lunedì, 31 luglio 2006



.Giacere.
sulla metafora precaria del mio mondo:
scomoda attesa di un fluido che soffochi il dolore.

Ho negli occhi quell’odore di aghi,
di medicine amare, di promesse su flebo finite.

Nelle vene, un male inverosimile;
(forse una pena da scontare, più che un rene intasato).

Fitta al punto giusto; schiena piegata;
inutile femminilità violentata dal dolore.

E scene scarne, vita inerme, respiro stentato.

Io osservo... In realtà ne sono parte.

 

.Basta.

.Scapperò.

.Con la mia fine.

(prima o poi anche gli altri scompariranno)



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venerdì, 28 luglio 2006


Il “mare monstrum” dei miei pensieri oggi è calmo. In apparenza.
La rassegnazione ne rende quieta la superficie.

Sul fondo, PeSCi SoFfoCaNo SeNZa UrLa, oppressi da un’aura invasiva; disperati contorsionisti, si dibattono -inutilmente appassionati- prima di sparire, mentre lingue come pietre multisfaccetate accelerano una fine annunciata.

L’utopia di essere abbastanza maturi da sapersi aiutare non è mai stata così amara.

La gusto con falsa voluptas, mentre annaspo -confusa- nel mondo del grottesco: universo delirante, oscuro e violento; assurdamente crudo e realistico; vagamente lirico e surreale.

…Sorridendo fiabescamente di NeRo, viaggio alla ricerca della squallida bellezza della realtà.

Il fio della meta odora di lucida distruzione. Lo sento, intenso come il caffé appena svegli. Lo ascolto, ipnotico come un viola stridente.
E rivivo sublimi suggestioni di labbra bagnate su FeMmiNiLiTà DiSPreZzaTe, passeggiando -oscura- nel passato. [E lì, annego.]

 

 

annegata?

 

“Ora il mio viso è scomparso, vieni a guardarmi.

Un giorno avrò membra di ferro, mani d’acciaio,

diventerò una piccola fessura nell’aria.”

(I. Santacroce)



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martedì, 25 luglio 2006


alice-in-chains-nothing-saf 

“Aveva la sensazione di sedere in profondissima solitudine. Era nel mezzo d’una immensa pianura vuota, un deserto piatto, inondato di luce solare, attraverso il quale tutti i suoni gli giungevano come da infinite distanze. […]

Cadeva all’indietro, in abissi senza fondo, lontano dai topi. Era ancora fissato sicuramente alla sedia, ma era sprofondato attraverso il suolo, attraverso le pareti dell’edificio, attraverso la terra, attraverso gli oceani, attraverso l’atmosfera, nel libero spazio, nei golfi tra le stelle… sempre lontano, lontano, lontano, lontano, sempre più lontano dai topi."
(G. Orwell, 1984)

 

 

Se ne stava sprofondata sul cuscino del gatto per aderire al suo calore.

E guardava queste parole consunte dagli occhi, corpose come un vino rosso il 23 di novembre (quando alle 18:00 il buio è già pesto e il caminetto è acceso).

Ansiosa, usava i bei ricordi come valium di speranza.
Ma continuava a sentirsi
un uomo solo in uno spazio inter- planetario.
Non voleva; ma non poteva non ascoltare la muta protesta che sentiva fin nelle ossa: un sentimento istintivo che le condizioni in cui si viveva erano intollerabili:

<<Tutto quello che ho non esiste, in realtà. Io NoN SoNo Io.

Vivo, aliena, nei trionfi degli altri, nei sorrisi, nelle parole, negli occhi degli altri. Provo orgoglio per gli altri; e agitazioni, e attese, per gli altri. Forti, belle, sofferte (rubate)>>.

 

…L’ormai consueto NuLLa mi cinge i fianchi generosi davanti allo SPeCcHio in cui mi trucco con cura, per assistere –sinceramente felice- alla loro vita.

E mi mostra, allusivo, cosa vede: gocce verdi, un sorriso straniero, un’emozione non mia. Ed è tutto.

 

_________________


“Mi vorresti presente, libera dai miei sogni,
ma non sono altro che un'impalpabile emozione,
una dislessica professionista del nulla."
(I. Santacroce)

 



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lunedì, 24 luglio 2006


"Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie,
dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via.
Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo,
dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai.
Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore,
dalle ossessioni delle tue manie.
Supererò le correnti gravitazionali,
lo spazio e la luce
per non farti invecchiare.
E guarirai da tutte le malattie,
perché sei un essere speciale,
ed io, avrò cura di te."

