Varie ed eventuali,
tra cui saturni contro.
(vorrei alcune cose.)
Notti conchiuse a modo nostro: da leccalecca diabetici alla coca-cola.
Pomeriggi. Uno di quei momenti perfetti, rari; io leggo pennac melliflua su un letto un tempo scomodo, tu suoni una chitarra, preso; ci fissiamo, il nastrino rosso intrecciato alla mia moleskine, appositamente posizionato. E tutto apparentemente è come prima.
Colazioni con l’orzo. Lo bevevo in quella fase in cui non sei più bambina ma neanche così grande da prendere in seria considerazione il caffè; non sai ancora che sarai sua schiava. Ma sapevi di volere affetti.
Settimana tra emozioni intense e lacrimogene.
Troppe, le ore febbrili dell’auto-critica: lo stress diventa ansia straniamento derealizzazione, il tutto somatizza in un nodo alla gola che genera nausea, che genera un viso teso, che genera sorrisi appena stirati.
No, non sono tragedie, le cose è come le viviamo noi che a volte le veste di tragico.
E’ che siamo bravi nella teoria e pratica dell’espansionismo e invece ti vorrei soltanto vicino in un momento così, che cambia la vita. (voglio sbattere la testa, avvolgerla nel cellophane e poi via contro il muro, è bianco, per scoprire il qualcosa sulla complicatezza del tutto, ma senza, sì, senza farmi male.)
C’è anche che non è facile cogliere quel particolare attimo in cui il verde, il rosso, trascolorano nel niente. Si potrebbe passare una mano di stucco e ridipingere le pareti, se solo si fermasse; il tempo.
Vogliamo rinunciare?
...Oggi il film lo guardo da sola.
Scorci di altre vite che (s)corrono.
Ma ci si accorge davvero di ciò che sta accadendo, di come lo creiamo? Di ciò che dicono altre lingue o corpi intorno? Ed è così importante sempre, comunque, di fronte al tutto?
DOMANDE.
Gli attimi assurdi in cui si ride e poi si piange o il contrario, perché i frammenti sparsi li vedi, adesso. Chi può dire cosa c’è dopo?
I BRIVIDI.
E cosa sono 3 mesi,
oltre che giorni.
*A volte è rabbia, oltre che sofferenza; un fritto misto di quelli che puzzano. Pezzi di ansia raggrumata bloccano il respiro in gola e ti (ci) prenderei violentemente a pugni. Voglio (s)fidarmi (e restare), me lo sono imposta più o meno da una sessantina di giorni altalenanti, che non sono più così pochi. E allora è dolore se la consapevolezza che molto (troppo) possa derivare da una base di ‘chi sei-chi siamo-capiamo?’ cozza violentemente con precoci sogni telepatici, che cozzano violentemente con paure e donne solo pseudo-disilluse; e poi ancora ore di blablabla sulla brace la notte. In realtà, ti (ci) sussurrerei soffusa all’orecchio mentre capelli a fili sfiorano spalle quanto siamo simili dentro, anche se il passato varia nelle reazioni. ...La disillusa è intrecciata finemente a un (A) che ne è la negazione, non vedi? Perché le domande non fanno che combatterla, le tocca perdere sepolta a dovere sotto macerie che laboriosi spazzini tra cui me e me (b.) si affannano a catalogare spostare macerare tramutare e -in definitiva- migliorare. Il fine è ancora me e me (b.); insomma, il sogno bambinesco, non ridicolmente bambinesco, di noi la mattina stretti e il sonno. Il resto si immagina.* - ** *** ** - la ‘a’ di Ancona - c’è - darei la soluzione - zapping. I coffee scrive (22.19): pina, qual è x te il senso della vita? *Pipitona* scrive (22.19): per me... non ho dubbi; dare e ricevere Amore in tutte le sue forme: risate, scambi culturali, sesso, carezze, affetto, ballo, comunicazione… per me queste cose sono amore ed è la cosa più bella. I coffee scrive (22.22): pemme.. è trovare l'equilibrio giusto x stare bene cn se stessi anke quando le cose vanno male.. e capire le cose davvero importanti.. e aggrapparsi a quelle sempre, come l'amicizia quella sincera, la sorellanza :P e poi anke mettere al mondo un figlio e amarlo + di ogni altra cosa..
