venerdì, 28 dicembre 2007


vivo e vivrò.



Perché la gente si trasforma nel mostro che le dorme dentro, è un maligno canone inverso. Per questo il natale non ha alcun senso, non nella mia esistenza di gollum carnivori, almeno.

Sai, urlerei quanto sono difficili questi giorni di immobilismo assoluto o piangerei forte dentro braccia dolci.
Ma NO. Oggi prendo l’altra strada, è lontana ma arancio, e sai, il nero NON ammutolisce le luci, e il dolore, gli aguzzini spietati e minacciosi, le bugie sporche di pece appiccicosa -si appiccicano addosso stringono piano, lievi, ma tanto muori lo stesso-, tutti Q U E I  V E L E N I incrostati e gratuiti, perché alla fine la troia non ero io, ma tu (come sempre, cpss) e quegli abbracci falsamente avvolgenti da boa affamato di innocenze. No.
D I S G U S T O.
Scivolerà liscio, il disgusto, il sapore acidulo in bocca e nello stomaco di te che sei sceso all'inferno e poi risalito per portarmi laggiù. NO.
Perché io sono diversa, lo posso urlare, capite URLARE. Io che sono e non appaio, io che ho amato con passione chi non sa amare, perdonato chi è stato egoista fino ad uccidere, fino a uccidere me che ti dormivo accanto nuda, pelle liscia di bambina, seni turgidi di donna acerba ma non troppo, ché io so cosa c’è lì fuori.
E mentre sogno incubi e mi stringo a te, te, tu mi tagli tutta finemente, un’arte, scegli i piccoli pezzi mangiandoli uno ad uno per essere fiero di questo potere, la bocca sporca di sangue, ridi ilare (VOLGARE) del mio dolore, ridi, tu, attento, soffochi.

E io sfregiata vivo e vivrò, LIBERA, forte di dolore, di D I G N I T A’ vera, e sai, la gente marcia di cattiveria, lei non la sa N.e.a.n.c.h.e. P.e.n.s.a.r.e.



rimuginato da piccolaemi alle 21:48
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mercoledì, 26 dicembre 2007


INSIGHT (a un certo punto ti ritrovi seduta e stai parlando o mangiando, non fa differenza): babbo natale non esiste, se esiste ha l’alzheimer (tipico), o forse lui sono io in amnesia retrograda e così tutto si spiega.

In ogni caso, ho un piccolo abetino rosseggiante e plastificato allestito da me pochi giorni fa; è pieno di doni catartici, per trascurare il natale.

Adoro i paradossi agrodolci.

 

I PERIODI CONTEGGIO-TRAMPOLINO sono così, la gente farnetica, io frenetica.

Invadente complesso da separazione-abbandono-distacco da.

Pensiero criminale di cuori perennemente in post-sbronza che imparano a piccole dosi a guardarsi intorno a colori, e poi te li spengono nei vicoli che non conosci.

E (ri)sentire vacue bugie, perché quella bocca non ha tregua in questi giorni, freme redditizia e noire, lei. 

Ma avresti PAURA della tua solitudine se straniamenti controparadossali ti conducessero piano a rimirarmi da dentro, io, che stringo tra mani bambine la gomma con cui bramo
cancellare ad arte TE.



rimuginato da piccolaemi alle 14:28
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sabato, 22 dicembre 2007


STRA(L/C)CI


1#

L’uomo di sale piangeva e affondava, l'integerrimo catoniano schiavo dell’edoné, un secondo l’uno, quello dopo l’altro.

La tipica riflessione notturna su queste alterne vicende mi ha convinto della necessità del ludus, sicché oggi bacio più uomini e donne possibili e anche oltre. Epicuro rules, ho non metaforiche palle piene di cenciose paranoie altrui.

 

2#

E quindi d’improvviso mastichi ed eccolo, lo odio, perché mi incista una dissonanza che quando mi illudevo di starmene tranquilla, seduta lì, dove volevo, mi chiama non troppo dolcemente testa di cazzo e mi dice senza preamboli che no, non faccio mai la scelta giusta. (tu non esisti tu non esisti.)

 



“Permesso?
Quante siamo qui dentro? Quante?

C'è quella che ha fretta, c'è quella che ha freddo. C'è quella che dorme, quella che è inflessibile, c'è quella che si mangia le mani e quella che ride.

Spesso c'è anche quella felice, quella senza pensieri, e va d'accordo con tutti, pure con quella incazzata.

C'è quella disillusa. C'è quella dura, e quella tenera, così tenera che si taglia con un Grisbì. […]

Mille siamo qui dentro, o a volte solo un paio.

Mille siamo, e parliamo tutte assieme.

C'è quella che si lamenta della coscia, quella che vuole solo guardare.

C' è quella che sta zitta, c'è la cialtrona.

A volte qui dentro siamo talmente tante che c'è quella che morde le altre, e quella che vuole giocare a carte, e quella che urla "silenzio!", e quella che muore e rinasce.