(Franco Battiato, La Cura)


#
A me, da (e per) un forse immaginario ragazzo dall’ombra di
frigorifero-colmo-di-caramelle-sciolte-al-sole-di-agosto,
che si fa per la prima volta il nodo alla cravatta.
Caparbia, Tenace, Dolcezza.

#
“Se si amava qualcuno, lo si amava;
e quando non c’era rimasto più niente da dargli
gli si continuava a dare l’amore.”
(G. Orwell, 1984)


-la cura-



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giovedì, 20 luglio 2006


La MoRTe non è solo quella del corpo; prima viene quella dello SPiRiTo. Lo sapeva e non ne andava fiera.

E sapeva anche quanto fosse dolorosa. E quanto fosse doloroso guardare in quello specchio e vedere ossa e viscere deformate, sofferenti. Non era più lei insomma, non era quella con cui aveva convissuto per i primi 20’anni della sua vita.

E nonostante tutto, anche questa serata era passata, grazieadio. Ora bisognava sistemare queste nuove 24’ore.

...Aria rifletteva su tutto questo pensando che non sapeva per quanto ancora ce l’avrebbe fatta. Per quanto ancora una persona che NON VOLEVA ESISTERE avrebbe potuto anestetizzare la sua esistenza. Le faceva già schifo, ma non c’era altra via.

Quando non sei più te stessa, quando hai perso tutto e nulla è più in gioco, quando fai cose che ti fanno schifo, che hai sempre detto che non avresti MAI fatto... non trovi motivazioni. Né forze. Hai solo 2 pensieri:

- Quando finirà?

- Come passare il tempo che mi separa da quel momento non sentendo nulla (o almeno nulla di spiacevole)?

 

Sa bene che chi cammina su un filo teso in alto, nel vuoto, nell’aria, non troverà mai il suo accordo categorico con l'essere. Né felicità. Può solo avventurarsi nella frenetica ricerca di un RiPaRo.

Già... Non c’era nessuna concreta possibilità di evasione nella realtà delle cose; se non quella.

Si ripete -forse per ignorare la sua codardia- che la morte non è solo quella del corpo; prima viene quella dello spirito.

Si risponde da sola: «Già fatto, grazie».

 

 

_______________

 

"Il tempo umano non ruota in cerchio,
ma avanza veloce in linea retta.

E' per questo che l'uomo non può essere felice,
perchè la felicità è desiderio di ripetizione."

(M. Kundera)



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martedì, 18 luglio 2006




Inutile rifletterci.

L’amore nn esiste, non c’è altra spiegazione.

E se esiste è alieno da te, ti odia, non sai.

Sta di fatto che quello che intendi per amore è Altro_dalla_tua_Vita. 
Ti guarda e stop. Non dura mai più di un soffio.
E’ una serata, una cena; ma non è vita. Non credi lo sarà mai.

Perché dietro c’è sempre DoLoRe.

O freddezza marmorea.
O volti acuminati.
O sguardi che uccidono.
O pugnali affilati.
O bugie che trafiggono.
O parole al vetriolo.
...Per forza.
E’ che la sensazione di vivido piacere che si ha nel calpestare un amico disarmato è impagabile per alcuni…

 

<<Come fa un uomo ad affermare il suo potere su un altro uomo, Winston?>>

Winston ci pensò un po’ su. <<Facendolo soffrire>> disse infine.

<<Esattamente. Facendolo soffrire. […] Il potere consiste appunto nell’infliggere la sofferenza e la mortificazione, nel fare a pezzi i cervelli degli uomini e nel ricomporli in nuove forme e combinazioni di nostro gradimento>>.

(G. Orwell, 1984).

 

P.S.: l’assenza di cura per questo post, come la sciattezza del colore e della scrittura (l’odiata times new roman), testimonia la mia totale rassegnazione all’odio della vita verso di me.



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martedì, 18 luglio 2006


La stanchezza di questa FoLLia RaGioNaTa equivale a una lotta disperata; per conservare un granello di umanità; di dignità, almeno.