NOVALGINA.
Latitanza letteraria da giorni interi fuori: intensità.
Dimentico i miei tempi, i miei spazi; nella frenesia in cui mi getto senza poterne fare a meno, a volte rimuovo che un essere umano lo sono anch’io, e allora abbracci parole ovunque con tutti i piccoli pezzi di voi -e quindi di me- scaglionati nei vari giorni, nelle varie ore (poche) di una settimana corta.
Pausa.
Confusa.
Troppo da imparare, da fare, non sempre ce la faccio, corro lenta io, coscette cicciose; ma non è la fame (quella mai) che manca.
Arretrated:
@ Insalata-day e dintorni.
Il pane nero è perfetto sulle nostre lattughe artigianali, il primo dolcemente portato per me, le altre preparate e impacchettate con cura da 2 delle donne della mia vita. Ovviamente, la mia insalata sociale, quella per cui ho rinunciato a 13 minuti del mio sacro sonno, si è semiversata nello zaino. Tipico.
In ogni caso. La bellezza anarchica dell’erba semiverde+sole semicaldo+culo semienorme su sacchettino di plastica sacrificato per lasciare al cibo la piccola tovaglina infantile è qualcosa che non sono certa potrebbe comprendere chi non ci abbia visto accampati lì, noi nomadi felici.
La semplicità delle cose, che parte da un pensiero che diventa meraviglia che diventa coraggio che diventa sorriso.
E quindi domenica, penne al sugo, bus di gente improponibile (…forse la gente improponibile non sta solo a casa mia), sabbia un po’ ovunque, pompini secchi alla castelvetranese, (A) multiformi pre&post-pulpfiction e gelato+panna condito da patatine fritte perché salato rulez.
Il
Illustro questo e quello, pensieri stralciati di passato con cui a poco a poco mi riappacifico nelle mie mancanze, nelle serate a mangiare kebab e a ricordare tutto, ridendo sobri come poche volte.
@ La faccia stronza della medaglia.
Inutili ora perse con gente.
‘Gente’ che mai capirà, che mai smetterò di ripudiare.
Patrigni di biancaneve da sempre deludenti ti accoltellano alle gambe mentre ti abbassi a guardare il cesto di mele che sai essere tutte rigorosamente AVVELENATE.
Circa 6 anni: andavo a scuola e loro tardavano sempre; restavo l’unica bambina, lì fuori, sola.
10 e giocavo a calcio sotto casa (casa?) con gli altri bambinetti; non volevano, nulla andava bene, urlavano, io sempre a dovermi vergognare, in mezzo a tutti.
Poi 12, camicine male accoppiate con improbabili pantaloni di tutina demodée, capelli corti imposti, troppe risposte pronte, dentro già la fuga.
Oggi l’oggetto del contendere è una macchina; vecchia; mia. Volano precetti precotti, vuoti, non saporiti. Scopatela pure senza preavviso, quello che perdi è il mio cuore, nuovo.
1#
“Mi piace parlare con te..
mi piace ridere con te..
mi piace coccolarti..
mi piace..stare e vivere.. con te..
(sappilo)
e mi piace renderti felice..”
…E a me piace addormentarmi/svegliarmi Felice,
non mi stanco, Io,
sempre
esattamente
C O S I’ .
2#
Un’altra giornata cantando, siamo un trio e le parole sono quelle di un’infanzia che non so bene, ma sulle panche ha un gusto tutto nuovo e trovo L'ORIGINE dei MIEI MALI in Jhonny ridendoci su. E’ quasi magia.
(diabete e adipe diffusi a lettere&co.)
Il tipo con gli occhi chiari mi guarda in luoghi non consoni in situazioni non consone, arrossisco, lei lì accanto coglie e mi illustra la sua interessantissima visione di me con un tono che mi è nuovo, ma che mi piace.
Alla mia sinistra, maglioncino viola solito e affezionato, non può mancare.
Più defilata, ma non del tutto, la relativa new-entry color banana, il mio sguardo cade lì, ‘maledetto, smettila’, imbarazzi; il prevedibile risultato è di non finire il capitolo, figuriamoci iniziarne un altro; d’altronde Sigmund mi ha già diseredata un annetto fa.
