lunedì, 26 maggio 2008


morbide madri


RESET (o le mie 'prime volte'.)
Altri 365 tra cose e novità, e poi un giorno d’improvviso è semplice sostare attorno al tavolo tra teglie, beatles, patate&formaggiofuso, dolcetti ripieni.
Semplice; come non tutto, sai.
 
***
Quando non me lo aspetto più, arrivi in via tiziano che tutto mi sembra in rovina, e mi stringi, dietro di me. In questo giorno ci sono merendine preferite da imboccarci nudi le mattine, non è da tutti.
...Troppe prime volte in poche ventiquattr’ore.
E l’evidenziatore superstite tra le mani senza mai fermarsi, dopo il tonfo del tutto spazzato verso terra nella voluta foga, ma senza infrangersi, il tutto.
In fucsia, su di me scrivi, e rimani. () .Qualche mezz’ora dopo, per casa nuda ed è lì, fra l’ombelico e il seno, imperterrito, ricorda.

***
Un infantile contrappasso.
Perché per troppi anni... Ci tenevo, stop, ad essere felice.
Così puerile, le 24:00 le ho attese col fiato sospeso.
E intanto stonata al 2° piano di ‘casa nostra’ sorrido di disastri dal buon sapore dentro un vestito rosso infilato per esorcizzare qualcosa che non so.
Stridente, apro gli occhi in un brindisi ‘abbestia’, in quel momento viva senza sapere.
Penso che dopo quell'antro in cui sostare obbligatoriamente legata, ritrovarsi con la gente attorno, vicini e lontani, torte cioccolato&pistacchio che desideravo, bambina.
Forse è proprio come la prima volta:
ancora VERGINE e la via è lunga.

GiorniFantasmi allontanati con la mente, dentro silenzi, ma sempre voglia di.

tornare a sentire tutto.
impossessarsi di questa semplicità omeopatica, rubarla fagocitarla.
guardare dolce anche piangendo un sé nudo troppo graffiato-rannicchiato in angoli...


Sono 25 e sembrano 16, se non 3.
Le sento: convenzioni sociali e province dell’Io in fase di dichiarazione dei redditi: senza pudore. Troppe cose mancano all’appello, molte di quelle serenità infantili che di solito stiri con cura e le porti ovunque.
Oggi mi donano scatoline fatte a mano, ho riposto bene tutto, sono piene e fingerei se ignorassi sfumature.
Prendendomi la mano in ospedali ansiogeni nelle mattine che odio o notticasepratiE.,
ci sono persone; vi ho visto accanto, felici di leccarmi, sono il sorriso, e sono qui, in parole saccaroidi.
Allora, lieve, mi allungo su pance di madri morbide, oggi mi accolgono: l’apatia muore un po’, la canzoncina mi imbarazza e al contempo emoziona, candelina rosa, un limone, un momento sereno. E poi note hot incise per me, srotolo un biglietto e sono felice anche se per ora sono stanca.
Ma ho questa colla e le scatoline gialle per conservare
f i n a l m e n t e
le Prime Volte di oggi
.


(mi tappo le orecchie, non sento null’altro...
davanti a una torta?
nasco?)



rimuginato da piccolaemi alle 20:02
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martedì, 20 maggio 2008


bambina?

 

 

 

 

 

 

Situazioni, prestazioni.

Visibili solitudini, in superficie.

Si compongono in origami di una carta un tempo gialla e al momento priva di quegli anticorpi dell’Io che tanto le servirebbero per assumere Una. Forma. Qualunque.

Voglio il tempo della leggerezza, voglio poter VOLERE qualcosa senza sapere prima che non potrò.

Alice non abita più qui-Alice abita ancora qui-Chi sono&Chi non sono.

Troppo complicato; anche per me, figuriamoci per gli altri, per te.

E forse preferisci abbandonarci a rotture o dimenticanze piuttosto che usare un po’ di colla rossa e zuccherina delle nostre.

Cosa devo fare? Dimmelo.

Tacere e all’infinito non vedere?

(pur di rubare Sorrisi al tempo...)

 

Io

Non so

Più

Nulla.



rimuginato da piccolaemi alle 14:28
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sabato, 17 maggio 2008


equilibrista...