Addio, per l’ennesima volta; e non sai mai se sarà l’ultima.

[Il cuore sembrava un pezzo di ghiaccio. Uomini irrigiditi dentro se stessi].

...Se solo ci si potesse sollevare di peso, al disopra del flusso della storia... E danzare. Fino a non avere più energie, su morbide note dolciastre.

.NuDa.

Ma non di una nudità che nasconde  squallore.
Di una nudità che è pienezza, consapevolezza, amore per la vita, che si riempie con intensa passione; e per se stessi.

.DaNZa, allora.

Lasciati trasportare da emozioni primitive... in quell'espressione leggera che parte dall'anima e fluisce nelle linee del corpo.
U
n sogno lontano, da riprendere con uno sforzo cosciente.

 

*danzare*


”L'anima del filosofo veglia nella sua testa,
l'anima del poeta vola nel suo cuore,
l'anima del cantante vibra nella sua gola...
ma l'anima della danzatrice vive in tutto il suo corpo.

[...]

 

Ella danza la danza delle stelle e quella dell'universo;
poi ella danza la danza dei fiori che vorticano nel vento [...].”

(G. K. Gibran)



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venerdì, 14 luglio 2006


Stramazzato sotto i colpi asfissianti del sole di giugno

Rialzati; coraggio. Rompere le bolle che ci separano
non è troppo difficile;  è aria.
[ma ce la farai? {ma lo vuoi?}].
Inutile cercare una colpa. Accetta la persecuzione costante;
di nemico quasi genetico,
che modella sardonico
i silenzi nella terra
. E i nostri.
.NeMeSiS, d'AMoRe.

Senza speranza di fine, così. E parole come specchi.



.Dimmi di No.


[SOLITUDINEsolitudineSOLITUDINEsolitudineSOLITUDINEsolitudineSOLITUDINE
SOLITUDINEsolitudineSOLITUDINEsolitudineSOLITUDINEsolitudine
SOLITUDINEsolitudineSOLITUDINEsolitudine
SOLITUDINEsolitudine]



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mercoledì, 12 luglio 2006


*TourEiffel*



.Parigi.
Pensiero romantico e, insieme, passione.
Notti rosa in un melange di blu spiccano tra le soffici luci
degli Champs Elysées.
Ci sarò. Sarò lì a stringere una mano [piccolo sogno ascoltato].
Ma il pensiero della dolcezza nell’aria… Angoscia. 
Osservo rapita le mie ineffabili MuTaZioNi. Le tue.
Le nostre.
Mulinelli nostalgici di granelli polverosi e foglie secche d’estate.
Volti insiceri, forse. [il "Forse": la mia entità ontologica di base]. 
…Come se tutto fosse troppo meritatamente lontano da me.
…Come se, a 3 centimetri da questa effimera realtà,
tutto suonasse come falso; altro da noi, nella sua più intrinseca
essenza romantica.


“Gli parve come se stesse vagando
per le foreste nel fondo del mare,
perduto in un mondo mostruoso
nel quale lui stesso era il mostro.
Era solo.
Il passato era morto, il futuro
era inimmaginabile.”
(G. Orwell, 1984).
 


.Avrò Parigi.
.Stop (pensieri).



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lunedì, 10 luglio 2006


  "IO STO BENE... IO STO MALE...

IO NN SO COME STARE"

(G. L. Ferretti).

 

Il mio sguardo cieco vaga -incessantemente dubbioso- tra i meandri

di un presente a brandelli.

 

Forse è vero: sono solo un MiSTiCo dell’InTeRNo.

O, più semplicemente, l’infinito vortice del "solito" mi ha devastato.

E’ il “SoLiTo MaLe”, tra la polvere e l'altare;

(credo) spoglio di ogni rassicurante, luccicoso, futuro.

 

[Apparentemente suicidi, non ci era esente un tratto di follia.

Che ci avrebbe segnato per sempre.]

 

 

Perché non mi Stringi la Mano?

 

incontro  

Condotto da fragili desideri
tra puro movimento e moto
con sospetti

automatiche simpatie

[...].

Trafitto sono,
trapassato dal futuro.

Cerco una persona

che mi sia di cuscino

[cerco una persona].

Fragili desideri,
fragili desideri
a volte indispensabili
a volte no.

 

(G. L. Ferretti)



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