[giorni]
Ti guardavo in specchi irrisolti, e vedevo me irriflessa dei mesi passati.
So come si soffre così, quando sei uno stomaco bucato che si torce, ti sforzi e non riesci, inquieto guardare a ogni passo, e pensi che il tutto in fragile equilibrio non reggerà, finirà con un *crash* su un palo in LSD.
Perché tanto alla fine a noi sembra non possa andare diversamente.
Mi innamoro di gente forte, me ne circondo, ma noi, piccole, che arranchiamo tra occhi nemici per il primo respiro del giorno tra braccia come rami di rose giallo-secco. Noi siamo un negativo, il traffico congestionato, il megadiluvio inatteso. (vorrei aiutarti, se solo sapessi aiutarmi.)
[notti]
Sarebbe un flash vivere la notte nel buio in vicoli fluidi, vagare col nero niente domande e domani, solo ora musica parole baci. Cubi e troie e pensieri non-pensati. Respirare accanto a te per non parlare a sproposito, ma in silenzio tu dormi inerte, io rubo carezze calore, e sogno impastata di sonno.
E vivere così. (che tanto, l’inconscio cammina da solo.)
Mi sembra di annegare nello schifo
dell'amaro disincanto ontologico.
"Senza un movente non vivrei”.
Ecco, è questo il punto, che non ce l’ho,
così mi ritrovo qui, con tutte queste gocce,
con tutte queste pillole, bevo l'insicurezza
che mi dai, che mi do.
So fin troppo bene cosa fare.
Tanto la sudicia coazione ti porta sempre qui,
e dire che i tagli sul braccio sono ancora visibili.
(piccola calzetta bucata.)
[(INIZIA A GIRARE)]
[(BUONANOTTE AMORI)]
Dimenticavo, FOTTITI.

La gestalt della giornata assume sempre quella coerente Curva Decrescente.
Questa la spiegazione: Catabasi; con un goccio di Glamour-Noir.
E’ che l’utopia di portare a casa il maggior numero di vittorie e il minor numero di sconfitte -o almeno qualche pareggio- è rimasta sepolta da detriti di passato radioattivo. Così, disimpari a vivere in autistiche convizioni ammuffite, come un essere sacro e il suo mito di salvare il mondo senza salvare se stesso.
(Ti avrei sicuramente negato le mie alienazioni, ti avrei sicuramente
negato i miei tormenti, i miei frammenti, se avessi saputo che.)
[Madri false spacciano sorrisi finti mêlés à sucre empoisonné.]
[Madri false in pochi secondi usano lingue taglienti.]
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“Rabbia che si accoppia moltiplicandosi come le formiche
che coprono il resto del tramezzino pomodoro e pollo
seduto sul tappeto da ore prima.
Dimmi che mi ami. Che mi ami da morire.
[…]
Rabbia che si accoppia moltiplicandosi, prendendo
forma, nascono mostri a 20 teste. Dimmi che mi ami.
Ho diverse formiche addosso adesso.
Mi sento così. Galleggio.”