(invidio
l’ilarità sfrontata dei 3 ragazzini
incrociati sulle scale di casa.)

Risvegli.
Non è da geni sapere che quel giorno sarebbe arrivato, non è da menti superiori prevedere che scapperà da te, da voi, e leggerai parole di resa da qualche parte; o sapere che anche quest’anno maggio lascerà ossa rotte.
Lo stesso dicasi per la telefonata al risveglio: ‘madre in ospedale-stop-lesione al cervello-stop-ti passo a prendere-stop’: decisamente non è da geni, solo che questa è semi-nuova, proprio a maggio non te lo aspettavi.
EQUILIBRISTA, le 2 parti in guerra, l'adulta sa che DEVE fare delle cose, che le sue circonvoluzioni cerebrali hanno effettivamente 25 anni tra 6 giorni e quindi neuroni potenzialmente in fase di deflessione ma in piena ‘VOGLIA DI’... Fare immediatamente qualcosa, I.M.M.E.D.I.A.T.A.M.E.N.T.E.
E poi l’altra, quella che di questi giorni è sveglia, un po’ di bromuro please, questa BAMBINA non fa che tirarmi il vestito. Perché vorrebbe stare in braccio e forse non sono una buona madre, non so farlo, inutile aspettare che sia qualcun altro ad accoglierla, oggi; devo fare da me, ché quella prima donna è occupata a tenere vive le connessioni sinaptiche.
(fate far pace a quelle 2.)
Mense; dolcissime madri adottive ci rimettono in piedi: ‘eh la sorellanza è così dolce e bella e così forte.. Una sorella fa parte di te che per lei trovi le forze anche se non le hai.’ Anch’io ti amo.
E spesso mi basta, in quei giorni di morte apparente in cui ti aspetti di sentire intorno il suono di un qualcosa che si affloscia, perché è tutto ciò che hai costruito in questi mesi che forse si sta afflosciando; o no, ed hai anche tu le allucinazioni?
Sto cercando di essere coerente anche con ciò che voglio io, sto cercando di essere me stessa nel bene e nel male, altrimenti mi farei violenza, di nuovo. Rigorosa, sanguigna, coerenza.
Allora succhio forze in sorrisi e di passaggio in bicchieri, i Marta mi accompagnano a casa passando per mondello e un pizzotto caldissimo e di nuovo ti sono grata perché per assurdo a distanza di 2 anni ci sei.
('cose d’alta magia'.)
Che dire ancora.
Devo vestirmi... E andare... .

 

 

 

‘Fuochi accesi e desideri
Scarabocchi i miei pensieri e
Pungente ostinazione
Peso in fretta le mie mani
Guanti che non calzano
mai
Come
li avevo ieri
Ora

fino

a

quando?
In equilibrio su una fune

Camminare a passi lenti
Ora arrivo in fondo
E non so cosa dire
E provo un po’ a tossire però
Mai silenzio; Mai…
…Se c’è un fine ?
Prova un po’ a capire
Vivere e morire resterò
Qui sospeso e tutto ciò che so
È schivare il vento
Che gli occhi della folla soffiano attendendo di vedere
L’ultimo spettacolo di un goffo giocoliere
Che sorride sempre, sorride sempre, sorride sempre
Gli ultimi due passi e un salto!
Mai silenzio; Mai…
L’equilibrista gioca con la gravità dei sogni che ha nell’anima
Fai volare in alto tutto e non temer di non saper riprenderlo
Prendi i tuoi misteri e lanciali tra mille torce, illumina
Danzo sulla corda che mi tendi con i tuoi occhi elastici
Mai silenzio
Mai…’



rimuginato da piccolaemi alle 12:33
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giovedì, 15 maggio 2008


*Saturazione da Malessere-Vuoto-Bisogno*

 

Grumi di pensiero su meningi pallide.

Il nostro animo è una cantina strapiena e ci vorrebbe l’acido sciogli-tutto; o l’accalappiaemiinfuga con lo stesso guinzaglio destinato ai randagi: da far male.

Perché certi giorni mi scoraggio.

Stupidi motivi, e getto la spugna lontano.

