Decisamente, sto fuggendo.
Assurdo; questo mese sarò stata qui al massimo 10 giorni.
E’ che questa per me è una gabbia. Di sicurezze marce; in cui "vivo una realtà capovolta che non conosce luce". Una gabbia odorosa di ruggine, con dentro infiniti “passati di ricordi che assomigliano a vetri appannati dall’umidità dell’autunno”.
Lontana, mi sento più forte, indipendente. Mi mancano i miei amici, il solito 'Pinuccia' 23 ore su 24, l’apprensione affettuosa della nonna.
Ma sto seccando e non posso farci niente.
Devo fuggire da questa malattia. Dalla mia malattia immaginaria in cui l’arsura della paura mi mangia un pezzo di materia grigia al giorno.
Perché io ero tanto; e ora non sono più niente. "Io non sono più io e nulla è come è". Ma vabbé. Inutile sfumare parole.
Tanto tra qualche giorno sarò di nuovo qui. A morire ancora un po’; assentandomi dall’attorno per tormentare un’anima.
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“Sono la regina degli angeli maldestri delle caldi notte sole di violini ascoltati.
Sono la regina del sottile sentire ansioso di angeli maldestri fragili gelsomini
in fiore che passeggiano battendo ritmi che corrono dentro ferendo
tremanti cuori in equilibrio sulla linea della mia inquieta lingua.
Sono la regina di angeli in attesa di dolce risveglio tra le braccia entriamo
un po’ respirando piano tra le braccia in attesa di giochi senza memoria dove
svendersi e vendersi e poi dimenticare.
Cosa d’alta magia non ferirsi mai.”
(grazie alla mia attuale
fonte di ispirazione:
Luminal, di I. Santacroce)
E’ difficile scrivere qualcosa per ricordare una delle esperienze più belle e complesse della tua vita recente. Perchè non sono solo parole...
Perché è qualcosa che è costato insieme lacrime.
E pazienza. Emozioni. E amore.
Ma i cornetti a Place Clichy, la sveglia troppo presto con gli occhi ancora stropicciati e le labbra secche, le crepes al sucre et grand marnier a Montmartre, gli 800 scalini della Tour Eiffel con i piedi gonfi e le bestemmie romantiche, i baci profani a Notre Dame... Questo vale tutto. Tutte le attese.
E un fiore secco del biancore della cupola dormiente a ricordarmi che ciò che è vissuto con una tale intensità non si scorda.

“Sai cosa vorrei? Incontrarti qui. Incontrarti e baciarti.
Cosa di meglio di un bacio quando ci si sente romantici e soli.
Io vorrei di quegli abbracci che sanno di braccia attorno
che stringono forte facendo scivolare lacrime e c’è freddo cane e stazione
che non regala brividi d’amore e io vorrei,
perché mi sento romantica”
(Paris, avec les mots de
I. Santacroce).

.Aurevoir Palerme.
[domani a quest'ora
fusione a Pigalle]
.Choc-Colore.
Da stupore improvviso. Da calore inaspettato.
Da cancello rugginoso scavalcato.
Tu eri lì e Io ero lì. Ti cacciavo, ma ti volevo.
Sempre più amante; sempre più complice.
.Emozioni improvvise. Che restano in mano.
E risate, tante, e alcol, non troppo. E amici mancati
di nuovo lì, come da tempi che non ricordi.
Colori lontani, angosce sopite, per un po’ (in attesa di un NO).
E balli discinti, corpi sfregati, pensieri solcati e ancora frustrati.
Sguardi ansiosi; e braccia nell’alba (un sole aranciato dai raggi speranza).
Amare la vita giorno per giorno, spremendo un presente
che non ha futuro. E’ un istinto invincibile.
...E forse mani ferite da tanto scavare troveranno oblio...

.Io.
Aspirerò nuove
boccate d’Aria.
Finché ci sarà aria
da Respirare.
...Perchè Sono
Ancora Qui...?
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"La ripetizione è l'immobilità del movimento"
(Fonagy)
Davi: Vorrei che qualcuno ci fotografasse adesso.
Demon: I pesci rossi sono come petali di rosa.
Davi: Una foto di noi così.
Demon: Vorrei petali di rosa.
Davi: Una foto fantastica.
Demon: Come petalidi rosa volteggiano volando.
Davi: Vorrei che tu e io fossimo solo una fantastica foto.
Demon: Raggiungendo le costellazioni brillano.
Davi: Solo una fantastica foto.
Demon: E poi si perdono cadendo sull'asfalto boccheggiano.
Davi: Portata via dal vento.
Demon: J.F.K. The Power of Sex. Rock'n'roll.
(I. Santacroce, Luminal)