Urlo a vuoto la mia tristezza soffocante fino a rompermi in 2, perché in quel maledetto dado da 100 la possibilità di non fare '1' ogni giorno è pari a 0, e io non so reggere il dolore mentale dell’1: crolla tutto addosso, annaspo coperta di polvere di macerie, tento affannosamente di aspirare felicità rosa-soft per riprendere me stessa dal buio e ricominciare da capo...
Ma la possibilità di non fare '1' ogni giorno è pari a 0, e io vago nella sofferenza psichica come una Piccola Ombra Sudicia con la manina elemosinante rosa.
Mi sento sola, mi sento intangibile nella mia infelicità, mi sento niente.
Mi sento una piccola zecca, una Piccola Ombra Sudicia di Zecca che succhia vita, ma non resiste alla fisiologica solitudine della vita, ma non sa affrontare l’1 da sola, e non regge gli abbandoni anche accennati, preferisce mettere porte blindate sui ponti.
(vorrei aver avuto una Vita Facile, così non sarei stanca di lottare contro ombre e fantasmi reali, così forse avrei l’energia per abbattere la distimìa che soffoca, così forse non lascerei l’uni, perché è così che finirà, così forse mi sveglierei con sorrisi tra le lenzuola e non tra mostri di abbandono anche sognato. forse.)
(vorrei Non Vedere dentro la mia mente quell’immagine: io & i miei sogni, e c’è una me che li insegue che non esiste più.
...poi, per traslazione mi rendo conto che quei sogni non sono più miei perché io non sono più quella me; e mi sveglio col sale.)
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Se potessi, bisbiglierei tra le lacrime,
gli occhi gonfi, le labbra rosse, 'TORNA'.
Ma sono stata resa muta da non so cosa,
e allora tutto è sempre più piccolo,
dentro la mente.
L’incredibile è come
-dal nero d’ansia, dal siero negativo-
stilliàmo gocce di colore dolce.
E febbri. E seti di noi.
“io ti guarderò...”
“ti nutrirò di coca-cola e di popcorn”
“ti racconterò le mie bugie sul mondo
e quelle sulla gente”
“poi ti bacerò con tutto quanto in fiamme
con le luci spente”
“e faremo l'Amore sulle foglie e sui prati
sul denaro e nel fuoco, dentro ai posti proibiti
fino al cuore del mondo come due innamorati
come due innamorati...
senza niente da fare che non hanno
nient'altro che ‘una storia d'amore’.”
Sarà che sei testardo, che forse
ci credi più di me, ormai.
Ma riesci sempre a convincermi,
che non sia possibile altrimenti.
“e faremo l'Amore dentro ad un temporale,
tra le luci del centro, tra le statue di sale
con il cuore impazzito come due innamorati
come due innamorati...
senza niente da fare che non hanno
nient'altro che ‘una storia d'amore’.”
ı̴̴̡̡̡ ̡͌l̡̡̡ ̡͌l̡*̡̡ ̴̡ı̴̴̡ ̡̡͡|̲̲̲͡͡͡ ̲▫̲͡ ̲̲̲͡͡π̲̲͡͡ ̲̲͡▫̲̲͡͡ ̲|̡̡̡ ̡ ̴̡ı̴̡̡ ̡̡*͌
Ho appena tentato di affogare il Vuoto Inquieto nei carciofi, dopo
una serata ‘andata a male’.
E’ passato poco più di un giorno e l’universo hippie che avevo tra i
neuroni è crollato su se stesso stile "Twin Towers", imploso.
In fondo, nonostante gli sforzi e le seghe mentali da ansia anticipatoria, quando non te lo aspetti precipiti negli stessi burroni.
Poi guardi lo spettacolo dal di fuori, al rallentatore...
Scene viste troppe volte, per non conoscerne ogni angolo visuale:
unghia frantumate, fiori recisi, sesso, carezze marce su parquets bagnati.
Distogli lo sguardo, ma la visione è imposta;
lo trovi lo stesso-squallido-film-di-sempre
ripetuto fino alla Nausea.
(e resto ripiegata nel dolore interiorizzato in quei maledetti mesi,
una coazione-a-ripetere, ad affogare periodicamente nello schifo.)
(si replicherà all'infinito questo film, nonostante tutto.
nonostante i lutti. nonostante me.)
***
«Il mistero degli occhi e dello sguardo del soggetto
e dell'oggetto, trasparente sull'orrore che sta oltre se stesso;
il muto sentimento di ignorare se stessi, e la tormentata commozione
che nasce dall'avvertire la follia del vuoto;
l'orrore di un'esistenza incompresa quando da tale orrore si giunge
all'anima rende ogni dolore umano un'illusione.
Quello è il supremo dolore, la vera croce.»

L’agonia è momentaneamente sfrondata dall’imperfetto Principe con tanto di Castello decadente-noir. E ho anche scoperto che i cinghiali sono come i maiali, solo più pelosi e neri; io pensavo avessero le corna e la cresta come in “Hakuna Matata”.
Sai, a volte mi capita di sentirmi immortale per tutti i secondi di vita che non muoio, per tutto ciò che scopro, per ogni volta che incontro il tuo viso dolcissimo alla luce, dopo troppa neve.
[…]
Comme toujours, nella mia vita c’è voluto il solito tempo interminabile.
Ma sembra arrivato un fioco sole da cogliere, dopo quella neve che forse vedo solo io, accecata dall’abitudine al buio.
C’è luce già da tempo, dicono.
Io non saprei.
Più che altro, non ci credo, e “sono giorni che mi trattengo, sembra che mi stia trattenendo il viso, sembra che se non lo facessi mi cadrebbe a terra, sfatto, non più mio, e su quel viso ho il terremoto.”
Così, alla fine, cedo: apro gli occhi su oggi, su altri occhi e microcosmi, non posso non vedere, o non vivere, Filobate su rasoi.
Voglio annullare l’angoscia. Voglio questa dolcezza addosso.
La dolcezza immonda, insopportabile, del Sentirti amore.

Ho sempre pensato che sarei sparita con attorno tanta gente e magari anche un po’ soddisfatta di me. Questo prima di 2 anni fa.
Poi succede.
Un *Clic* di uscita, e parte di te si dissocia dall’altra; lei guarda e tu agisci, lei giudica e tu agisci, lei ascolta e tu agisci. Tutto tace, tranne costellazioni moribonde di falsità, parole e speranze apatiche.
Mi sono incollata al bidone della spazzatura.
Capita, a un certo punto, di avvertire all'improvviso quel freddo che fa temere di trasformarsi in fantasmi. Allora bisognerebbe reagire. Per non ammalarsi o per conservare una dignità.
Io NO.
Io mi sento troppo spesso fuori posto, superflua, come qui, quei brutti oggetti inutili che detesto sui mobili nuovi. Come quel vecchio che non ha più niente da dare, se non ricordi che non riguardano nessuno, se non lui. Parole su cui perdersi in lacrime e stop.
Così, ora credo che morirò sola, in qualche angolo, su macchine e odore di alcool, o chissà. Sola e tra poco. Perché tanto, di fatto, non vale la pena aspettare.
(mi sbagliavo, mi ero di nuovo persa nei miei trastulli mentali: i miracoli non avvengono. MAI.) (sono gli stupidi a crederci.)
****
“Le garze si sporcano di
lacrime infette
per tutto quello che
deve ancora avvenire,
perchè il passato non può
fare più paura di un presente
che tiene la mano al futuro.
Mentre lingue ci leccano.
Ed occhi ci sbranano.”