
Camminiamo per la solita via in cui svuotiamo ciclicamente portafogli; i negozi sono lì, ma stavolta andiamo Altrove.
(Emozioni. Conoscenza. Curiosità.)
(Voglia.)
In anticipo, e stranamente, per 2 che forse non hanno il concetto mentale di puntualità. E così l’attesa si carica.
Entrando -ed è come la prima volta, assurdo-, mi invade il profumo, il fascino di tutto questo e il dentro poi mi trema senza coglierne bene il perché.
E’ quasi uno specchio, passa lento mentre parole-non(solo)parole scorrono lungo le 3, scavano. Lei è sulle spine, io osservo scruto ascolto tutto o ciò che posso, entro in me da te. E’ un’altra scena da scatolina.
Questa sera è il turno del Massimo e abbiamo in tutto 3 panini, acqua, libri, musica, e altro. Ci trattiamo bene noi, eh.
A volte si perde la dimensione esteriore per guardare solo in una direzione e scordarsi del resto; ma non siamo del tutto matti e dopo un po’ ci mettiamo un punto, sazi; per ora.
Da bravi, arriviamo dove dobbiamo arrivare, recuperiamo l’improbabile vino delle 21:47, camminiamo vicini; un mondo noto, un mondo ignoto. Il luogo inizia a rilasciare i suoi odori, sapori. La solita città è invisibile, a volte si perde la dimensione interiore per guardare ovunque, ammirare ovunque, stupiti da noi... o dal resto?
Seguiamo percorsi scanditi da lenzuola bianchissime, morbide: lucide, indicano cosa abbiamo da scoprire tra un vicolo e l’altro, e intanto ci tocchiamo, ci scambiamo viaggi mentali, intorno musica e arte.
L’assoluta capacità di modellare le immagini facendo scaturire il dato semplice dell'emozione, della semplicità del sentire.
Finirà così:
la vita è inferno, la vita è arte, il tutto è sogno
e siamo lì in mezzo.
“Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni,
e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno.”
(W. Shakespeare)
{ai nostri noi ovunque, ai vicoli;
ai viaggi reali e non,
ai compagni trovati,
condivisi.}
Era un anno fa:
Scrivevo di giorni insonni, di lacrime.
Era poetico forse, e anche enormemente triste. E alienante.
(...)
La rabbia che provo oggi a sentire quelle parole con la stessa arroganza, come se nulla fosse sepolto, come avessi sempre gli stessi diritti di morte; la rabbia che ho provato ieri a rileggermi un giugno fa con questi occhi più occhi; la rabbia che ho visto oggi profondersi da una cornetta senza tangermi troppo.
'Cagna randagia '. Già; la consapevolezza c’è... lo ero, lo ero diventata, lo sono rimasta per mesi infinitesimi e divisi, io divisa, tutto pensato ma NON vissuto.
(una notte quasi passata mi uccidevi, senza sangue.)
(e i misteriosi controversi confini che separano il bene dal male...
DOV'ERANO?)
Oggi che ci sono, mi trovo, seni, mani, sentirmi scivolare sulla pelle splendida bianca e abbronzata insieme, e in bocca su lingue rosse le sere da vulve a Ballarò, i miei schizo, le pizze sul letto o le mattine, e prima non mi volevo svegliare.
E’ il gusto di un tutto che avevo perso, sparpagliato, me-insane slatentizzate, papille in tilt, zero sapori; intorpidita.
Scollamenti di me da me, così mi piace dire.
E ora si tratta di essere felice, fiera e felice, di osservare che ho vinto, che so cos’è amore, che so cos’è gioia, senza pensare che morirò presto, senza aspettare che mi ucciderai di te, anzi, lo voglio.
Uccidimi dolce, ti prego, Amore.
“E’ come ritornare bambini
dopo aver ascoltato una fiaba,
ritrovarsi a piangere senza sapere il perché.”
*Clic*
Luce del mattino
Luce di un giorno strano
Pensavi di esser perso
E cambia il tuo destino.
E’ tardi.
Il ‘tac’ del portone ormai è familiare, ma non scontato.
Gambe una dietro l'altra, celeri quanto prima erano lente a salutare, rigirandosi per ore tra intrecci di vario tipo.
E' quasi un rito: verso la car (lì non si sa da quante ore)-chiavi-apro-entro-sguardo su, ciao con la mano dal basso e tengo dentro anche quell’ultimo momento. Accendo. E parto.