C'è quella che soffoca, quella che sgomita, quella che è ladra e le altre lo sanno.

C'è quella che apre la porta (a tutti).

C'è quella che apre gli occhi (a turno).

C'è quella che apre le gambe (a caso).

C'è quella che apre le vene (a far del male si fa sempre bene).

C'è quella che apre le mani (piene di niente, ma tutto per te. non farlo cadere per terra).

E se fai una domanda, non c'è mai quella che sa la risposta.

Ma forse c'è quella che prende appunti e ci pensa poi su.”



rimuginato da piccolaemi alle 14:52
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sabato, 15 dicembre 2007


]VoLo[

 

Se tu, se le persone.

Se ti fermassi un attimo, non seguire catene morbose, non mettere uno dietro l’altro piedi grandi, troppo grandi per te che inciampi; e ti sgrani.

Non è difficile aprire occhi, alcune parole, scartarle con cura, toccarle, è arte questa, il principio di piacere che se esagera va a farsi fottere, il narciso, perché soli dentro, lo sai, non ci possiamo stare.

E vorremmo inciampare tutti se l'amore del difforme ci portasse su; ma se porta all’inferno, perché caderci e ghignare, no, io, non lo capirò mai, il tuo perché.

 

“Come glielo dici, a una donna cosi, che tu vorresti salvarti, e ancora di più vorresti salvare lei con te, e non fare altro che salvarla, e salvarti, tutta una vita, ma non si può, ognuno ha il suo viaggio, da fare, e tra le braccia di una donna si finisce facendo strade contorte, che neanche tanto capisci tu, e al momento buono non le puoi raccontare, non hai le parole per farlo, parole che ci stiano bene. Lì, tra quei baci e sulla pelle, parole giuste, non ce n'è, hai un bel cercarle in quel che sei e in quel che hai sentito, non le trovi, hanno sempre una musica sbagliata, è la musica che gli manca, lì, tra quei baci e sulla pelle, è una questione di musica. Così poi dici qualcosa, ma è una miseria.

- Elisewin, io non sarò mai più salvo.
Come glielo dici, a un uomo cosi, che adesso sono io che voglio insegnargli una cosa e tra le sue carezze voglio fargli capire che il destino non è una catena ma un VoLo, e se solo ancora avesse voglia davvero di vivere lo potrebbe fare, e se solo avesse voglia davvero di me potrebbe riavere mille notti come questa invece di quell'unica, orribile, a cui va incontro, solo perché lei lo aspetta, la notte orrenda, e da anni lo chiama. Come glielo dici, a un uomo così, che diventare un assassino non servirà a nulla e a nulla servirà quel sangue e quel dolore, è solo un modo di correre a perdifiato verso la fine, quando il tempo e il mondo per non far finire nulla sono qui a aspettarci, e a chiamarci, se solo sapessimo ascoltarli, se solo lui potesse, davvero, davvero, ascoltarmi. Come glielo dici, a un uomo così, che ti sta perdendo?” (A. Baricco, OceanoMare)



rimuginato da piccolaemi alle 14:33
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mercoledì, 12 dicembre 2007


Crisi pre-mestruo pre-esame pre-christmas
(kill santa claus).

Il risultato è un coacervo di elementi isterico-depressivi stile non trovo il cavallo figurati il principe/strega, incanto chi non incanta/natale non esiste, natale non esiste, caldeggio sciopero vs Santa Claus élitario e razzista/choc prolungato da 2-3 tavole rorschach, come uno psicotico, uau/io non sono, che sono? (funzione)/io/amore mio, perché?/capodanno in choc etilico et non solum, le bocche sugli alberi, sola no, NO/assurdità borderline a 2 giorni da indagine, tulipani bianchi, please. 

(ogni mattina io e un liquido noir&cattivo, qualche ingerenza,
tutte quelle pagine tutte quelle crisi paginecrisi ripetute
sentendosi un po’ così,
le urla sullo sfondo, eppure andrà, si presume.
C’est la vie. [cit.])

ioguernica

 

 

 

 



rimuginato da piccolaemi alle 23:15
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mercoledì, 05 dicembre 2007


Ho sonno, ma non posso e soprattutto non riesco.

Acqua ghiacciata su viso estraneo, caffè, ansie, libri, sono la figlia illegittima di Rorschach oggi.

La pausa dalla mia finta vita per avvicinarmi a piccoli passi a quella vera mi sta facendo un certo male sottile. E quel pensiero, il più sbagliato, i più sbagliati, regressivi, trasgressivi; si insinuano strisciano addosso saliva dolce mi tenta mi scioglie per farmi male. Da dentro.

CazzoCazzoCazzo.

Do Me, Fuck.

 

“Un angelo,
maldestro
viaggiatore,
Tentato dall'amore del
difforme,
Entro la rete di un incubo enorme.”

(C. Beaudelaire)



rimuginato da piccolaemi alle 16:01
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