...Passare giornate a prima vista inconcludenti scivolando su anime insaponate fa bene al cuore al corpo etc., e io la semplicità pulita la amo quanto odio il caldo di agosto.
(troppo spesso vorrei dire qualcosa e ne esce un’altra un po’ attorcigliata; perché la morbida densità di questo star bene non la conoscevo e il masochismo in mode “game over” fa di tutto per non guardarla. azzikki, direbbe ladydoza col suo solito fare vintage.)
3#
Black-out parziale: andare via trascinata a forza per l'appunto da lui, il mio masochismo, se invece vorresti restare è un puro fatto autosoppressivo; rendersene conto appena in tempo e riattraversare la città per tornare a “O” è altrettanto folle.
Riaccendendo la luce, trovo bambini angeli asessuati, giocano tra baci unti e nastrini rouges appositamente filati e posizionati per l’occasione (i segni rossi si scordano in fretta).
Che poi tutto è anche STORIA, il nodulo ansioso è storia, naturalmente, e quindi sempre lì a menarcela con l’ancestrale questione ieri-oggi-chissà. Che sarà stemperata da un po’ di (A).
4#
Altro giro, altra corsa, più o meno solita rodata gang.
9:38 a.m.
Arrivo a casa, varie ed eventuali, coperte, mentre tu stai partendo.
Serate surreali alle spalle, 4 ilari baccofili sulla car morente, ‘trasitinni’ nella stessa corso Vittorio, a righe ballonzoli per strada, complice un semaforo.
Il ritorno prevede anche pizza sacra con soprannaturali salamini piccanti che voglio condividere, vittima di una deplorevole e compulsiva metapulsione di scambio.
Le congiunzioni vergognosamente rimosse (il luogo del mistero conserva le prove), ‘oggi sei gandhi’, ‘emoemi è una emi a metà, sei mezza’, ‘i tuoi capelli sembrano il culo di un coniglio; e questo è il codino’: flash sparsi di una notte itinerante che lascia un sorriso scontato post-droga, nudismi storici e il ratto delle 3 cannucce corte chez rocket-house, pietrone triadico e via, felicità, morte cerebrale; perché le vulve sono arpie-succhiasangue-strappacuore e SALVATI finché sei in tempo.
*Sintesi*
(Ieri-Oggi-l’Altroieri non solo un insieme di lettere a carattere cronologico, semmai i miei volti, i miei capelli, sempre diversi ma in fondo rispecchianti complessi momenti di ME. *...quando smetterò di parlare della medesima in termini di ‘complessità’ e co. sarò guarita da quella mia sindrome per cui dovrei inaugurare una categoria nosografica banale e attorcigliata del tipo “Spleenata Inquietudo Esistenziale - Salvatemi, Please” *
E’ che
Il letterato di poche parole è lui, da un po’, ad avere sempre una risposta: turn-over, ci sta. Malgrado ciò, 'il sublime paranoico' di cui sopra si lascia spesso andare a selvagge interpretazioni di natura masochistico-perversa e non sempre hanno successo le apposite museruole puntute fabbricate ad hoc nel nostro sexy-shop dai tetti rosé.
Parole prosciugate si srotolano, progetti nascono e muoiono in giorni e notti come pranzi o cene consumati molto velocemente e ne restano appena i piatti sporchi. E poi il vino lo adoro ma rincoglionisce, che non è l'unica scusa per lasciarmi togliere gli stivali in corso Vittorio e guardarli penzolare dai finestrini della fedele 500, non è la solita scusa perché con voi sto veramente bene, piccole conquiste sul passato che curano (anche mettersi d’accordo per una mattina in biblio sarebbe stato folle), e mi farebbe un po’ male se tu non venissi a cena.
Mi lascio guidare, accogliere, cullare la notte se il muller mi ha stonato e il sonno devastato, mi svegli, cantiamo, DarkRoom è l'ovvia colonna sonora anche se per oggi bypassiamo; il tutto come se niente fosse, come se fossimo sempre stati lì.
Quando poi fa strano pensare al DOMANI con le mie persone importanti, entusiasta progettare in anticipo di 4 mesi viaggi e assurde colazioni londinesi in pieno stile 'bomba atomica', ti rendi conto di.
Sarà che vedo le priorità, ma oggi non. mi. sconvolgi.