La mia verità è cristallina: non vorrei sentirmi così, non vorrei essere me, trasformarmi in quella bambinetta in attesa mielosa che scorge da lontano il suo bambinetto preferito e ci sta male che lui non la saluti neanche. Perché poi la bambinetta tramuta la mancanza felice in dispiacere per quella mancanza non condivisa, tramuta l’ansia dell’attesa nella sensazione di aver atteso per niente e il tutto si affloscia. ...Triste.

Il problema sta proprio lì: non sono una persona triste.

E’ che a tratti certe cose a cui tengo profondamente mi sfuggono di mano e così mi sento indefinita, VOGLIA di FUGA perché sai che stai per soffrire o forse stai già soffrendo di un’intensa stupidità post-musicacondivisa la mattina al risveglio camminando-la notte prima di dormire sudati e abbracciati-sempre.

E allora subentra un vittimismo, quello che

Ogni

Singola

Volta

Mi fa pe(n)sare pleonastica

etc. etc.

etc.

(“cose d’alta magia,

non ferirsi mai.”)

()

Le vecchie panche legnose ci hanno accolto su queste note in 3, in 2-4-5-6; e ormai diventano quasi scontati appoggi di un sottobosco psicologico di adozioni e famiglie improvvisate. Oggi nessuna panchina, mi manca; sale liquido e solitario per me, nei miei abbandoni e non.

 

Bramo Berlino

Ora.

 

*E Loro…*

 

Da 3 settimane la mia vita si snoda tra quegli occhi infantili, gioiosi, deliranti.

Da 3 settimane conosco questa realtà e nasco in lei, imparo. E la cosa più bella che ho imparato nei pensieri la notte, tra le strada di ritorno a casa, lentamente e pensosa a piedi... è la stima.

E’ dolce questa stima prepotente per chi vede mostri accanto a sé o per ore parla con il principe azzurro inesistente.

E’ commossa per chi mi chiede entusiasta del mare o di organizzare un sorteggio, una festa, di andare al pub, di mangiare i dolci, perché 'è bello il profumo dei dolci e della frutta'.

E’ affettuosa per l’omìno dall’andatura a papera che ama tanto il caffè da rubare le tazze abbandonate sui tavolini di un qualsiasi bar, per lui che mi accoglie con una mano e un sorriso 'ciao Mioni, che sei bella oggi, che sei piccola!'; ...e nonostante una vita di incubi più pressanti di quelli di chi vive con me, che neanche sa dire 'buongiorno'.

Tra loro c’è Guido. Lui si è innamorato di me e dice di essere un inventore; felice, mi spiega ogni giorno di aver vinto 1 miliardo al superenalotto, oggi vuole fare una magia anche per me e vuole portarmi in crociera e a mangiare il kebab. Non devo dirglielo, ma ha degli occhi stupendi... E forse morirà, perché -nessuno sa come o dove- ha preso l’epatiteC.

E poi Vera.

Vera non è una bella donna, anzi; la prima volta che l’ho vista mi ha fatto quasi paura, ma non giudicatemi. Vera è grassa, è alta, guarda sempre per terra e parla da sola di non so quali segreti o spesso con un principe. Con la voce di zucchero, oggi mi ha chiesto sognante se i principi sono i figli dei re o anche altri. Non è sicura di essere nata il 14 settembre, ma sa di avere 53 anni; ha solo la quinta elementare e scrive da dio sul diarietto delle occasioni.

Loro; ...mi sono entrati teneramente dentro e a volte mi sciolgo in lacrime di fronte al resto di un mondo stupido.

Quello che mi chiedo è come facciano ad essere così Forti.

(“una cosa da rimanere secchi,

dallo stupore, e dalla tenerezza",

giuro.)



rimuginato da piccolaemi alle 16:18
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lunedì, 12 maggio 2008


]Mattine[

 

Il classico “m’illumino d’immenso” è inflazionato e oltremodo banale, ma è irrimediabilmente la prima frase che insorge tra i miei circuiti mentali consumizzati dalla massa.

Il fatto è che se Alice è stata all’inferno, poi il paese delle meraviglie le sembra un paradiso nonostante la regina di cuori. E’ inevitabile.

E che l’inferno siano gli anni di Hitler e della propaganda ariana in cui tu sei l’ebrea... o che sia semplicemente il luogo in cui nasci e cresci e che ti porti dietro come pelle inconsapevole... poco importa.

