sinistra, peperoni soprattutto, evidenti icone falliche e tipici bersagli dei miei impulsi etero-aggressivi.

La Catarsi.

“Il paziente isterico soffre di reminiscenze e ricordi (non più considerati come tali) che provocano una serie di sintomi e comportamenti paradossali.

Il sintomo nasce da conflitti interiori di diversa natura e gravità, ma cerca sempre di esprimere qualcosa di vero; vi è all'interno del paziente un desiderio inconscio di far fuoriuscire ciò che lo tormenta interiormente.”


Ecco, appunto.

(torniamo a letto.)



rimuginato da piccolaemi alle 16:28
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lunedì, 11 agosto 2008


[ieri...]

 

Per strada, mattina non troppo calda, after nelle orecchie e a piedi verso la vita guardando ricordi.

La sveglia con “naufragio” nelle cuffiette accostate dolcemente a me mentre dormo, immersa nel caldo della tenda che non sento.

Strana la mancanza di quella sabbia fastiodiosissima, era mista a terra e si infilava ovunque dopo che ci hai messo un’ora a toglierla dalle mutande. Oggi piedi puliti e risvegli senza schiene a fianco, non pensavo esistesse chi più matto di me inventa una sigla alla Ally McBeal.

Scavarsi dentro, conoscerti ogni giorno di più, guardarti e sorridere con una voglia innata che viene da dentro ogni volta.

[ieri?]

 

Questa voglia di fare la sento e tocco.

Il piccolo centro romanticamente raccolto intorno a noi, casa tua, familiare e sconosciuta al contempo, le olive di 3 cm di diametro, buona e poco cotta la torta di mele ripiena di te per me, le arancine preferite alla diga, i baci nuovi (nuovi?) sulla panca di legno; dopo qualche ora zanzare e corpi nudissimi alla foce del fiume, cespugli, 20/30 morsi sparsi in 1metroeccinquanta, l’acqua è gelida, non la sento, siamo qui: tuffati. E fregatene dei pescatori.

La torcia reduce da Ct non smette di illuminarci se non per spogliarci di nuovo in macchina, completamente folle tu, completamente folle io, non ci fermiamo.

Non siamo stanchi della lunga ricerca ricompensata dalla visione del Cretto con quella bianchezza sulla natura, contaminazione incontaminata, un sudario, il suo fascino e i 2 che convergono su filosofie morali land-art.

Il turno di Selinunte in stile “aprite le cucine, fateci la pizza anche se sono le 24”, alle 2 la sabbia di cacao&farina e la mia logorrea improvvisata, ritorni in delirio, allucinazioni sulle guance di cernia nella punto grigia inondata da Faust’O e in corsa verso un’altra ora di noi muti e dormienti sotto casa, sazi, almeno per il momento. Distrutti sul bus, e sguardi muti che dicono tutto.

In 17 ore  

Palermo

Castelvetrano

Gibellina nuova

Gibellina vecchia

Selinunte

Triscina-3Fontane

Palermo.

 

Sulle labbra.

(bagnate la mattina presto.)

 

(cos’altro potrebbe essere?)

(quello che spinge ad affannose complesse condivisioni di questo e quello

con certe persone e non altre.)

 

[sweetfamily!]
 

Mi chiami puttana, ti rispondo bastardo.

E’ senza pietà quando devo proteggere lei che amo.

Ah, papà, la macchina ha la marmitta sfondata. La porto dal meccanico?

Perché, ti serve la macchina? No.

(…)

 

[terror-bad-trip]

 

Oggi sono i Marta, ma prima anni e tanto altro.
I paradossi di tragich'emi: ansia scombussolata, riandare a quella paura accecante, il senso di imperfezione, quel viaggio di ritorno buio e bagnato a cui penso solo 13 minuti prima di leggerti, mentre parliamo ancora di tutto e di più.
Da certe situazioni si osservano chiare cose... e noi non siamo cieche.
Parole, frasi, pensieri sentiti, modi e vite indosso provati e altri da provare.

'perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare. (...)

l'unica cosa che devi fare è

massacrare-massacrare

le tue paure!'