Fuori dalla tua porta
Fare la cosa giusta
Essere razionali
Mentre ti gira la testa.
A capofitto nella realtà, alcune notti sulle strade di casa troppo piena per dormire.
Ma stanotte so tutto ed è piacevole: seconda a destra, seconda a sinistra, lunga via pre-stazione, semaforo. L’mp3 noir mi accompagna lungo una via roma semivuota, canto, ballo, passo col rosso, cazzo, sono ancora viva.
Cenerentola torna dal ballo, e magari oggi è quello giusto.
'Ci vuole pazienza.'
Continua a sembrare tutto strano.
Condivisioni telepatico-astrali in cui mai ho creduto.
Ore sul mare, ascolto i rumori, la notte e il giorno.
Non si concede al mondo di girare senza di te, lo sai: chi non gira esce, se porgo mani stanche non posso null’altro.
Le notti scorrono così, e vedi qualcuno piangere (“non è vita falsa, non è vita vera. è tempo. tempo che passa. e basta.”), dentro hai la rabbia; e vedi qualcuno ridere, *Clic*, assorbo tutto, cleptomane di voi, dentro qualcosa che cresce, capelli lunghi ondeggiano vicini su prati noti e non noti: sono sempre diversi certi sorrisi, e non si spreca nulla.
Essere più leggeri
E NON aver PAURA
Se capitasse a Noi
Se capitasse a noi
Se capitasse
a noi
Se
capitasse
a
noi
.
E poi parlare ancora e di tutto, ti lecco, mi lecchi
(fusioni somato-psichiche).
Buongiorno ().
un’altra Buonanotte?
E’ legge che prima o poi incontri chi non puoi non amare, loro che intimamente ti entrano dentro, stupri consenzienti o meno a cui non puoi resistere, anche nell’odio prenderti e obbligarti a spogliarti, NUDA, e ancora infilarti la mano dentro e tirare via tutto, visceralmente lì, esposto su un piatto poco imbandito: sono io, non ho quasi paura,
entra in me, mia dolce Madre.
Conosci quella fiducia enorme che si mette nell'amare qualcuno, nel mettere il tuo muscolo nelle sue mani?
Potrebbe farlo esplodere con la semplice pressione: BAM.
Esseri attorno, c’è chi si diletta.
Li inquadro, accetto, ma senza scordare cosa cerco, io che posso non accontentarmi, è questa la novità.
Perché troppe volte sono stata scaraventata sorridendo in serie B, troppo poco (No)Emi per gli altri, e lei bersaglio facile senza sosta, sì: una pinna al vento... e lo dico con leggerezza. Ma no grazie, oggi NO.
Oggi c’è con chi parlare per ore o piangere afona sulla strada del ritorno, dire tutto e di tutto e di niente, logorrea mentale, sorta di A P O T E O S I.
(lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove.)
E amo queste appartenenze sudate, intense, fradice, fisiche, mentali: grazie.
(...)
La fatica e poi i sognatori un po’ goffi conquistano i tulipani.
Una porta aperta piano, l’altalena in zona cielo, compongo puzzle con tante piccole azzurrità a incastro.
Tulipani e voglia stretta dentro; mani lievi sul viso dopo giorni mutili, guardarsi e minuti silenti a fare come già tante volte e in modi nuovi.
La follia di essere tutto e niente, l’amore e l’odio, Catullo aveva le chiavi della vita, l’ho sempre detto.
E voglio baci sudati mentre sopra di me mi inoculi l’asma.
L’altalena è in zona cielo,
e questo è un blog schizoide, ormai lo sapete
che analizzo anche le mutante.
Avrei scritto lettere senza filtro, c’era già il file di word aperto sul desk; non ho fatto in tempo.
Avrei voluto dire tutte quelle cose che poi ho sciorinato singhiozzando al telefono sull’orlo della fine più stupida che potessimo fare.
Volevo provare a esprimere come mi sento, cosa mi sta succedendo in questi giorni; ma ho solo avuto il tempo di scrivere in un banale sms che volevo pensare alle cose importanti.
Le cose importanti... concentrarmi su di me, sul difficile rapporto con una madre che ha troppe cose per essere curata, sullo studio che incombe, su ciò che mi dà serenità; volevo aggiungere anche su di noi, perché ci tenevo a non perderci in liti d’aria o discorsi surreali.
