1#
Ho definitivamente smarrito l’omìno, ma siamo onesti, era una povera funzione-sponge e nessuno merita. Morto un omìno, se ne fa un altro. (si spera.)
E intanto si lava il cuore di te.
2#
La felice condizione di singletudine, oltre ad avermi risparmiato in media 3 aggaddi al giorno, per un totale di 21 aggaddi settimanali circa e 1095 aggaddi all’anno (1098 di anno bisestile) con tutto il correlato di gastrite, bulimia nervosa e occhi costantemente a pampina-da-lacrima, ha anche i suoi lati negativi. Come il fatto che la quotidiana crisi di astinenza da coccole+sesso venga sedata costringendo il gatto a starmi addosso e ad esserne felice.
Indi, in nome dei diritti degli animali e dell’armonia casalinga, se disponete di un uomo NONegocentricoparanoicopsicotico per me comunicatemelo, grazie.
3#
L’altra me a tratti rimugina. (molto male.)
Guarda brandelli, rivede immagini schifoseappiccicosevelenose nel buio di una stanza di una strada, e mani di nondolcezze lividi nond’amore urlasenzapassione e notti e fughe di paure, e ancora e ancora disastri.
Come uccidere il sole senza volerlo perché sei nato così.
Clapclap, ottima performance.
TaCiZiTTaBaSTa.
4#
Se disponete di un uomo NONegocentricoparanoicopsicotico per me comunicatemelo con urgenza, grazie. (l'ho già chiesto?)

[Per dire…]
[Ai poli opposti-] sì, a voi che sembrate ascoltare ma fate solo finta, a voi che siete i vincenti, quelli ricchi e felici che non piangono la notte, quelli che hanno un cassetto colmo di funzioni, noemifrancescacristina, tante, troppe per saperle gestire. Ma che importa? tu vinci, tu hai tutto.
E anche se quella mefragilmentebambina ti supplica stupida -perché ancora non sa dire di no (dirti di no), di fronte alla tua, di parte bambina- e supplica, leisenzano, di non abusare che poi fa male, perché deve perdonarsi, giustificarsi, e non riesce più.
E anche se quella parte ti supplica bagnata, tu ancora non senti e prendi tutto, su un tavolo da gioco prendi tutto e stai barando, ma giocavi coi poveri e derubavi i poveri. E ferivi, e vincevi, come sempre immeritato.
[Ai poli opposti+] solo grazie, e scusate. Ché la caduta dal seggiolone mi ha lesionato la circonvoluzione deputata al buon senso, al sano egoismo, alla saggezza. Perdonatemi, amatemi, non abbandonatemi; guarirò. Vi adoro.
[A me, +&-, e non so più chi sono, a tratti.]
Ricordo certe sere. Mia madre leggeva le favole di nascosto tenendomi la mano. Odiavo i 3 porcellini, ma non gliel’ho mai detto che sognavo il lupo che mi sbranava, poi; e speranzosabimba, mi arrotolavo serena sotto il piumone blu&rosa. Raccolta su di me, mi godevo la tregua nel casino che già a 6 anni era la mia vita. Io. Vorrei. Quella. Tregua.

“In una notte dell'anima veramente oscura
sono sempre le 3 del mattino, giorno dopo giorno.”
(F. S. Fitzgerald)
*AAA. Cercasi.*
esseri animati&inanimati
(amici, pc, genitori, sgami, ziti, voitures, etc.)
dall'EGO proporzionato all'ENCEFALO.
Perché fondamentalmente devo avere una sorta di calamita incorporata da qualche parte, nel cervello, nel culo, boh, per attirarli sempre, questi individui dall’ego sproporzionato, le pretese di adolf e la facilità a distruggere.
Mi circuiscono con cura, si strusciano pietosi come gattini neri schivati da tutti, mi leccano amorevoli, poi stop, fuori la pistola, mi sparano al cuore come a un mirino rouge.
N.d.R.: Se i bersagliumani percepissero uno stipendio in base alla funzionalità, potrei fare concorrenza al Berlusca. (perché io fungo. sìsì.)
Purtroppo sospetto sia un servigio pro-bono, una sorta di maledetto karma prescritto da dio ante-nascita per punirti di non so quale faccenda paccaminosa. Magari puoi sperare di licenziarti in silenzio, dileguarti qualche ferita qua e là, coda inzuppata tra nude gambette cicciose, vuoto mentale, etc. Perché tu, stupida, sei una misera funzione; tolta quella il nulla. Ovvio.