Che poi, l’inferno possono essere anche giorni sparsi, torture, ore in luoghi prima felici. O giuramenti con me stessa infranti.

 

Alla fine mi dico che non importa, e forse mento.

Che i colori di questi risvegli, del foro italico la notte e la mattina, delle lenzuola azzurre; l’immagine di 2 inestricabilmente raggomitolati l’uno sull’altro nonostante le ovaie protestanti; e le arancine enormi a villa Giulia, la semplice pizza sul letto che sembra la cosa più particolare del mondo, del nostro mondo.

...Loro mi ingannano o mi danno la dimensione del tutto?

Non sono certa, restano DUBBI.

Ma questi figli di dolcezze che conservo dentro vasetti ermeticamente chiusi, questi figli di me e di te e di noi, sono qualcosa che dà linfa pienezza sorrisi stupidi. No. Non ho intenzione di ignorarVi.

*Clic.*

 

]Estratti di Smarties erotico-deliroidi[

 

Allordunque.

Partiamo dal presupposto che le smarties non mi erano mai piaciute.

Partiamo dal presupposto che il bayles&caffè è un’ottima motivazione estrinseca a farsele piacere e che le organizzazioni entusiaste della notte tra donne-sclero (e non citiamone i motivi) sono sempre le migliori: la mistica dell’istante in cui intorno alle 23/24 si dice facciamolo! è simile a quella di santa Teresa d’Avila, solo che qui non c’è nulla di religioso; il che è un altro ottimo presupposto.

 

In ogni caso.

Tutto quello che ci sta dietro non lo diremo mai.

Vi basti sapere che ci sono adozioni in corso, sesso promiscuo -anche se non ancora di gruppo-, lingue orgiastiche -quelle sì-, smarties erotico-deliroidi prescelte da una delle nostre donne in funzione di ricordi ‘sadolirici’ da condividere TOTALMENTE con noi. Poi ci sono anche passati sanguinosi che rendono ancor più paradossali i presenti.

E sentirsi a casa assume un gusto eccitante-retrò. I miei neuroni si dilettano a definirlo 'mellifluo', di un senso leggero, tra la degustazione di un attimo e il suo godimento ontologico-filosofico.

Ché la faccetta perduta del nostro omìno è più filosofa del solito mentre ci racconta di aver fatto tutto, ma proprio tutto, bevendo rum, sostituendo il bayles alla pera su mio espresso consiglio e vomitando dietro i camion.

 

“Ecco.
Ci sono momenti come questi in cui mi sento al sicuro;

non so bene perché.”

 

]Nascite?[

 

Intanto, abbiamo partorito: 5 menti alcolizzate + 1 latitante hanno stranamente prodotto qualcosa. E’ il nostro primo figlio, ed è stupendo anche se per tutti è bruttissimo.

Siamo madri orgogliose. E se ai bambini si cambia il pannolino, noi ci dilettiamo a perdere sacre mattine pre-esami tratteggiando template: decisamente più gradevole del suddetto pannolino e del suo contenuto.

O forse i bambini siamo noi e giochiamo coi lego instancabili; ...che nessuna madre, padre o presunto tale osi toglierceli.

 

Guardare (e leggere) per credere.

(e qualcuno mi passi altra vasellina. grazie.)



rimuginato da piccolaemi alle 13:34
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venerdì, 09 maggio 2008


L’urgenza è tanta, e preferisco imboccare velocemente un pezzetto furioso di questo e di quello, piuttosto che rimandare.

E poi la Nausea.

(visto che poco prima hai pensato di stare per finire a Punta Raisi, ché sei capacissima di aver sbagliato treno, allora sei veramente più rincoglionita del solito, e non è la solita carenza. di autostima.)

Ma scrivo.

 

#

Tornare indietro e farsi male, nell'incredulità che ci siano le solite altre facce. delle medaglie.
Non si può spiegare a parole quando si soffre per come si è felici in certi momenti, perché poi.
Non si può spiegare a parole il cronometro al contrario, bomba a orologeria.
Non si può spiegare la croce o la pesantezza, il game over se eri indimenticabilmente sui templi C, E, tutti. Anche fittizi.

 

#

Tornare indietro e sorridere.