Quello che volevo era porgerti una mano e chiederti di stringerla per camminare. Perché una volta una persona importante mi ha ordinato di CAMMINARE. “Sarebbe bello farlo insieme.”
Si era detto senza filtro e nella paura di toglierlo veramente, questo maledetto filtro, di poi vederti arrabbiato come troppe volte con me autistica su un letto o altrove -poco importa-, alla fine ci siamo persi, abbiamo perso.
Hanno staccato le lucine della dark room.
Sarebbe facile, ora, fare come sempre: ricordare tutto nei minimi dettagli, piangere per ore giorni o mesi magari, addossarmi tutte le colpe, anche quelle che non ho, smettere di mangiare se non poche olive e sorridere solo per far piacere a chi c’è sempre e quasi da sempre, a loro che mi stanno vicino in qualsiasi momento come nessun altro, NESSUNO, ha mai saputo fare.
E in effetti ho iniziato a rivedere i mesi, tutto il vissuto, la meraviglia, la merendina che alla fine non ho mangiato, dimenticata un po’ come me in uno stipetto panormita ancora un po’ sconosciuto.
Adozioni spezzate.
E’ masochismo e va fermato -proprio come l'amare ma rinunciare-, il pensiero di quelle notti in cui ero felice di dormire poco o niente e poi tornare a casa con l'alba e il raffreddore, visto che coperte&vestiti erano andati a fare un giro assieme sul pavimento.
Fermati allora.
Perché l’unica colpa che posso farmi, in mezzo a questi pensieri spezzettati di me che si spargono in giro ancora una volta, è quello di avere un passato difficile, un presente difficile e il sogno di un futuro che desidero semplice.
La colpa che mi posso fare è di essere grande per alcune cose e tremendamente piccola, fragile, per altre; cerco con la mano un appiglio, la notte, dormo rannicchiata anche se sono sola, aspettando di non esserlo.
Pensavo che voglio alzarmi domattina.
NO. Non voglio stare a letto fino a tardi, aspettare che il giorno si accorci, come PRIMA, il muscolo poco funzionante, questa sofferenza.
Vorrei essere io oggi a spaccare qualcosa, vorrei vomitare questa anima che odio e che voleva solo essere amata, ma no, evidentemente non era fattibile.
Ma passando per quello che so, io so di aver tentato, di aver voluto amare in carezze e note adorate per te e con te -le cuffiette, la notte- e sorrisi anche mentre dentro piangevo o urlavo, ma tacevo perché forse non si sarebbe voluto udire. Io so di avere le palle di Amare Imperfettamente.
E voglio camminare, perdendo pezzi, pensando di stare ancora per morire, lo so, stillerò ancora lacrime; e il sangue, dolce-amaro, ma.
Voglio.
-facciamo uscire la gente.. noi restiamo ancora un pò qui dietro...
-parla a voce soffusa
-...saliamo su tanto non se ne accorgono di noi..
-mi piace restare dietro le tende pesanti che sanno di anni... non so bene il perché...
-tende rosse..
-è una sorta di transizione: entri in uno stato mentale diverso
rosso-amaranto... scenari...
-che cosa resta..
-resta da aprire le tende e scoprirlo
(resta da aprire le tende appese lì apposta e guardarlo in faccia)
-guardarlo in faccia.. ..è da percepire
-che poi la percezione è tocco
una carezza. o uno schiaffo... di quelli che la mano che ti colpisce è troppo grande per il tuo viso
-un pugno nello stomaco e non riesci a respirare.. quasi un bacio e via nel movimento convulso del momento..
-dio. S I'.
in quei momenti riesco solo a desiderare essere tenuta stretta come una bambina bionda
-e il rosso. amaranto..a colorare tutto..quasi il limite o l'infinito di un mondo..
-il rosso, è passione... ed è sangue. è vita e contemporaneamente morte, come se tutto si dissolvesse in un'uguaglianza banale alla fine, ma carica. amo moltissimo il rosso. ma qualche volta è insostenibile.
-limite e infinito..
-infinito, e potrei perdermi...
-non allontanarti..
-no, ho bisogno di stare qui.
(ed era tanto tempo fa...)
‘Che cosa resta di noi che scopiamo nel parcheggio
Cosa resta di noi: un rottame di Volksvagen
Il ricordo, si sa, trasfigura la realtà
La verità se ne sta sulle stelle più lontane
Ci rimane una città, un lavoro sempre uguale
Una canzone che fa sottofondo all’Indecifrabile.’