«Pesa, quando le mattine decidono di iniziare così: la macchina irrimediabilmente fradicia, il pc-frullatore quasi definitivamente defunto, il metro&cinquanta ricoperto di dolori post-tamponamento, gli individui che ti circondano armati di spine-invisibili-ai-più con poche parole pungenti verso chi non ha schermi per parare i colpi. (scusate, eh, se non li ho.)
Pensava che erano questi i giorni per cui sarebbe valsa la pena di sparire, qualche mese fa; avendo il coraggio, ovviamente.
Pensava. E pensava che sarebbe scappata anche a piedi, che per ubriacarsi ogni sera ci vuole quel po’ di audacia, quando sai che tanto non è nulla, è che serve a passare un altro giorno, un’altra notte col nuovo-omìno-assolutamente-solo-amico-perché-altrimenti-scappano-tutti, e poi domani il sole sarà più greve del solito. Amen.
Pensava, ne era certa: non era lei ad ammutolire i colori, ogni volta. C’erano persone, sì, alcune persone con questo lavoro, una sorta di missione, è volontariato anche questo, in fondo. E lei da quelle persone non si sa come finiva sempre per dipenderci, calore che ammala e guarisce, serpente vellutato che morde lieve, deliri-abbagli-illusioni, il vuoto spaventoso dell'assenza.
Il collare troppo stretto soffocava riportando al reale, "è tutto predisposto per l’asfissia sacrificale, accomodatevi!". (gli ebrei scelgono accuratamente l’agnello, lo nutrono, lo impinguano, grassoccio e tremolante, lana morbida di peccaminoso amore, è l’ora dell’olocausto; il tutto recitato senza parsimonia di stilettate.)
Le 14:09; metà della deliziosa giornata sembrava essere finalmente passata, ma non si sarebbe stupita se dio si fosse prodigato in uno dei suoi pochi miracoli facendo risorgere il sole in suo onore. “Mannò, tranquilla, lui è troppo occupato.”
Pensava e sperava, ora nella cucina di casa, affettando una cipolla per nascondere le gocce calde. "Il risotto sarà saporito"; lo disse inclinando leggermente la testolina e scostandosi dagli occhi una ciocca ribelle.
Serratura. Solite voci di rasoio arrugginito infrangono il meditato taglio della cipolla dorata, e invece avrebbe adorato il silenzio, il silenzio e un principe-preferibilmente-non-azzurro, dimenticare, prendere un po' di stelle, addormentarsi sulla spalla morbida di amore, senza particolari paranoie stanotte. Lei, “quella bellezza di cui solo i vinti sono capaci. E la limpidezza delle cose deboli”. E poi c’era, il silenzio.»