 

[domani.]

 

Riempio con cura le valigie e le imbarco.

Ho felpe-cadeau per ricordare, ma non ce n’era bisogno, mi sa.

Intanto ti aspetto per la colazione.

 

Siamo pronte a partire, a rapire il mondo, complici e pazze di lui.

E poi forse (forse) anche a tornare.

Tra 6 ore sul Kurfurstendamm.



rimuginato da piccolaemi alle 10:10
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venerdì, 01 agosto 2008


   

 

[Attenzione:

questo è un post-logorrea.]

 

g.: "mi dai la carta igienica?"  

e.: "...ah, vuoi il latte?"

 

L’insight serale decreta che ridere = vivere, non posso dire di star bene con qualcuno se non gli rido addosso di gusto. Allora spulcio foto per l’ennesima volta, ne avremo fatte un centinaio e tutte flashanti, non mi vedo spesso così, se non con le mie donne.

 

27/07, il tuo primo viaggio, il mio primo viaggio con te: per 4 giorni l’inconscio smette di difendersi e realizza ciò che ha progettato con tutti i 34 denti in mostra (lui ne ha 34.) ...l’inutilità delle parole non può spiegare ciò che ha visto da dentro.

Saliamo su una punto inverosimilmente carica per 2 come noi, o almeno questa è l’apparenza; la prima destinazione è facile, la tenda cresce turgida e sola di un azzurro-cielo fin troppo cielo, divoriamo il tabulè in notturna e via.

Da lì in poi, la Persecuzione-Misterbianco (seguitelo, vi impedirà di arrivare dove dovete arrivare, ovunque voi vogliate arrivare!). Sta di fatto che alle 21:28 Tremestieri è nostra con un’ora di ritardo, oggi siamo in 4x3 bottiglie di vodka appositamente predisposte dalla sottoscritta in fase “l’alcol cura tutti i miei mali e mi farà cantare anche se non so cantare, e mi farà cadere da uno scivolo anche se non vorrei cadere”. Entra Manuel in rosso, coltelli viola su uno sfondo blu, si inizia anche se sanguino, e stavolta è proprio vero.

Mi ascolto e mi guardo, ti ascolto e ti guardo, ma lo stupore in fondo era già iniziato qualche ora fa. L’emozione è tanta, così uniti da esaurire le parole, e come al solito non lo sapevo -almeno non io-, cadere altre volte è inutile: non lo sento, mi sento ME se ancora salto... “puoi finger bene, ma so che hai fame”. La fine arriva presto e crolliamo a terra, indi in car la cintura in faccia e il coma etilico, dopo un’ora ‘l’uomo che non può guidare’ è in fuga, si rifiuta di proseguire, ok, guido io: i miracoli dei miscredenti e siamo in tenda. Il resto ormai è leggenda e ovviamente la mattina dopo la morte sa di alcool, rinasco e quindi sul mare, tra le vie di Catania, birre alle mele, teatro e ancora noi, svegliarsi insieme viso su viso, straperderci&mangiare, l’Etna di un nero vivo, parlare di massimi sistemi e non.

La nostra casa è una tenda leggera per accoglierci, ma sarebbe bastata ad arte, e per tutto. (perfetto, dove il perfetto racchiude il fisiologico imperfetto.)

E’ quasi troppo.

E poi è impagabile, credo, vedere certe espressioni sul viso noto, riflettersi in te, certe telefonate da Pa che fanno sentire che manchi, origliare le urla del mio omìno stupito dentro il verdissimo canotto-blackhole dell’ultimo giorno, fare tutto insieme, fradici e senza peso. “Niente da dire. Sono senza fiato. Decesso per asfissia.”

()

She Loves You (yè yè yè) la urliamo a squarciagola ancora matti di noi e del resto sulla via del ritorno, perché ridere = vivere, e noi insieme Ridiamo.

 

 

30/07 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

(adesso
-la guida di Berlino sul tavolo, le donne, i pangoccioli-

mi preparo. Riparto, e Vi porto con me.)

 


rimuginato da piccolaemi alle 00:00
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