Non basta il tepore artificiale di un nido di stoffa.
Sogno l'inverno gelido sotto coperte calde e gialle. O davanti a stelline in brodo e formaggio filante. E poi camomille bollenti e libri lievi prima di dormire. Abbracciati.
Sogno l’aria collosa di un amore, quello bello, lenta adesione di pelle umida senza un cuore infranto al giorno.
Sogno, io. Cose che non ho conosciuto se non dentro di me, con la più grande delle mie inutili dolcezze. E voglio una vita borghesemente calda, uscire, e poi tornare alla mia vita borghesemente calda, e piena, e intensa.
Mi urge riappropriarmi di questa me. Solo. Che.
Ho macinato me stessa in questo cervello sfatto e adesso mi sento:
lontana, da me.
“[…] il sapore aspro della fine
e la sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso,
il destino, quando, d’un tratto, esplode.”
(A. Baricco)
(siamo morti.)
(vorrei che fosse meno complicato.)
[Sinapsi.]
Il donnone senza reggiseno si propone alacremente alle car di via Palagonia riservando a tutti il medesimo petto procace incollato al vetro e il noto sorriso con lo spazio fra gli incisivi che sa di passato. Si accorge che la studio, mi ruba il sorriso più spontaneo del giorno, ricambiato.
Avrei voglia di dormire con te per l’ultima volta, ma non so, non te lo dirò, perché tanto. L’amore affastellato sul burrone, la nostra casa in ceneri trascurate. Le cose non dette, non fatte, restano lì a guardarmi mentre mi allontano senza volere, per sopravvivere.
Cerco rifugi sommari alla mia paura. Di non dimenticare, di non ritrovare.
E’ che ormai, vedi, è inutile il pensiero, e quei sogni reali che si ostinano a tormentarmi sono sogni, sinapsi, elettricità sospese nel mio unico snc. Ed è questo; sinapsi stanche e sole, mai più mano nella mano alle tue.

A stanotte.
[SqualloriHomini v.1.]
Dopo il mio primo disastroso concerto, il nuovo acquisto in stile Orso Yoghi mi scorta in moto alla car lasciata in zona stupro.
O.Y.: dai, abbracciami!
(E. mutacica con sorriso di circostanza.)
O.Y.: dai, scendi un po’ più giù...
(E. sorride. ma chi è questo?)
O.Y.: mettimi le mani sulle cosce!
(E. sgrana gli occhi e ride vivacemente; è tutta una gran presa per il culo.)
O.Y.: vabbé, ho capito, troppo timida; non se ne fa niente.
(E. cade della nuvole. forse non è uno scherzo?)
Arrivo silente alla vecchia car(retta).
E. scende goffamente dal trampolo motorizzato e si allontana col medesimo sorriso ebete stupito.
O.Y.: dai, dammi un bacio.
{n.b.: voce yoghizzata, occhio da triglia marpiona, totale assenza di ciliegiosità.}
E. stampa un minuscolo pseudobacio sulla guancia scognita; ello imperterrito sporge la bocca orsosa.
O.Y.: eh, ma così me lo dai...? dai, vieni, dammi un bacio.
E. inizia la fuga dietro la minuscola borsa noire. si avvicina allo sportello verde. lui la segue.
O.Y.: e dai! dammi un bacio!!
E.: maaa... tutto questo è surreale. è uno scherzo, vero?
O.Y.: dai, se non lo facciamo ora quando lo dobbiamo fare? dopo davanti a tutti? dai, vieni qua.
(E. gelata. decisamente non è uno scherzo.)
E.: ...andiamo a prendere il cornetto alla nocciola? è buono il cornetto alla nocciola!
O.Y.: dopo il cornetto non possiamo fare più niente. io dopo vado a casa.
E.: anch'io dopo vado a casa! (non ha ancora capito.)
O.Y.: ah, facciamo da te? hai casa libera?
E.: ... { K }
E.: no!
O.Y.: allora vieni da me? da me si può fare, non c’è problema.
{p.s.: ...parlava di un’operazione al pancreas?}
E. -sempre dietro la borsa-
si infila in macchina gelida. Lei e
Melancolie rassegnate e penetranti.
Mancanze indecenti.
Pesantezze in vene.
]PDG: Panico Da Giochino[
Regola del gioco: sputtanarsi.
Ergo: dire 8 ParticolaritàCuriositàVeritàVergognose su se stessi e invitare altri 8 bloggers a fare lo stesso... Ovviamente la strega di turno è la solita Doza.
1) Odio truccarmi-imbellettarmi-smaltarmi-allisciarmi-etc. Ma se non lo faccio mi sento tremendamente vomitevole. Pertanto, lavoro di stucco mediamente 47 minuti al giorno.
2) Ho scoperto troppo tardi quanto mi piacesse scrivere.
3) Okkei, lo so, sembro sessualmente impedita. E mi odio perché a letto (e fuori) non sono ancora riuscita a fare ciò che vorrei. Ma molto in fondo sono *** ***** (:
4) Ho perdonato di tutto. Ma mai mia madre.
5) Amo troppo gli altri (anche le bestie) e troppo poco me stessa. Masochismo rulez, va.
6) In fatto di “maschio” ho gusti impossibili. Il numero di persone con cui ho copulato è imbarazzante. Insomma, entro i 40’anni vorrei approdare a quota 5. (s.o.s.)
7) Potrei innamorarmi follemente di chi dispensa flash arguti e parla per ore di tutti i libri i filosofi gli analisti che conosce. Ma non di Tom Cruise.
Dimenticavo: il soggetto in questione deve almeno ergersi sopra l’1.78; in caso contrario azzikk.
8) Temo sempre di annoiare, scocciare, disturbare, di essere poco interessante, di essere posata da chiunque da un momento all’altro. (grazie dio per tutto questo!)
9) E come disse qualcun altro, "ho l'anca di un 70'enne".
[okkei. mi fermo.]
NOiOse
Lovejoy's Corner
iomestessomemedesimoio
The Bleeding Heart {Wanderer}
La alice
Great Lulù
Kris
Purtroppo so.
Che esistono persone che non vedono dove
muore il dire e nasce la violenza.
Sai?
Penso che queste persone mi fanno pena.
Claudicanti asciutti stupratori, penzolano tra un giorno e l’altro come secca polvere migra da una mensola alla più alta. O più bassa. Secondo il piatto del giorno. ...Povera polvere umana.
Sai?
Penso che non voglio pupazzi miserabili e sordidi nella mia vita.
E penso che ho perso; perché un qualunque 14 li ho accolti.
Trovate la prossima mente da smembrare sull’altare, adesso.