[ordinaria amministrazione]
9:57. Sole timido in via Libertà.
Un perfetto coglione decide di frenare come fossimo nel pleistocene: tamponandomi. Il porco sul pulmino bianco mi sembra un povero cristo incapace, ma già un'ora dopo dimentico la fregatura-perdono grazie ai dolori sparsi e a un pomeriggio al pronto soccorso più zaffo di Palermo, dove mi donano la ciliegina rossa sulla torta rancida: un collare stile cane al guinzaglio. Ottimo.
Mi armo di una lucida logica ciminista, bene, ho il corpo di una settantenne, amen, mi piastro, mi fascio, esco, sarà tutto stupendo. Mi sviene la silvia, mi sviene la donatella, il cane sbava, rido per sdrammatizzare, è tutto perfetto: le amiche sono decimate, l’omìno è uno stronzo patologico e io una scema patologica, l’amour passé mi augura la morte perso in convinzioni psicotiche, sento l’ansia che coagula, va tutto molto bene, grazie; 4 bianchi alla fraise, poca fraise, per dimenticare, ecco, bacio tutti, tutto resuscita alla perfezione, mangio felice:
va
tutto
meravigliosamente
bene.
[maschi : femmine = troie : x]
Risolvere l’equazione mi pare alquanto improbabile.
Trascurerei l’uguaglianza dei primi membri, che sembra abbastanza scontata.
Il fattore tossico x, invece, non si riduce a una questione di identità e io le equazioni le adoravo, ma. (vorrei i baci di una notte, e poi vorrei anche un’altra notte. vorrei il principe trash, vorrei il passato e il futuro ma non le prigioni. vorrei vorrei; o abbandonarmi.) E’ tutto splendidamente in controluce, vago vengo svengo ballando tutta la notte e
sento che
vorrei perdermi nitida
in te. (troia.)
“Intrappolato nel posto che nascondo
non ho paura di disegnare il mio cielo
con qualcuno che dice che ho perso la testa.”
(Alice in chains)
Mangiando confetti rouges la notte, preabsinthe
Parlando di divorzi con estranei ancor più familiari
Ti dimentico.
(certe parole come certe ginocchia sbucciate,
e imparo a non cadere più su reti in controluce.)
Forse non sai
Cosa farei io
(cosa darei io)
Se solo avessi
QUELLA bacchetta.
Si rivide mentre lo accarezzava senza il coraggio di respirare
sognando a natale un regalo stupendo.
L'omìno impacchettato sussurra caramelle
lo scarto lenta guardandolo fisso
penso postsucre da incartare con occhi zuccherosi e disinvolti, loro.
E poi. "Tutta la mia agonia svanisce se mi stringi nel tuo abbraccio."
Liberate
Il Principe
Azzurro.
Il cuore in stand-by, ascolto la stessa musica di ieri, ma oggi proprio non funge. A volte pensi di poter cambiare, perché lo vuoi, lo vuoi, lo desideri.
Ma il mondo di fuori è sempre là, puoi fare qualsiasi cosa, te lo ritrovi al suo posto, sempre; e ogni tanto la maschera scivola e resti nuda, dolci rotondità senza particolari veli, lontano profumo biscottato, bolle di sapone nell’aria di pioggia, e qualche lacrima scende per te, omìno dolcemente lacerato e laceratamente indeciso come me.
Stanotte ti ho sognato, eri miele, mi sfioravi al sapore di assenzio lì solo per me (“sei una scema sei una scema”), sentivo gli odori -tienimi-, niente contrasti pungenti, tutto così, come lo vedo. Per la modica durata. Di un sogno.

]PreFesta[
Aspetto la sivvi in pigiama funk, ma col nuovo casco di banane fiammante e perfettamente allisciato.
Mi esalto preventivamente ballando canzoni francesi in attesa della festa o forse in attesa di qualcosa che non avverrà alla festa, e in quel caso sarò salvata da un principe fluo in abiti trash, ovviamente figlio della mia immaginazione alcolica delle 2:03 a.m. circa.
Voglio ballare sorridere delirare su di te su di noi, noi strette anche se domani.
E impasteremo biscotti vanigliati insieme e sorrideremo, nonostante tutto, nonostante domani.
]FestaPostFesta[
Il posto è soffuso. Mi guardo in giro con occhi di bambina in rosa, vedo il mio passato migliore in quei visi -vi adoro-, sorrido di un sorriso solo mio e mi aggiro su uno strano presente con il vestitino verdesperanza troppo corto e le 3 consumazioni cedute dal brother più saggio di me. (oggi ho lo stomaco in rivolta, ma questa è un’altra storia.)
A un tratto, come nelle migliori favole per donnine sfigate, un omìno congiunto alla sambuca reimpasta la mia serata e d'improvviso non necessito più del principe fluo di riserva.
Ho pochi ricordi, pezzi meravigliosamente indecenti, e domani si vedrà, domani biscotti mani sporche di pasta frolla formine vanigliate io e le mie pine.
E festeggiare, e sorridere di più. E di più.
[soffro palesemente di disturbo bipolare. non prendetevela con me.]