Per il resto sono esperienze, ed anche un motore sospetto in una via Mendola scontatamente minacciosa a notte fonda, lo è: l’esperienza delle mie gambe che tremano, di saper stranamente pensare al bicchiere mezzo pieno anche se non sono abituata o non sarebbe il caso, no.
...Più o meno come scendere in pista dopo anni: lei era liscia, io poco sicura, e pagliaccia dai pantaloni giallo-ilare-a-richiesta, enormi, infilavo nuovi pattini stringendoli più stretti, il piede soffoca, ma almeno ho fatto di tutto. Per non cadere. (poi si vedrà.)
Ho osato, qualche passo è recuperato, qualcuno definitivamente accantonato, ho riso, brezza in faccia, culo in fuori, piégati, no, non è sadomaso, fai leva, slitta. Correvo, a volte sola, a volte no, ed era bello; in fondo, anche se fossi caduta sarebbe stato bello.
(A volte mi sento nella scia, trascina, mi piace e non, boh.
E’ che non è da me.
ME? Magari è quello, il punto.)
________
Pisola (metto ordine) scrive (19.54):
cm kakkio si fa con la mattinata?
*LividEmi* scrive (19.54):
chi sacciu. cmq ce la farò!
Pisola (metto ordine) scrive (19.54):
cioè manco dopo giorni a digiuno. certo, si prova, anke se quel pomodoro è inquietante :P
*LividEmi* scrive (19.55):
ahahah. sì, infatti penso che è l'unica cosa che non riuscirei a mangiare
forse i fagioli li assaggerò, ma il pomodorazzo pelato.. cioè... PELATO |: no!!
Pisola (metto ordine) scrive (19.56):
e le salsicce.. hanno un aspetto poco rassicurante :D
*LividEmi* scrive (19.56):
LOL. in effetti le salsicce sembrano arrappate :S
Pisola (metto ordine) scrive (19.58):
ahahah
*LividEmi* scrive (19.59):
cmq altra cosa inquietante e al tempo stesso notevole è il coraggio di mettere la pancetta sui fagioli, così serenamente adagiata
Pisola (metto ordine) scrive (19.59):
ahahahhaha bè, è voler osare proprio :D

E OSEREMO.
Tornare troppo spesso col sole, ché ormai sembra quasi inutile.
Poesie tutte nostre, e passare le ore, le notti. ConfessioniConfusioniConvulse si divincolano da improbabili cene harissa&pistacchio, a fatica trovano voci; e braccia.
Ma se finalmente ti alzi da una stanza dai muri alti (volontàvolontàvolontà), l’unico pensiero ha a che fare con la speranza che nessuno di giustificatamente urlante si svegli appena infilerai i piedi in casa; vuoi preservare intatte diabetiche sensazioni di sotto le coperte e non.
E' tuo diritto.
Intanto, i giovedì crescono intensi, le mie torte sono sempre più letteralmente pesanti e i visi ormai più che cari, soprattutto in pieno delirio alcolico da spongebob davanti al Caffè Turco fallito, palchi del Montevergini mai visti più vuoti con voi lì sopra o baustelle che trovo le palle di stonare per le strade strette che attraversiamo barcollanti e mutili di una componente non da poco, oltre che dei 6 cervelli anche loro temporaneamente emigrati.
Ci aspettano macchine lasciate scandalosamente aperte, c’era altro a cui pensare, no? ...Sorrisi, volti, poi parole legate da un nastrino rosso e tobleroni da ricordarsi di donare con una cura presto abbandonata in un bicchiere di vodka.
Mio padre avrebbe parlato di incidenti di percorso -“la carne è debole”-, ma con ansie diffuse ci svincoliamo da situazioni scognite, e mi sembra di un assurdo indecente, per la prima volta in una cosa che è clamorosamente più grande di me, ma con te.
Perché quando hai pensato che non valeva la pena di, è stupendo ridere, accarezzarti la barba lunga come la adoro io, racimolare overdosi di Feltrinelli, giocare bambini in pantaloncini la mattina, studiare accanto come se potessimo condividerci.
E’ stupendo assaggiare sogni che mantengono dolcezze ineffabili,
anche se poi gli incubi.
*sto abusando di avverbi e saccarina;
[...]
ci sono cose che
urlando
pretendono iperboli.*