Io Vi Lascio.
“In viaggio verso il nulla, in viaggio all’ingiù, verso il fondo.”
Il vostro viaggio.
Sibilando silenzi, mi consumavi
e con urgenza.
Ovunque tempi in grumi ferocemente soli,
e sorrisi fratturati su labbra incrostate di
opacastrettasolitudine.
E Tu.
Rapido e vorace mi contemplavi sezionando
il mio cuore sdrucito alla luce giallastra
di una ruvida stanza da thé.

Ma.
Basta un po' di carta stagnola
Avvolgo il cuore bagnato dentro,
Lo conservo, sì,
Per me.
[Feste.]
(perché alla fine si festeggia sempre.)
Se bevo e mi diverto cado, di rito: in un modo o in un altro casco a terra.
Indi, al sorgere del sole mi ritrovo 5/6 lividi in dono, di quelli nerastri e acquosi che fanno male a ogni vibrare della morbida carne che ho dappertutto.
Oggi ho un numero imprecisato di lividi di quel genere.
In più, il ricordo di una festa, le adorate pine, luci e bicchieri, i compagni di gioco, my brother. Tutto cola perfetto, fila zuccherino su di me, sul vestitino comprato per l’occasione che mi sta a meraviglia, ora.
Solo per poco l’ultimo grumo tra i miei pensieri, piccola punta di passato (passato), piccole punte di lacrime scendono, e braccia come grovigli di spaghetti, lenta adesione di pelle umida mi trascina mi salva bevo mi bagno e ballo come da troppo non ballavo. Senza. Più. Pensieri.
Perché alla fine si festeggia sempre.
Patetica.
Non riuscivo a scriverne, ancora non ci riesco, lo faccio pensandomi osservatore esterno di qualcosa che non potrebbe appartenermi di più, pelle sciolta sul passato.
La fine sa sempre di qualcosa.
Sono vasetti colmi di una tristezza serena che è quasi gioia, e un po’ vi mento... Il lento acidume zolfato ogni mattina sale dal di fuori entra nel di dentro amputa spemi sanguinolente tagliuzza minuziosa ogni anelito o guizzo sfregia sorrisi che amavi. Che amavo.

(ma abbiamo infinite risorse; e ne scopriamo di nuovi,
i cieli... più azzurri. più.)
La mattina è il momento più difficile.
Ti svegli col dolore raggruppato allo stomaco -il solito, sordo-, che pensi:
“forse la signora Morte si degnerà di farmi visita, magari”. Illusioni.
L’intestino contorto, i capelli sconvolti dal sudore dei sogni -ora incubi e flash e lacrime e spasimi e vedi ogni istante di quella notte e non ti perdonerai, ora nuvole con me&te e baci dolci e mani intrecciate e salive che non assaggerò-. Dolore. Dolore. Dolore.
(dolcemente svegliami alle 18:00 e fammi uscire, uscire, ti prego, perdere in vodka piccante che brucia i pezzi, ti prego, fallo per me.)
I silenzi assordanti, gli occhi sbarrati alle 10:00 e i sonniferi che non
fungono: Vita.