“Tra promesse mantenute, sogni realizzati, case da osservare; pompini e soffioni. ARRIVIAMO, e il tempo non si capisce che regole segua.

L’immobilità dinamica con cui studio questo e quello per cogliere cosa ci sta per te, per gli altri mondi, proprio dentro a questo e a quello, mi accompagnerà ovunque: centri commerciali, spiagge con sabbia che si insinua in antri oscuri, acropoli vive.

E’ uno sguardo stupito, ammirato, è necessario; mio come degli altri.

E un po’ poetici lo siamo, credo, in 4 al tramonto e le ombre sul tempio C, acrobazie improvvisate-malferme, occhi, voglie di scoprire scoprirsi e ancora e ancora. Parole affilate ma dolci, la punta è solo per entrare meglio e restare lì, a lungo (), l’immagine di noi seduti, incrociati, a spiegarci segreti che tali sono solo per 2 su rovine antiche come ciò che si sta dicendo.

Vago.

Il mare ha dato un buongiorno tra tipici scarabei selinuntini, vento, giochi infantili bramati a mo’ di cibo dopo giorni di dieta, dune investite da pensieri indicibili che ci ripromettiamo di realizzare (). Una priorità.

Così in una stanza: a un certo punto ero lì, eravamo lì; studiare, creare immagini mentali di certe vite, e io sono lì e mi sento più parte di te, che stupida, banale.

Altri intermezzi perfetti di tovaglie candide immediatamente segnate di vino, enormi teglie di pasta voracemente divorate, turisti sorridenti, verdissima natura su voglie represse, sempre noi, i bicchieri, i cap’attari&co...

NON SONO CHE UN ALTRO TASSELLO.

E allo stesso modo le immagini assolate di te nella tua car, la musica; e mi basta per essere felice, questo e la fase hippy a cui non possiamo resistere, cedere a spine e percorsi folli sotto Era. Ricordarlo fieri è parte del gioco.

 

()

Emozioni, completamenti, complementi.

Sintonie quasi nuove.”

(da (ri)innamorati,

ci vogliamo prendere per il culo{?})

 

- quando ti rivedi finalmente ricominciare a sentire.. che ok..magari riuscivo a vivere.. si.. ero tranquillo.. però avevo una grande mancanza prima di trovarti.. e poi le cose andarono cosi fluide.. riuscendo a vedere in quello sguardo tutto quello che una persona poteva darmi..

- ...(L)... questa cosa è dolcissima

- ..su questo possiamo essere eccessivi.. :)
- ma come si fa adesso :P ?
...niè, si azzikka. abbraccio il cuscino.

()

 

 

 
 


‘L’ho fatto per questo.’

(lentamente, piangere.)

 

***

 

Ecco. Ci sono momenti in cui mi sento morta; rotta; o morire, cadere, frammenti di me intorno.

Basta un niente.

Effimeramente sabbia granulare si spande, non riesce a esistere.

Disfarsi, sgranarsi. “E' una cosa da uomini, in generale, perdersi.”

E.

Il confronto impietoso tra ieri e ieri.

A volte sai che penso?

Che vorrei, ma proprio desidererei, che essere me, emi, io... non fosse così faticoso e pieno di lacrime. Vorrei esser-mi... senza soffrire.

 

(fobica del dolore,

cerca posto nel mondo.

tra la gente.

bang.)

 

[“perciò io maledico il modo in cui sono fatto

il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia

quello che non c'è”]



rimuginato da piccolaemi alle 00:45
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sabato, 03 maggio 2008


[Memento.]

 

24/04


N° 1. Il primo giorno.

Per anni imparare su carta stampata non è come guardare chi sorride al vuoto e parla da solo, non è come un uomo rotto che rivela di sentire voci esistenti solo per lui, non è neanche vicino al non poter rispondere –tutto sincopato in un minuto, in pochi secondi- a chi prega di estirpargli il dolore dalla testa.

Ho aspettato a lungo, e adesso sono qui, ero lì.

Tremante di.

Non credo che il ricordo svanirà, lo porterò nei giorni, e quegli occhi infantili, di una dolcezza sofferente, quando dici che sì, hai vinto un miliardo, e vuoi farla anche per me la magia: questa magia, uno dei più bei regali, strazianti emozioni.

 

25/04

 

Altre primizie faticosamente raccolte, settimane a non concludere molto, delusioni taciute, ma siamo lì: è una mattina di odori e c’è una casa immaginaria per noi, qui il salotto, qui il terrazzo, qui la cucina; e ovviamente il nostro cesso preferito tra le fratte. Poi carne&co, ma il rex è un tabulé amorevolmente preparato in 5 nella cucina minuscola che quasi ci urtiamo, chi taglia chi affetta chi frigge o mescola, menta e basilico, verde, rosso, il pomodoro no, melanzane, la bombola finita, il bombolaro. Ovviamente sarà orgasmico.

Torneremo sfiniti dalla campagna bramata, vin rouge ab, inesperti fuochisti alle prese col fascistissimo carbone nazionale nel giorno della liberazione. E alla fine di abbracci e verdure, tra fiori, torte e caffè, solo alla fine -forse per le mie stanchezze, forse chi lo sa- sulle mie bambine e l’erba mi sento veramente a casa, e non vorrei che ormai fosse quell’ora.

 

26/04

 

E’ solo un momento di confusione, non è vero?

La fatica della confusione si affetta, sottile o più spessa a seconda dell’ora, della lucidità con cui la misuriamo millimetricamente, quella fetta.

Ecco: servita su un piatto. Leccaci.

E vado a letto sfinita e non ci credo, e non vorrei che fosse successo.

Ma in effetti NO, dai, non è mai successo.

 

27-28-29-30/04

 

In mezzo c’è questa vita che pulsa, che mi (s)travolge, telefonate e trasferte per realizzare desideri in miniatura di omìni medicamentosi; a lato, sempre gente patrigna per cui non spendere più parole o semplicemente da allenarsi a perdonare: mi guarda, non vede, temo.

In mezzo ci siamo ancora IO e i miei DUBBI, le ore a imparare a camminare la mattina nel vento lieve di quasi-maggio, mattine in cui mi inoltro in me, in cui penso a tutti coloro a cui vorrei dare il buongiorno.

Poi in mezzo c’è Berlino, la nostra voglia di mangiare questi mondi fetta dopo fetta e di leccarci le dita, ché si lavora per poi goderne. ...Rigorosamente insieme.

E quindi in mezzo, o alla FINE; scontrarsi con quell’ineluttabilità che non puoi e non potrai mai padroneggiare, l’ingiustizia di chi va via, anche se è meraviglioso; la mia commozione, i miei pensieri profondi e indicibili, ansie...

e la forza con cui stai lì, sempre dignitoso; sai, ti ammiravo.

Io non sarei capace.

 

1/05

 

E’ maggio. (saranno 25, sarà un altro capitolo, spero, penso.)

E’ nato con una trasferta, con una spiaggia, con piccoli pezzetti di me che si ricompongono davanti ai miei occhi diversi e neanche pensi a quell’ultima volta di agosto. Freschi frammenti nella palla gialla che rincorriamo bambine in costume, nella brace che osservo rapace per me e le 2 che a tratti covo, che a tratti mi covano, figlie madri sorelle complici di follie. Condividiamo una sola sedia, un solo piatto, non importa se siamo 20, per pochi minuti è solo quello.

E altri pezzetti si incollano con fatica, non senza mutevoli inconvenienti, ma oggi sei qui per me, shhh, silenzi figli di fughe temporanee, spiagge nel tardo tramonto, spine o fiori: che vuoi che ci importi?

E’ un rischio ancora accuratamente difeso tra i miei fogli; ha un colore vivo, rosato, sa di noi, speranze.

 

 

***

Davvero una settimana -nel bene e nel male-,

una delle più intense da qualche anno.

(e non ancora finita.)

 

(momenti belli e oscuri che scorrono attraversano somatizzano in gola, non hanno troppe storie quei nodi, se non la mia. sono da sciogliere con dolcezze. o nodi e basta, che bloccano respiri fragili.

ansie di contenimento, sì, contenere guidare fermare con un micro-Io tutte queste emozioni - allagamento emotivo-, sforzarsi di non cedere anche se travolta, impressioni trasbordanti che rendono viva ma sfiancano in fluire magmatici, virtualmente animati, virtualmente animali.)



rimuginato da piccolaemi alle 03:14
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